Il serial killer Marcel Barbeault, che si salvò grazie a Mitterrand
di Marco Cicala , di Marco CicalaFrançois Mitterrand sarà stato pure pieno di difetti, ma se l'uomo che per ora chiameremo Monsieur X ha ancora, letteralmente, la testa sulle spalle lo deve a lui. Per scoprire perché bisogna ripartire dall'inverno 1969.
Il 10 gennaio, una vedova di 46 anni, Thérèse Adam, si presenta sconvolta al commissariato di Nogent-sur-Oise, sessanta chilometri a nord di Parigi. Ai poliziotti annuncia: "Avete davanti una morta che cammina". Da giorni la donna si sente spiata, pedinata. Dice che hanno provato a entrarle nell'appartamento forzando le persiane. Gli agenti prendono nota. Ma pensano che la signora sia suggestionata da quanto accaduto qualche sera prima: mentre cucinava, una vicina è rimasta ferita alla spalla da un colpo di fucile. Le hanno sparato dal giardino. La vedova Adam confessa a un'amica: "Ho consultato una veggente. Mi ha detto: 'Attenta, anche tu hai la morte alle costole!'". Terrorizzata…
François Mitterrand sarà stato pure pieno di difetti, ma se l'uomo che per ora chiameremo Monsieur X ha ancora, letteralmente, la testa sulle spalle lo deve a lui. Per scoprire perché bisogna ripartire dall'inverno 1969.
Il 10 gennaio, una vedova di 46 anni, Thérèse Adam, si presenta sconvolta al commissariato di Nogent-sur-Oise, sessanta chilometri a nord di Parigi. Ai poliziotti annuncia: "Avete davanti una morta che cammina". Da giorni la donna si sente spiata, pedinata. Dice che hanno provato a entrarle nell'appartamento forzando le persiane. Gli agenti prendono nota. Ma pensano che la signora sia suggestionata da quanto accaduto qualche sera prima: mentre cucinava, una vicina è rimasta ferita alla spalla da un colpo di fucile. Le hanno sparato dal giardino. La vedova Adam confessa a un'amica: "Ho consultato una veggente. Mi ha detto: 'Attenta, anche tu hai la morte alle costole!'". Terrorizzata, Madame dorme con un tirapugni, un manganello, un rosario e un libro di preghiere sul letto. Il 23 gennaio il suo cadavere viene ritrovato accanto ai binari della ferrovia. Thérèse Adam è inginocchiata, svestita fino al seno, ha nella testa una pallottola 22 long rifle. Stesso calibro di quella che per poco non accoppava la vicina. Le scie di sangue per terra fanno pensare che la vedova sia stata stordita nel garage di casa, poi trascinata fino ai binari e finita con una fucilata. È successo verso le sette di sera. Nessuno ha visto né sentito niente. Nell'appartamento della donna non manca nulla. Salvo la borsetta. Di carabine caricate a 22 long rifle ne circolano parecchie nei paraggi. "Le usano perfino i ragazzini per sparare ai topi" dicono i poliziotti. Quella dell'arma non è una buona pista. Ma dieci mesi dopo succede qualcos'altro.
"Due occhi da gatto"
La sera del 16 novembre Suzanne Mérienne e la figlia Micheline stanno rincasando quando vengono assalite in giardino da un uomo mascherato. La ragazza riesce a scappare, chiama aiuto. I soccorritori trovano la madre agonizzante in una pozza di sangue, con un colpo in testa. Morirà in ospedale. Micheline, 17 anni, descrive l'aggressore: un tipo alto, ben piantato, portava un cappellaccio, un lungo impermeabile, un foulard sulla faccia, e aveva "due occhi da gatto". L'identikit fa il giro della Francia. Ma è approssimativo, caricaturale, sembra l'uomo nero delle favole. Per le indagini sarà più utile un altro indizio: la sacca da uomo, in tessuto scozzese, raccolta nel giardino. Contiene corde, un portamonete con pallottole 22 long rifle avvolte in un foglio di giornale, e una tovaglietta del tipo di quelle che gli operai usano per il casse-croûte, il boccone della pausa pranzo. Si dovrà dunque investigare nelle fabbriche? Bella impresa: intorno a Nogent - allora 15 mila abitanti - ci sono 14 stabilimenti che impiegano migliaia di persone. È una regione proletaria, dove l'autunno arriva presto, e gli inverni sono lunghi, scuri di pioggia, fuliggine, fango.
