Perché non parlo di giustizia
di Michele Serra , di Michele SerraPer scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Carissimo Serra, ho la fastidiosissima sensazione che sia lei che il suo giornale stiate minimizzando gli effetti pericolosi e deleteri della riforma Cartabia sulla giustizia. Ma a noi lettori attenti non è sfuggito il lungo elenco di personalità di spicco della magistratura che stanno mettendo in luce tutte le gravi lacune di questa riforma: da Nicola Gratteri a Federico Cafiero de Raho, a Nino Di Matteo. Ed ora sembra esserci la bocciatura anche del Csm. Serve a poco pubblicare pareri favorevoli alla riforma espressi da persone molto lontane dall’esperienza e dalla competenza dei succitati personaggi ed istituzioni: un finto bilanciamento che finisce solo per disorientare i lettori più superficiali. Mi perdoni, ma mi è sfuggita anche la sua personale opinione sulla questione.
Tiziano Peres (Verona)
…Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Carissimo Serra, ho la fastidiosissima sensazione che sia lei che il suo giornale stiate minimizzando gli effetti pericolosi e deleteri della riforma Cartabia sulla giustizia. Ma a noi lettori attenti non è sfuggito il lungo elenco di personalità di spicco della magistratura che stanno mettendo in luce tutte le gravi lacune di questa riforma: da Nicola Gratteri a Federico Cafiero de Raho, a Nino Di Matteo. Ed ora sembra esserci la bocciatura anche del Csm. Serve a poco pubblicare pareri favorevoli alla riforma espressi da persone molto lontane dall’esperienza e dalla competenza dei succitati personaggi ed istituzioni: un finto bilanciamento che finisce solo per disorientare i lettori più superficiali. Mi perdoni, ma mi è sfuggita anche la sua personale opinione sulla questione.
Tiziano Peres (Verona)
Caro Peres, ha ragione, non mi sono espresso. Ma non perché mi siano sfuggite le gravi parole di allarme pronunciate da persone che vivono in prima linea sul fronte della legalità, a partire da Gratteri e Cafiero De Raho. Parole che ho letto sul mio giornale, perché se è vero che l’impostazione “draghiana” e filogovernativa di Repubblica è esplicita, c’è largo spazio anche per opinioni difformi (comprese, a volte, le mie). E ci mancherebbe, viste le tradizioni di dibattito di questo gruppo editoriale. Non mi sono espresso prima di tutto perché esiste una forte componente tecnica, nella questione giudiziaria, che merita di essere trattata da chi la conosce assai meglio di me: magistrati, avvocati, e quei giornalisti e quei politici che hanno dedicato tempo e intelligenza alla macchina giudiziaria. Preferisco leggere loro che dire io qualcosa di goffo o di impreciso.
C’è poi una altrettanto forte componente etico-politica, e quella riguarda tutti. Riassumendo, molto schematicamente, in una domanda: è più grave che i processi siano interminabili, lasciando senza giustizia le vittime e senza pena i colpevoli, o che siano cancellati, lasciando senza giustizia le vittime e senza pena i colpevoli? L’esito è identico: niente giustizia. La sola vera alternativa sarebbe dunque che i processi, specie quelli per i reati più gravi, fossero portati a compimento in tempi brevi, o almeno accettabili. E questo ci rimanda ai gravi problemi (tecnico-economici) della macchina giudiziaria.
Come farla funzionare meglio, io ovviamente non lo so: ed è proprio per questo che non sputo sentenze. So, però, che il partito degli impuniti (che punta, non da oggi, sulla prescrizione) e il partito dei giustizialisti (che punta, non da oggi, sulla imputabilità a oltranza di tutto e di tutti) sono molto forti, e non favoriscono una discussione serena. Non so se, nei giorni trascorsi da quando scrivo queste righe a quando le leggerete, governo e Parlamento avranno fatto passi avanti. Certo non mi sento in colpa per non avere, sulla riforma Cartabia, una opinione così forte, e così interessante, da poterla esprimere. Sono stato sbeffeggiato da pasdaran di entrambi i fronti, per questo: ma francamente me ne infischio. Preferisco essere silenzioso piuttosto che parlare a vanvera, come già fanno in parecchi.
Sul Venerdì del 30 luglio 2021