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Chris Marker, maestro della rivolta

Il regista e scrittore francese Chris Marker, il 29 luglio avrebbe compiuto 100 anni. È scomparso nel 2012 
FUORICAMPO Cent'anni fa nasceva il misterioso regista, tra i più grandi innovatori del cinema francese
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Un paio di settimane fa avrebbe compiuto cent’anni uno dei registi più affascinanti e misteriosi dell’intera storia del cinema. Il suo pseudonimo era Chris Marker, era nato a Neuilly-sur-Seine (ma c’è chi dice a Pechino, o a Ulan Bator) il 29 luglio 1921 e sarebbe morto a Parigi nel 2012; partigiano a poco più di vent’anni, nel dopoguerra è romanziere, critico cinematografico, direttore di una collana di libri di viaggio. Maestro del montaggio, inventò un cinema saggistico guardando alle avanguardie sovietiche ma tutto dentro il proprio tempo.

Eppure questo maestro del cinema militante era un solitario, praticamente mai visto in pubblico. Un misantropo che ha viaggiato e raccontato la storia e le lotte per la libertà e la giustizia, in forme mai semplicistiche, da Cuba a Israele alla Cina. Sono suoi il più bel documentario sul ‘68, Le fond de l’air est rouge (1977), e uno dei più originali fil…

Un paio di settimane fa avrebbe compiuto cent’anni uno dei registi più affascinanti e misteriosi dell’intera storia del cinema. Il suo pseudonimo era Chris Marker, era nato a Neuilly-sur-Seine (ma c’è chi dice a Pechino, o a Ulan Bator) il 29 luglio 1921 e sarebbe morto a Parigi nel 2012; partigiano a poco più di vent’anni, nel dopoguerra è romanziere, critico cinematografico, direttore di una collana di libri di viaggio. Maestro del montaggio, inventò un cinema saggistico guardando alle avanguardie sovietiche ma tutto dentro il proprio tempo.

Eppure questo maestro del cinema militante era un solitario, praticamente mai visto in pubblico. Un misantropo che ha viaggiato e raccontato la storia e le lotte per la libertà e la giustizia, in forme mai semplicistiche, da Cuba a Israele alla Cina. Sono suoi il più bel documentario sul ‘68, Le fond de l’air est rouge (1977), e uno dei più originali film di fantascienza di sempre, La jetée (1962) girato con immagini fisse. Nello stesso anno realizzò lo splendido film di interviste a parigini, Le joli mai. Negli ultimi anni il suo cinema era indefinibile, tra documentario, finzione, riflessione, diario, e andava oltre se stesso, con videoinstallazioni e perfino un ipertesto in Cd-rom, Immemory, il cui titolo era un programma.

Perché Marker è stato soprattutto un utopista della memoria, uno che ha lavorato sulle immagini presenti e passate per trovare i semi di un mondo possibile lavorando sui frammenti e sulla ricomposizione delle immagini. Un antesignano di molte pratiche audiovisive contemporanee che può essere d’esempio per i giovani spettatori e per gli aspiranti registi, perché ha saputo unire elementi che mi sembrano ugualmente essenziali: la riflessione sul linguaggio, la sperimentazione sui formati e le tecnologie, l’amore per la rivolta. Contro le ingiustizie.

Sul Venerdì del 13 agosto 2021

Fuoricampo