Per superare lo sconforto da ago nel pagliaio, gli inquirenti hanno un'idea: "sacca scozzese" e contenuto saranno esposti in municipio affinché i cittadini possano eventualmente collegarli a un proprietario. A centinaia fanno la fila davanti ai reperti. Osservando la tovaglietta, un tizio sussurra al collega: "Non assomiglia a quella del "Grosso"?". L'altro si stringe nelle spalle. Pure fosse, nessuno dei due direbbe niente. Perché non ci tengono a dare in pasto agli sbirri uno che potrebbe essere innocente. E poi per una forma di solidarietà operaia che tresca con l'omertà.
Siccome agisce col buio, la stampa battezza Monsieur X "L'assassino dell'ombra". Da Parigi, i giornalisti invadono Nogent. Alloggiano nell'unico albergo, L'Hostellerie des Trois Rois, dove peraltro si mangia pure bene. "Lo gestiva mia madre. Io dettavo i pezzi al telefono, dal bancone del bar" ridacchia Alain Hamon. All'epoca era un apprendista, un "corrispondente locale" di appena 17 anni. Si spostava su un Solex, o in Vespa. Oggi è un pensionato con una robusta esperienza di "nera" alle spalle, e tra i pochi a ricordare quella vicenda nei dettagli più minuti. L'ha ripercorsa in due libri, l'ultimo si intitola Bonjour, on vient pour l'affaire... "Buongiorno, siamo qui per la faccenda..." era - ed è - la frase ricorrente dei cronisti quando si presentano in casa di qualcuno per strappare informazioni su un fattaccio.
"Fu presto chiaro" mi racconta oggi Hamon, "che ci trovavamo davanti a una storia criminale del tutto nuova. In Francia, 'L'assassino dell'ombra' fu il primo serial killer 'all'americana'". Perché? "Innanzitutto uccideva con un'arma da fuoco, cosa inedita a quei tempi. E poi seguiva sempre lo stesso rituale: spogliava le vittime ma senza stuprarle. Tutt'al più ne penetrava sbrigativamente il sesso con un attrezzo da lavoro, o forse con la punta del fucile. Agiva in un'area d'una decina di chilometri quadrati. Di preferenza in autunno o inverno, quando il buio scende presto".
Il mistero del camposanto
A Nogent-sur - Oise e dintorni è ormai psicosi. Di sera i negozi si svuotano, la gente vuol essere riaccompagnata a domicilio dalla polizia. Ci si barrica armati in casa. Si sospetta di tutti: il familiare, l'amico, il collega, il vicino. In commissariato piovono allarmi, segnalazioni, messaggi anonimi. Il 9 gennaio del '70, sempre lungo la strada ferrata, viene scoperto il cadavere di un uomo che assomiglia al killer. Corre voce che si sia buttato sotto un treno perché la moglie l'aveva riconosciuto e si preparava a denunciarlo. Di lui si sa poco, però il terrore della comunità comincia a sgonfiarsi. Per due anni in paese non accade più nulla. Ma, il 6 febbraio del'72, Annick Delisle, 29 anni, è ritrovata morta dal marito nei pressi di casa. Anche lei è stata denudata. La sua borsetta sarà recuperata priva di portafoglio. Però non c'è traccia di spari: l'hanno uccisa a sprangate. L'omicidio sembra diverso dai precedenti. E le indagini si arenano. Fino al 23 maggio 1973.
All'alba d'una mattina di primavera, un guardiacaccia inciampa nel corpo di una giovane vicino al cimitero di Laigneville. In un'auto poco distante c'è il cadavere di un ragazzo. Si chiamavano Mauricette Van Hyfte, 23 anni, ed Eugène Stéphan, 24. Li hanno ammazzati con un'arma da fuoco. La notte precedente, s'erano appartati in macchina dalle parti del camposanto. Ma secondo gli investigatori il duplice omicidio non è da ricondursi al "Tueur de l'ombre". Perché è avvenuto "fuori stagione". E perché per la prima volta è stato ucciso anche un uomo. Si segue la pista "passionale". Che non approderà da nessuna parte. L'inchiesta torna ad appisolarsi. Per poi risvegliarsi di colpo.
La sera dell'8 gennaio '74 un'impiegata di banca, Josette Routier, torna a casa, un bilocale al piano terra, quando avverte una presenza dietro le tende del salotto. Partono spari. Nessuno li sente. Sono soffocati dal silenziatore. Il cadavere sarà scoperto dai vicini tre giorni dopo. Inginocchiato e mezzo nudo. Stavolta Monsieur X ha rotto il vetro della finestra e s'è appostato nell'appartamento della vittima in attesa. Nel giardino c'è l'impronta di uno stivale taglia 42, nient'altro. A Nogent riparte la psicosi. Le donne si autorganizzano. Si muovono in gruppo per portare i figli a scuola, andare e tornare dal lavoro, fare la spesa. Il killer le preferisce brune? Loro si tingono i capelli di biondo.
