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Osteopatia: terapia e polemiche

(Getty Images) 
È stata inserita da poco tra le professioni sanitarie, ma non ha ancora un percorso di studi universitari, né ci sono prove scientifiche sull’efficacia. Ma cos’è? E funziona? Inchiesta
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"Come un colpo di sole l'intera verità albeggiò nella mia mente" e quindi "ho innalzato al vento la bandiera dell'Osteopatia". È il giugno del 1874: il dottor Andrew Taylor Still descrive l'epifania che lo ha portato a fondare una nuova pratica decisamente alternativa alla medicina, basata sulla manipolazione dell'apparato osteoarticolare. Quasi centocinquant'anni dopo, il 24 giugno scorso, il tweet del ministro della Salute Roberto Speranza segna un'altra svolta: l'istituzionalizzazione. "Si completa, con il Cdm di oggi, il percorso del Governo per istituire la professione sanitaria dell'osteopata. È un momento importante per tanti professionisti e per quei cittadini che hanno bisogno delle loro prestazioni". Da "verità che albeggia nella mente" a "professione sanitaria" con timbro ministeriale: come ci siamo arrivati?

"Come un colpo di sole l'intera verità albeggiò nella mia mente" e quindi "ho innalzato al vento la bandiera dell'Osteopatia". È il giugno del 1874: il dottor Andrew Taylor Still descrive l'epifania che lo ha portato a fondare una nuova pratica decisamente alternativa alla medicina, basata sulla manipolazione dell'apparato osteoarticolare. Quasi centocinquant'anni dopo, il 24 giugno scorso, il tweet del ministro della Salute Roberto Speranza segna un'altra svolta: l'istituzionalizzazione. "Si completa, con il Cdm di oggi, il percorso del Governo per istituire la professione sanitaria dell'osteopata. È un momento importante per tanti professionisti e per quei cittadini che hanno bisogno delle loro prestazioni". Da "verità che albeggia nella mente" a "professione sanitaria" con timbro ministeriale: come ci siamo arrivati?

Quella di Still è una classica storia ottocentesca, di tre bambini che muoiono di meningite in una settimana e di una quarta uccisa da una polmonite pochi giorni dopo. C'è un padre distrutto dal dolore che è anche un medico deluso dalle possibilità terapeutiche della scienza del tempo. E quindi se ne allontana e va in cerca di nuove strade per la cura delle malattie, sposando nuove forme di spiritualità. Oggi, in Italia, sono dodicimila gli osteopati che praticano manipolazioni più o meno vigorose, stretching e massaggi a livello di vertebre, cranio e visceri, dichiarando lo scopo di aiutare il corpo a "riequilibrarsi" attraverso l'allentamento di tensioni, traumi e stress. Alcuni di loro provengono dalla medicina o dalla fisioterapia, talvolta sono riuniti in associazioni, accademie, istituti, scuole, che seguono diverse tecniche variamente classificate (generalmente: strutturali, fasciali, viscerali, craniali) e in maggior parte (ma non tutti) sono raccolti nel Registro degli Osteopati (Roi). In prima battuta, dunque, il riconoscimento servirebbe proprio a ridefinire la disciplina e a fare ordine.

Una lunga strada

La presidente del Roi Paola Sciomachen si dice infatti soddisfatta: "Il decreto sul riordino delle professioni sanitarie ha iniziato il percorso nel 2013, ha seguito il consueto iter attraverso le Camere e nel 2018 il Parlamento lo ha approvato come legge 3/2018. Mancava il primo dei decreti attuativi, primo passo verso la completa istituzione della professione. Finalmente è arrivato e siamo ora in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tutti i passaggi hanno avuto tempi lunghi che, pur riconoscendo la complessità della macchina normativa, hanno sospeso la categoria in un limbo".

Ma c'è anche un altro limbo, o quantomeno un'ambiguità, e riguarda le definizioni. Perché parlare di "professione sanitaria" può indurre a pensare che l'osteopatia sia una specializzazione della medicina che si studia all'università. Invece in Italia non è così. Qui si può diventare osteopati dopo aver seguito un corso privato di qualche mese. Chi ha aperto il proprio ambulatorio così, da adesso, sarà un "professionista sanitario"? Ecco le prime critiche, come quelle che il ginecologo Salvo di Grazia, anche saggista e blogger (in rete è Medbunker, www.medbunker.it), ha espresso ovunque abbia potuto.

