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Tadzio, condannato dalla bellezza

Un giovanissimo Björn Andrésen, oggi 66 anni, con Dirk Bogarde (di spalle), in "Morte a Venezia" di Luchino Visconti (1971) (Getty Images) 
PSYCHO Il documentario "Il ragazzo più bello del mondo" rievoca la storia di Björn Andrésen, il protagonista di "Morte a Venezia" scoperto da Luchino Visconti
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Chiedo scusa se al Ferragosto di un anno già difficile vi parlo di un film che è solo dolore, ma so che la sua profondità psicologica e intelligenza narrativa vi consentiranno, come è stato per me, di tollerare l’angoscia che genera. Distribuito da Wanted Cinema, Il ragazzo più bello del mondo, nelle sale dal 13 settembre, è l’anti-orazione funebre per i 50 anni di Morte a Venezia. I registi Kristina Lindström e Kristian Petri raccontano, con immagini d’archivio e interviste inedite, la vita di Björn Andrésen, il Tadzio “scoperto” da Visconti dopo un casting rapace e ossessivo alla ricerca della bellezza. Ossessione non priva di effetti collaterali  sulla bellezza stessa, che tale può resistere solo quando non diventa feticcio. Se alla prima del film Visconti dichiarò che Björn era il più bel ragazzo del mondo, Björn, abbandonato al suo destino po…

Chiedo scusa se al Ferragosto di un anno già difficile vi parlo di un film che è solo dolore, ma so che la sua profondità psicologica e intelligenza narrativa vi consentiranno, come è stato per me, di tollerare l’angoscia che genera. Distribuito da Wanted Cinema, Il ragazzo più bello del mondo, nelle sale dal 13 settembre, è l’anti-orazione funebre per i 50 anni di Morte a Venezia. I registi Kristina Lindström e Kristian Petri raccontano, con immagini d’archivio e interviste inedite, la vita di Björn Andrésen, il Tadzio “scoperto” da Visconti dopo un casting rapace e ossessivo alla ricerca della bellezza. Ossessione non priva di effetti collaterali  sulla bellezza stessa, che tale può resistere solo quando non diventa feticcio. Se alla prima del film Visconti dichiarò che Björn era il più bel ragazzo del mondo, Björn, abbandonato al suo destino post-adolescente, segnato da una ferita che nessuno aveva voglia di guardare e che lui non riusciva a mostrare, non potrà che affermare, certo simbolicamente, «ero per lui carne da macello». 

Nel quindicenne Visconti colse al volo la convivenza rilkiana di morte e bellezza, ma il suo cuore di narciso gli impedì di sentire il dolore di quella convivenza: una vita segnata dal trauma, la bella madre depressa e suicida, il padre casuale, la nonna ambiziosa. La vita di Björn sarà devastata dall’alcol e dal lutto. Oggi il suo viso androgino, che ispirò il cartone di Lady Oscar, segnando per sempre l’enigma dell’anima dei manga, è quello di un fantasma anoressico, ma consapevole. Ogni parola del suo racconto è l’orlo di un baratro, il cimitero emotivo della sua dissociazione post-traumatica. Era tutto già scritto nel racconto di Thomas Mann: «La solitudine fa maturare l’originalità, la bellezza strana e inquietante, la poesia; ma genera anche il contrario, lo sproporzionato, l’assurdo e l’illecito». 

Sul Venerdì del 13 agosto 2021