"Rimettiamoci nel contesto sociologico del tempo" dice Hamon. "L'assassino inizia a colpire negli anni del dopo '68. Le donne non stanno più in casa a cucinare o a pulire il culetto del bebè. Lavorano, spostandosi in auto, treno, bus. Stanno via tutto il giorno e rientrano la sera. Insomma, si espongono molto più che in precedenza. Anche in provincia. Oggi Nogent è inglobata nella grande banlieue parigina, ma all'epoca era provincia".
Nel mirino di Monsieur X ci sono proprio quelle donne che allora si definivano "emancipate". Il killer le segue, ne studia abitudini, orari, movimenti. Poi si piazza in agguato. Prima di ucciderle le tramortisce o ferisce. Ne trascina il corpo al sicuro. Dopodiché le denuda, si sollazza con le loro parti intime e quindi scompare portandosi via la borsetta. A sequenziare il metodo dell'assassino sarà un giovane ispettore, Daniel Neveu. Gli affidano l'inchiesta nel '74. E lui che fa? Da bravo detective la smonta tutta, e di buzzo buono si mette a ricostruirla daccapo. Mentre è all'opera, sparano a Julia Goncalves, 29 anni. Una mattina, la ragazza viene trovata morta nei giardini vicino alla stazione. Stava per prendere il primo treno dei pendolari. È seminuda. Mancano l'orologio e il portafoglio. "Hanno scritto che sarei stato il primo ad analizzare con precisione il modus operandi di un serial killer moderno. Ma non dia retta: ho utilizzato solo il buon senso" minimizza al telefono da Tolosa l'ex ispettore Neveu. "Più aumentavano i delitti e più mi convincevo che ci fosse dietro un'unica mano. Così centralizzai l'inchiesta, che fino ad allora era stata spezzettata tra questo e quel commissariato della zona". Ma il trentaduenne Neveu incarna anche una nuova cultura investigativa: "A quei tempi si pensava ancora che i crimini a sfondo sessuale fossero esclusivamente opera di gente istruita: notabili, borghesi... E che nelle classi meno abbienti ci si spingesse a delinquere solo per denaro. In quell'affaire c'erano però entrambi gli elementi: sesso e denaro".
Già, il denaro. Appena arrivato, l'ispettore riflette su un particolare che fin dai primi omicidi era sotto gli occhi di tutti, ma al quale non è mai stata data importanza: oltre ad ammazzare, Monsieur X deruba le sue vittime. È un killer-ladro. Neveu si fa dunque portare sulla scrivania i fascicoli degli ultimi anni riguardanti furti, effrazioni, rapine. Ma tra le centinaia di nomi non ce n'è uno che gli fornisca un aggancio, una pista. Tocca restringere il campo, procedere a una scrematura. Però come? Con quale criterio di selezione? Neveu non lo sa. Sa solo che da tempo qualcosa non gli torna. Trova che nel doppio omicidio del cimitero ci siano troppe anomalie. Tutte interessanti. L'impressione è che la coppia non sia stata freddata con la solita premeditazione, ma come in un raptus. Quasi che il killer si stesse aggirando da quelle parti e che l'arrivo imprevisto dei due ragazzi lo avesse costretto ad abbatterli. Nel dossier c'è però un altro dettaglio singolare. Vicino a una fontanella, il guardiano del cimitero ha ritrovato pallottole calibro 22 long rifle. L'ispettore decide di fare un sopralluogo. Ma nel camposanto non trova nessuna fontanella. Sarà il custode a indicargliela. Il rubinetto sta nascosto in un anfratto che solo un habitué delle tombe potrebbe conoscere. Neveu si procura l'elenco delle oltre 600 persone sepolte nel cimitero e ne confronta i nomi con le liste dei ladri. È un lavoro che prende tempo.
Intanto, Monsieur X torna in azione. Il 6 gennaio 1976, Françoise Jakubowska, 20 anni, viene uccisa nei pressi della stazione a colpi di coltello e carabina. Bisogna accelelare le indagini, dall'alto esigono risultati, la poltrona di Neveu rischia di saltare. L'ispettore conduce una "enquête à papa", un'inchiesta vecchia maniera, modello Maigret. All'epoca, non ci sono test del Dna né videocamere o cellulari tracciabili. Si lavora scartabellando scartoffie, faldoni, verbali dattiloscritti, schede segnaletiche compilate a mano. Ma a un certo punto da quella montagna di carte comincia a prendere forma il profilo di un uomo. Neveu nota che nel cimitero di Laigneville ci sono tre lapidi con sopra inciso uno stesso cognome: Barbeault. E dagli incartamenti risulta che dieci anni prima un certo Marcel Barbeault è stato condannato per una serie di furtarelli. Il tizio vive adesso in un torracchione di case popolari recentemente costruite. Gli sbirri si preparano a fargli visita quando in commissariato arriva una telefonata anonima: "Quello che state cercando è un operaio di 35 anni. Altezza 1 metro e 80. Ha fatto la guerra d'Algeria e praticato la boxe. È sposato con una bionda e padre di due figli".
