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This is "Noi". Sul set della nuova serie Rai

Lino Guanciale e Aurora Ruffino sul set di "Noi". La serie andrà in onda su Rai 1 il prossimo anno (Jessica Guidi) 
Siamo andati a vedere le riprese dell'adattamento della celebre fiction americana. Il regista Luca Ribuoli: "Raccontiamo una famiglia, ma anche quarant'anni d'Italia"
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ROMA. Rebecca cerca di calmare il piccolo Daniele che non smette di piangere, lo stringe a sé, gli sussurra di stare buono: "Cos'hai?". "Andiamo dal medico, andiamo da Castaldi" la supplica Pietro, che la segue da una camera all'altra, dalla cucina al soggiorno. Rebecca (Aurora Ruffino) non molla, poi sbotta: "Sono circondata da gente che sa tutto". Lui (Lino Guanciale) perde la pazienza, urla. Poi si calma: "Amore, siamo meglio di così".

Sì, è meglio di così questa giovane coppia che vive a Torino negli anni 80, e che seguiremo negli anni, quando i tre figli - Claudio (Dario Aita), Caterina (Claudia Marsicano) e Daniele (Livio Kone) - saranno cresciuti, avranno trovato la propria strada, mentre l'Italia cambia. Il set di Noi, la versione italiana di una delle serie americane più belle, This is Us, creata da Dan Fogelman, è a Roma, negli studi Lumina, poco lontano dalla sede Rai di Sa…

ROMA. Rebecca cerca di calmare il piccolo Daniele che non smette di piangere, lo stringe a sé, gli sussurra di stare buono: "Cos'hai?". "Andiamo dal medico, andiamo da Castaldi" la supplica Pietro, che la segue da una camera all'altra, dalla cucina al soggiorno. Rebecca (Aurora Ruffino) non molla, poi sbotta: "Sono circondata da gente che sa tutto". Lui (Lino Guanciale) perde la pazienza, urla. Poi si calma: "Amore, siamo meglio di così".

Sì, è meglio di così questa giovane coppia che vive a Torino negli anni 80, e che seguiremo negli anni, quando i tre figli - Claudio (Dario Aita), Caterina (Claudia Marsicano) e Daniele (Livio Kone) - saranno cresciuti, avranno trovato la propria strada, mentre l'Italia cambia. Il set di Noi, la versione italiana di una delle serie americane più belle, This is Us, creata da Dan Fogelman, è a Roma, negli studi Lumina, poco lontano dalla sede Rai di Saxa Rubra.

Casa anni Ottanta, dalla cucina piena di pensili alle lampade, su un comò la bilancia bianca smaltata per pesare i bambini. Il regista Luca Ribuoli gira il romanzo familiare dei Peirò, l'amore e il disamore, i legami che vengono messi in crisi, recuperati, le difficoltà quotidiane. La vita così com'è, con la felicità a cui bisogna aspirare, i sogni, i tanti dolori. Prodotta da Cattleya con Rai Fiction, Noi andrà in onda nel 2022 su Rai 1 ed è uno dei titoli più attesi. Ricalca esattamente la storia dei Pearson, i protagonisti di This is Us, saga che attraverso il privato ha raccontato l'America. Nel 1980 Jack e Rebecca sono una coppia di giovani sposi: lei rimane incinta di tre gemelli. Il giorno del parto (nonché del compleanno di Jack), le cose non vanno come sperato e uno dei piccoli non sopravvive. Decidono di adottare un bambino afroamericano, Randall, abbandonato dal papà naturale in una caserma dei vigili del fuoco. Tornano a casa con tre figli. Proprio come fanno i Peirò, a Torino, nell'adattamento di Sandro Petraglia, Flaminia Gressi e Michela Straniero.

"Ma gli autori hanno fatto di questa serie una storia italiana" racconta Ribuoli, "la famiglia parte da Torino, anche se per metà non è del Nord. Il padre di Pietro è emigrato per lavorare. Rebecca è figlia della buona borghesia. Cerchiamo di restituire la quotidianità di chi ce la mette tutta per costruire la propria vita, è un racconto minimalista pieno di luce: questa coppia non smette mai di superare le difficoltà quotidiane. Non è un racconto epico, si tratta di raccogliere sfumature per far rivivere in questo appartamento, in questa cucina, le emozioni. Non solo gli attori, ma anche gli oggetti attivano un collegamento tra un ricordo e l'altro".

Il filo che lega la storia è l'amore: "Questa serie dice: "Non abbiate paura di essere imperfetti", Pietro e Rebecca fanno molti errori, ma pensando di fare la cosa giusta. È quello che succede a tutti noi". Il regista  è entusiasta degli attori, con le loro camicette aderenti e i pantaloni a zampa d'elefante. "In effetti è una serie in costume. Aurora è appassionata, Lino è un talento vero, per me è il nostro Robert Redford, può fare tutto. Per anni ha pagato lo scotto "troppo bello per essere bravo", c'è imbarazzo nello scoprire la bravura nella bellezza, capita ancora adesso".