Carrozziere in camice

"Avevo un carrozziere simpaticissimo" racconta "un giorno lo incontro e mi dice "dottore, domani lascio la carrozzeria e apro un ambulatorio come lei!"". Aveva seguito un corso di osteopatia online e dopo sei mesi era andato a Roma a sostenere un esame, uno solo: "Adesso ha anche lui il suo camice bianco, il suo studio, la sua clientela che magari lo chiama "dottore"". La cosa mette in imbarazzo gli osteopati più in vista, come Carmine Castagna, che dirige l'Istituto Superiore di Osteopatia: "Prendiamo atto che ci sono ancora molte cose da risolvere e che c'è un certo Far West. Però molti di noi lavorano in modo serio e il riconoscimento era necessario. La mia scuola è quinquennale e ha l'accreditamento della Buckinghamshire New University: in Gran Bretagna infatti, come in altri Paesi, c'è un percorso universitario specifico". E in effetti il comunicato stampa del Consiglio dei Ministri nelle sue ultime righe parla di una futura determinazione dei criteri per cui si considererà un titolo di "osteopata" attuale equipollente a una laurea, e della futura determinazione di una laurea vera e propria. Cioè recita: "Inoltre, si rimandano a un successivo accordo da stipularsi in conferenza Stato-Regioni la determinazione dei criteri di valutazione dell'esperienza professionale, nonché i criteri per il riconoscimento dell'equipollenza dei titoli pregressi alla istituenda laurea in osteopatia".

Ma proprio il confronto con la Gran Bretagna introduce al principale dei problemi: è vero che là esistono percorsi universitari. Però l'Nhs (il sistema sanitario nazionale) nelle sue pagine informative dice più volte che "l'uso dell'osteopatia non è basato su prove scientifiche". Aggiunge che "qualche osteopata sostiene di poter curare condizioni non direttamente correlate all'apparato muscolo-scheletrico (mal di testa, emicrania, dolori mestruali, disturbi digestivi, pianti eccessivi del neonato o coliche) ma non ci sono prove che l'osteopatia possa trattare questi problemi".

Quindi: è medicina o no? Cioè: sappiamo in che misura, su che cosa, e soprattutto perché eventualmente funzioni? Per Di Grazia no: "Sono solo massaggi profondi, che possono dare un certo benessere come tutti i massaggi". Per gli osteopati, invece, sì. O meglio: concentriamoci sul fatto che "funziona". Secondo Castagna "le polemiche sono poco costruttive perché non c'è solo l'evidenza scientifica, ci sono anche la clinica e il bisogno del paziente. In Italia esistiamo da quarant'anni e più di dieci milioni di italiani si sono rivolti con soddisfazione ai nostri ambulatori". Aggiunge Paola Sciomachen: "Negli ultimi dieci anni c'è stato un forte incremento della ricerca osteopatica con risultati incoraggianti in condizioni come la cefalea miotensiva e il reflusso nei neonati. Questo perché gli osteopati con la palpazione attraverso il sistema muscolo scheletrico intervengono su tessuti e strutture collegati". L'idea, cardine dell'osteopatia, non ha riscontri nella scienza medica moderna. Ma entrambi precisano che proprio il riconoscimento della professione permetterà di spiegarsi meglio e di pubblicare sulle riviste scientifiche. Nel frattempo: in Italia a parlare di diagnosi e terapie possono essere solo medici abilitati, sennò è reato di esercizio abusivo della professione medica. E poi in letteratura scientifica si trovano descritti casi di danni gravi da osteopatia soprattutto sui nervi e sui vasi sanguigni del collo e della testa dei pazienti adulti e, attenzione, dei neonati. Ma gli osteopati fanno notare l'esiguità dei numeri.

Primi passi

"Mi sono avvicinata all'osteopatia più di trent'anni fa, dopo la formazione in altra professione sanitaria" continua Sciomachen. "Mi ha colpito l'approccio al paziente come persona, con l'obiettivo di facilitare una relazione più fisiologica fra i vari sistemi che regolano l'omeostasi per reagire al cambiamento o adattarsi al meglio alle diverse condizioni cliniche". Mentre Castagna racconta: "Mio padre era osteopata, a 14 anni mi ha trattato per un problema sportivo. Lì mi sono detto: o faccio il medico o l'osteopata. Poi non ho passato il test a medicina e allora ho cominciato il corso da osteopata. Ma mi sono appassionato, sono rimasto lì e ho completato la formazione nel Regno Unito e negli Usa. Dal 2010 sono orgoglioso di dirigere l'istituto in cui ho studiato".

Sul Venerdì del 30 luglio 2021