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Nelle valigie una donna squartata

La foto segnaletica di Celeste Genova, vero nome di Lina. Venne condannata a trent’anni di carcere. Morì nel 1980 
BRUTTE STORIE Chiavari 1945: un cadavere fatto a pezzi viene ritrovato in stazione. Ma il colpevole non è un "mostro"...
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In effetti inizia come un mistero difficile da risolvere. E anche piuttosto brutto. Il 24 novembre del 1945, alla stazione di Chiavari, in Liguria, vengono trovate due valigie con dentro il corpo di una donna fatto a pezzi, il tronco da una parte, testa e arti da quell'altra. Bruttissima storia, proprio da thriller.

Unico indizio: un vestito verde, indossato dalla donna piuttosto formosa che aveva consegnato le valigie ai funzionari del deposito bagagli. Solo quello si ricordavano, il vestito verde.

Partono le indagini, intanto per capire chi possa essere la donna fatta a pezzi. È appena finita la guerra, l'Italia è ancora in confusione, ci sono tante persone sparite in un modo o nell'altro, ma la Squadra Mobile di Genova, dopo aver vagliato decine e decine di denunce di scomparsa, la individua nella signora Italia, detta Giannina, corista di operetta. A casa della donna la polizia trova Celeste, detta Lina, a cui Giannina aveva affittato una stanza. Lina r…

In effetti inizia come un mistero difficile da risolvere. E anche piuttosto brutto. Il 24 novembre del 1945, alla stazione di Chiavari, in Liguria, vengono trovate due valigie con dentro il corpo di una donna fatto a pezzi, il tronco da una parte, testa e arti da quell'altra. Bruttissima storia, proprio da thriller.

Unico indizio: un vestito verde, indossato dalla donna piuttosto formosa che aveva consegnato le valigie ai funzionari del deposito bagagli. Solo quello si ricordavano, il vestito verde.

Partono le indagini, intanto per capire chi possa essere la donna fatta a pezzi. È appena finita la guerra, l'Italia è ancora in confusione, ci sono tante persone sparite in un modo o nell'altro, ma la Squadra Mobile di Genova, dopo aver vagliato decine e decine di denunce di scomparsa, la individua nella signora Italia, detta Giannina, corista di operetta. A casa della donna la polizia trova Celeste, detta Lina, a cui Giannina aveva affittato una stanza. Lina racconta che Giannina è partita il 29 per Ventimiglia. Assieme a un uomo. Uno strano uomo conosciuto da poco.

Sembra tutto chiaro, un assassino, forse un "mostro", come il Cesare Serviatti che una decina di anni prima aveva sedotto, ucciso e fatto a pezzi alcune donne. Caccia al mostro, quindi.

Ma c'è una cosa che non torna. In casa di Giannina c'è un sacchetto di segatura con due strane macchioline rosse. Sangue. La polizia interroga Lina, che dopo ore di quello che nei film di una volta si chiamava terzo grado, con i poliziotti seduti sul bordo del tavolo a fumare e incalzare il sospettato sotto la luce di una lampada, confessa.

Ha ucciso lei Giannina che voleva buttarla fuori per riprendersi la camera. Poi l'ha fatta a pezzi, l'ha messa nelle valigie e il giorno dopo è andata in gita con alcuni amici che credevano che in quei bagagli ci fosse dell'olio, lasciato al deposito perché venisse poi ritirato da un parente, come si faceva allora, in tempi di ristrettezze post belliche. E così, dal vestito verde che indossava, la polizia rintraccia a ritroso tutti i testimoni dei movimenti della donna, chi aveva comprato i gioielli di Giannina, gli amici della gita, anche l'uomo che aveva dormito con Lina a casa sua, senza sapere che sotto al letto c'erano le valigie con dentro la padrona di casa.

Naturalmente la stampa specializzata in "nera" si scatena. Soprattutto si ricostruisce la storia di Lina, "professionista dell'amore", "una sciagurata" che aveva sceso "gradino per gradino tutta la scala della depravazione". Fino da quando, ragazzina, l'avevano fatta sposare a un vecchio macellaio, da cui era scappata.

Lina, la Squartatrice di Chiavari.

Sul Venerdì del 13 agosto 2021