Siamo sotto Natale. Il 14 dicembre del '76, Marcel Barbeault torna a casa con le braccia ingombrate dai regali per i bambini e i poliziotti lo fermano sulle scale. Nell'appartamento trovano un portamonete contenente cartucce 22 long rifle. In cantina ci sono un impermeabile, un pugnale e una carabina modificata in modo da poterci innestare un silenziatore. Le perizie diranno che è l'arma con cui sono state uccise le ultime vittime.
Mai nei weekend
Durante i primi interrogatori Barbeault fornisce risposte traballanti, astruse. Poi si asserraglia nel mutismo. Nega. Negherà sempre tutto. È nato nel 1941. Padre ferroviere, madre casalinga, tre fratelli. Ha lasciato la scuola a 14 anni. A 19 è partito per la guerra d'Algeria con il sogno di diventare parà. Ma non c'era tagliato. L'hanno messo a fare il barelliere. Di ritorno, trova posto in fabbrica. I colleghi lo descriveranno come un un tipo inizialmente simpatico, che si diverte in palestra coi guantoni. Poi d'improvviso il suo carattere è cambiato. Gli è morta la madre, di un cancro atroce. Marcel le è rimasto vicino fino all'ultimo. Ha perso anche due fratelli: uno suicida, l'altro in un incidente stradale. Reduce da quei traumi, Barbeault ha cominciato a incupirsi: parla sempre meno, in pausa pranzo si isola con la sua sacca scozzese. Nel frattempo si è sposato. A casa è un padre esemplare. Sua moglie dirà di non aver mai notato in lui nulla di strano. Tutti gli omicidi sono avvenuti in giorni lavorativi, mai nei weekend. Verrà fuori che per prepararli e commetterli, Marcel Barbeault aveva congegnato un'agenda speciale. Sfruttava le ore libere, accumulate con gli "straordinari" in fabbrica, per studiarsi le vittime. Che poi colpiva la sera, uscito dal lavoro. O la mattina presto, prima di riattaccare.
Ma che diavolo ci faceva le tueur nel cimitero di Laigneville in una notte di primavera e con una carabina? - chiedo all'ex ispettore. Risposta: "È una cosa che non sono mai riuscito a spiegarmi. Forse si stava occupando delle tombe della madre e dei fratelli quando l'arrivo degli amanti lo ha innervosito. Con quei sepolcri aveva un rapporto morboso". Altri sostengono invece che fosse sua abitudine trattenersi sul posto per rubacchiare nella chiesetta del camposanto.
Ad ogni modo, i moventi mentali dei delitti resteranno passabilmente oscuri. "Le perizie furono pessime" ricorda Hamon. "La psicologia criminale non era ancora una scienza evoluta. Ma di sicuro la morte della madre segnò un confine nella vita di Barbeault". Che infatti comincia a colpire un anno dopo quel decesso. Uccide per "elaborare il lutto"? Di certo spara solo a donne brune, come sua madre - sottolinea qualcuno, alludendo a una sorta di edipismo delirante. Quando penetra nelle case altrui, Marcel fruga tra le foto di famiglia, le mette in fila, le guarda. "Come se in quelle immagini contemplasse un'armonia domestica che il destino gli aveva negato" ipotizza Hamon.
10 giugno 1981: in Corte d'assise, Barbeault è riconosciuto colpevole di cinque tra gli otto omicidi che gli sono attribuiti. Il pubblico ministero chiede la pena di morte. Ma "l'assassino dell'ombra" sfuggirà alla ghigliottina. Il socialista François Mitterrand è stato appena eletto all'Eliseo promettendo di abolirla nel giro di pochi mesi. E così sarà. Nell'ottobre '81.
Tre giorni fa Barbeault ha compiuto ottant'anni. È il più vecchio ergastolano di Francia. È "l'abate Faria" della République. Se non l'hanno ancora scarcerato è perché continuava a fare paura, e temevano che potesse tornare a uccidere. Ma soprattutto perché non ha mai confessato nulla, compresi gli altri tre delitti che gli vengono addossati. E tuttavia, sarebbe forse venuto il momento di aprirgli le porte del penitenziario di Saint-Maur, nell'Indre, regione della Loira così antica e dolce di fiumi che scorrono da secoli trascinandosi via il passato.
Sul Venerdì del 13 agosto 2021