✕

Come resistere all'odio

Una scena di "The Mauritanian" di Kevin MacDonald, con Tahar Rahim e Jodie Foster  
PSYCHO A vent'anni dalle Torre gemelle il film di Kevin MacDonald ("The Mauritanian") ripercorre la storia di Mohamedou Slahi, prigioniero, senza capi d'accusa dal 2002 al 2016, a Guantanamo
1 minuti di lettura

Tra un mese cade il ventennale dell'attacco alle Torri gemelle. Con un film piatto che sa essere intenso  (per la bravura di Jodie Foster e Tahar Rahim), il regista Kevin MacDonald lo celebra a rovescio con una storia, vera, dove gli americani non sono vittime, ma carnefici. Parlo di The Mauritanian, su Amazon Prime, tratto da Guantanamo Diary, il memoir-bestseller del cittadino mauritano Mohamedou Slahi, prigioniero, senza capi d'accusa, dal 2002 al 2016 nel campo americano a Cuba. Uscirà grazie all'avvocatessa Nancy Hollander, che decide, pro bono, di combattere la sua battaglia per la giustizia. La falsa confessione di Slahi era stata estorta con la tortura: botte, waterboarding, privazione del sonno, umiliazioni sessuali, detenzione in celle ghiacciate.

Tra un mese cade il ventennale dell'attacco alle Torri gemelle. Con un film piatto che sa essere intenso  (per la bravura di Jodie Foster e Tahar Rahim), il regista Kevin MacDonald lo celebra a rovescio con una storia, vera, dove gli americani non sono vittime, ma carnefici. Parlo di The Mauritanian, su Amazon Prime, tratto da Guantanamo Diary, il memoir-bestseller del cittadino mauritano Mohamedou Slahi, prigioniero, senza capi d'accusa, dal 2002 al 2016 nel campo americano a Cuba. Uscirà grazie all'avvocatessa Nancy Hollander, che decide, pro bono, di combattere la sua battaglia per la giustizia. La falsa confessione di Slahi era stata estorta con la tortura: botte, waterboarding, privazione del sonno, umiliazioni sessuali, detenzione in celle ghiacciate.

La Convenzione  di Ginevra? Stracciata. Come altri internati a Guantanamo (neppure Obama ha saputo chiudere quell'avamposto della vendetta), Slahi è stato rapito e per 14 anni privato dei diritti umani. Eppure, una volta a casa sa ancora sorridere, ringraziare, persino cantare Bob Dylan. Cosa governa la resistenza umana? Perché, di fronte  agli stessi soprusi, il suo amico marsigliese (che è solo una voce: niente nomi né volti a Guantanamo)  si toglie la vita, e lui resiste? Non ho risposte, ma l'incontro di quattro ipotesi: fede, scrittura, consapevolezza, accettazione. Come Etty Hillesum, Slahi sa che riuscire a "non odiare" il nemico,  del quale conosce e riconosce tutto l'orrore, è un passaggio fondamentale. Come lei, anche Slahi si rivolge a Dio come a un Tu dentro di sé: "Non posso prometterti niente, ma cercherò  di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me. Se non puoi farlo tu, saremo noi ad aiutare te, difendendo fino alla fine l'ultimo pezzetto di te che abita in noi". È l'apoteosi mistica dell'oggetto buono:  interiorizzato, consustanziale, salvifico.

Sul Venerdì del 6 agosto 2021