Quello degli effetti collaterali del Covid è un Tetris sempre sorprendente. Da una parte, per dire, il lockdown ha decimato il traffico. Quindi le startup per cercare parcheggio hanno sofferto le pene dell'inferno. Però il post-lockdown ha incentivato, e di molto, l'uso delle auto private a scapito dei mezzi pubblici, o anche solo delle auto da condividere alla Uber o simili. Quindi le app per cercare parcheggia gongolano. È tutto, sempre, maledettamente più complesso di quanto possa sembrare a prima vista. Dopo questa premessa entriamo nel merito. I principali protagonisti di questo nuovo mercato sono tre: SpotHero, Flashparking e SpotAngels. La prima ha visto sprofondare gli affari del 90% ad aprile 2020 rispetto a due mesi prima e ha dovuto licenziare metà dei dipendenti. Ma adesso, negli Stati Uniti dove misurano tutto, a giugno nelle grandi città il traffico ha raggiunto livelli pre-pandemici. E SpotHero, dopo dieci anni in rosso, è diventata per la prima volta profittevole grazie all'aumento degli acquisti di auto dovuti proprio alla volontà di evitare bus e treni. SpotAngels che, un po' come Waze con le segnalazioni degli automobilisti su autovelox e incidenti, impiega i propri utenti per creare mappe di posti liberi, ha visto triplicare i propri incassi dagli sprofondi di febbraio 2020 al maggio 2021. Prima della pandemia, ha spiegato Eran Ben-Joseph, autore di ReThinking a Lot: The Design and Culture of Parking, la crescita di piattaforme come Uber aveva ridotto il bisogno di parcheggi, tant'è che molti avevano ripensato parte dei propri spazi come centri di distribuzione per la consegna dei pacchi. Adesso SpotHero, che guadagna proprio prendendo una fetta delle tariffe dei parcheggi dove trova posto, si è aggiudicata un finanziamento da 120 milioni di euro. E fa affari rimediando anche spazi per i corrieri che hanno bisogno di un posto dove fermarsi un attimo e magari ricaricare i mezzi elettrici.
Dalla newsletter Finalmente è Venerdi del 6 agosto