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Tra amici, gli scimpanzé si stringono la mano

Un gruppo di scimpanzé nella riserva di Chimfunshi, nello Zambia 
Piccoli imparano il gesto dalle madri e ogni gruppo ha un suo stile, che resta stabile nel tempo. Uno studio analizza questo comportamento sociale. E i suoi significati
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Anche gli scimpanzé si stringono la mano. A modo loro però, e non per fare presentazioni. Quando si puliscono il pelo reciprocamente (grooming), a volte siedono faccia a faccia, alzano un braccio prendendosi la mano e con l'altra si "spulciano". Furono i ricercatori Caroline Tutin e William McGrew a osservare per primi questo handclasp in un gruppo di scimpanzé delle Mahale Mountains in Tanzania, nel 1978. Da allora questa "stretta di mano" è stata osservata in altri gruppi e i primatologi hanno iniziato a chiedersi perché solo alcuni la usino. Dopo anni trascorsi a studiare scimpanzé semi-selvatici nel Chimfunshi Wildlife Orphanage Trust nello Zambia, Edwin van Leeuwen, oggi ricercatore all'Università di Anversa in Belgio, si è fatto un'idea precisa.

Un fenomeno culturale

"È un costume sociale, uno dei pochi e meglio documentati nella specie" ci ha spiegato. "In genere i pi…

Anche gli scimpanzé si stringono la mano. A modo loro però, e non per fare presentazioni. Quando si puliscono il pelo reciprocamente (grooming), a volte siedono faccia a faccia, alzano un braccio prendendosi la mano e con l'altra si "spulciano". Furono i ricercatori Caroline Tutin e William McGrew a osservare per primi questo handclasp in un gruppo di scimpanzé delle Mahale Mountains in Tanzania, nel 1978. Da allora questa "stretta di mano" è stata osservata in altri gruppi e i primatologi hanno iniziato a chiedersi perché solo alcuni la usino. Dopo anni trascorsi a studiare scimpanzé semi-selvatici nel Chimfunshi Wildlife Orphanage Trust nello Zambia, Edwin van Leeuwen, oggi ricercatore all'Università di Anversa in Belgio, si è fatto un'idea precisa.

Un fenomeno culturale

"È un costume sociale, uno dei pochi e meglio documentati nella specie" ci ha spiegato. "In genere i piccoli scimpanzé imparano a "stringere la mano" dalle madri, ma in seguito il loro modo di farlo è influenzato dagli  amici: c'è chi unisce i palmi o chi invece attorciglia i polsi o gli avambracci". Ogni gruppo ha il suo stile, che rimane stabile nel tempo. Leeuwen lo ha scoperto in dodici anni di osservazioni, dal 2007 al 2019, nel Chimfunshi: la composizione dei gruppi è cambiata nel tempo, scrive in un articolo su Biology Letters, ma il loro modo di stringersi le mani è rimasto uguale. E la stabilità di un comportamento negli anni è una caratteristica dei fenomeni culturali. "Ancora non è chiaro a cosa serva. Le coppie che fanno handclasp hanno più possibilità di tornare a spulciarsi a vicenda, quindi può essere un modo per convincere il partner a restituire il favore del grooming. Per il primatologo Frans de Waal si tratta invece di una dimostrazione d'affetto quando ci si rincontra dopo una lunga separazione. Ma non è escluso possa servire a sondare le intenzioni del compagno: se accetta la stretta di mano significa che vuole rafforzare l'amicizia". In tutti i casi ci sono di mezzo i legami sociali, che nella specie sono importantissimi, tanto da favorire comportamenti altruistici.

La fontanella della concordia

Gli scimpanzé aiutano il prossimo anche se non gliene viene nulla in cambio, sono cioè animali pro-sociali come noi.  Sino a qualche mese questa affermazione avrebbe fatto storcere il naso a molti, ma una fontanella ha spazzato via i dubbi. Ecco l'esperimento ideato da un gruppo di ricercatori (tra loro c'è anche Leeuwen e lo studio è stato pubblicato su Science Advances): nel recinto degli scimpanzé è stata montata una fontanella da cui usciva succo di frutta a patto di schiacciare un bottone, che però era lontano. Così chi lo premeva rimaneva a bocca asciutta, ma dava da bere agli altri. Gli scimpanzé si sono rivelati altruisti, soprattutto quelli dei gruppi più pacifici, con poche tensioni sociali interne. "Questo studio, come altri, prova che gli scimpanzé non sono tutti uguali, socialmente parlando, e che il clima sociale in cui crescono, determinato anche dalla personalità dei singoli, influenza il loro modo di vivere. Le differenze culturali nella specie meritano di essere considerate seriamente come quelle umane" conclude Leeuwen.

Sempre più vulnerabili

Mentre gli studi confermano quindi sempre di più la somiglianza tra uomini e scimpanzé, l'habitat di questi primati si sta via via riducendo in maniera preoccupante. Andando avanti così, entro il 2050 inquinamento e sfruttamento del suolo potrebbero mangiarsi quasi il 95 per cento delle terre di scimpanzé, bonobo e gorilla,  o almeno l'85 per cento nella previsione più ottimistica. "Le grandi scimmie africane sono tra i mammiferi più vulnerabili al mondo" ha detto la primatologa della Liverpool John Moores University Joana Carvalho commentando lo studio a cui ha partecipato, pubblicato sulla rivista Diversity and Distribution. È vero anche che il cambiamento climatico potrebbe creare nuovi habitat, ma non è detto che le grandi scimmie riescano a sfruttarli: non sono abituate a spostarsi e lo stress del trasloco nuocerebbe ai loro già lenti ritmi riproduttivi. "Potrebbero volerci da centinaia a migliaia di anni prima che riescano a occupare stabilmente nuovi territori" continua Carvalho. Meglio concentrarsi allora sulla tutela delle aree protette esistenti e frenare il consumo del suolo, visto anche che oltre l'80 per cento dei 52 mila scimpanzé vive fuori da parchi e riserve.

Che cosa fare negli zoo

Quanto alle scimmie antropomorfe  in cattività, il Jane Goodall Institute Italia - che lotta per i diritti degli animali e gestisce progetti di educazione e cooperazione - ha inviato ai ministeri della Transizione ecologica, della Salute e delle Politiche agricole, alimentari e forestali una proposta per tutelarle. Recinzioni sufficientemente spaziose, stimoli per tenerle occupate, gruppi sociali il più possibile simili a quelli naturali sono alcuni dei requisiti necessari per assicurare benessere fisico e psicologico a scimpanzé, bonobo, gorilla e orango negli zoo. "Se accettiamo di non essere i soli a possedere personalità e la capacità di ragionare e  provare e manifestare sentimenti ed emozioni, riusciremo ad avere un maggiore rispetto verso gli scimpanzé e gli altri animali, specialmente se tenuti in cattività" ha detto la primatologa inglese Jane Goodall, la prima a documentare, negli anni Sessanta, l'uso di strumenti da parte degli scimpanzé. E a svelare così abilità che ancora oggi non conosciamo appieno, e continuano a stupirci.

Sul Venerdì del 6 agosto 2021