Dario Aita e Claudia Marsicano in un'altra scena di "Noi", prodotta da Cattleya con Rai Fiction 

Dietro la serie c'è la scrittura di Petraglia, sceneggiatore che dai film con Nanni Moretti a Mery per sempre a La meglio gioventù esplora i rapporti umani. Anche scrivere Noi è stato un viaggio affascinante: "È una serie di livello alto" racconta. "La caratteristica di This is Us è la naturalezza, la nostra versione cerca di avere lo stesso passo. Manteniamo la credibilità che gli americani sono riusciti a ottenere, mentre lo sfondo e la società sono diversi: abbiamo cercato di essere molto italiani. Loro hanno diciotto episodi per la prima e la seconda stagione, Noi ne prevede dodici, c'era materiale in abbondanza. Il punto di partenza è lo stesso: senza la coppia che prende il bambino nero abbandonato la serie non avrebbe senso. Non abbiamo toccato niente, solo che in This is Us il razzismo è un fenomeno dato dall'inizio, mentre noi lo raccontiamo come un malessere sotterraneo. Negli anni 70 e 80 non eravamo un Paese razzista. Il primo film sul razzismo è Pummarò di Michele Placido, siamo nel 1990. Nel nostro Paese è andato via via crescendo e ci stiamo allineando alla Francia. Man mano che andiamo avanti nella storia, si arriva all'oggi, alla rabbia strisciante, alla diffidenza per il "diverso", "l'altro". Ma quando Pietro e Rebecca prendono Daniele non è così. Sono contento del lavoro con Michela Straniero e Flaminia Gressi, sono donne giovani che hanno fatto altre letture, visto altri film e altre serie".

Petraglia spiega che "nella trasposizione la scelta di Torino era obbligata: è la città della Fiat, la storia americana si svolge a Pittsburgh, città industriale che ha vissuto la crisi. Pietro è il figlio di un uomo venuto dal Sud che lavora in fabbrica. Ha una sola certezza: lui non farà mai l'operaio. Infatti ha una piccola impresa edile, costruisce, vuole mandare i figli all'università. E una storia molto italiana, mio padre era operaio, io rappresento la prima generazione di chi è arrivato all'università". 

Noi, attraverso una storia familiare, racconta l'Italia: "C'è la crisi e raccontiamo la marcia dei 40 mila, la Storia è sullo sfondo, c'è il passo della Meglio gioventù. La cosa più bella è che i personaggi sono tutti fragili, fanno errori, inciampano. L'amore li lega".

La caratteristica di This is Us, e quindi di Noi, è che va avanti e indietro nel tempo: non è un meccanismo ostico? "In una delle prime riunioni feci questa obiezione alla ex direttrice di Rai Fiction Tinny Andretta: "Per andare a avanti e indietro bisogna vedere la risposta del pubblico". Lei non ha avuto dubbi: "Gli spettatori di Rai 1 reggono il meccanismo, magari faranno un po' di fatica all'inizio ma entreranno nella storia". È una bellissima sfida".

Con i capelli lunghi, Guanciale sembra un hippy gentile. "Della serie originale mi aveva colpito la verità" spiega l'attore, "Pietro fa sogni concreti, gli manca la spinta idealistica di Rebecca sul futuro, il suo primo obiettivo è uscire dal quartiere. Gli interessa costruire, sogna di essere un uomo migliore, gli manca però un'occasione, come nei grandi classici. Convoglia tutte le energie costruttive nella famiglia, ed è bello appassionarsi a chi vuole essere un uomo buono, più degno. È il simbolo di quello che è successo nelle famiglie dal boom economico. Nella mentalità di Pietro rivedo mio nonno, tanta parte del mio vissuto familiare. "Noi" è il più bel pronome che esiste, tutto andrebbe meglio se ci fossero più "noi" e meno "io"". 

"Quello di Rebecca è il ruolo più difficile che abbia mai fatto" dice Aurora Ruffino, "la seguo dai 20 ai 60 anni, interpreto tante donne. Rebecca vive fasi diverse, è cresciuta in una famiglia borghese, sa che può sognare, rifiuta l'idea di trovare l'uomo ricco, lotta per ciò che desidera: Pietro. Rimane incinta di tre figli, in ogni fase è stato fatto un lavoro profondo di analisi per capire il suo punto di forza, le difficoltà, il percorso emotivo. La strada è quella della verità, non ce sono altre. Ero una fan di This is Us, ma al provino mi sono distaccata dalle immagini della serie americana. Noi siamo uguali e diversi".

Sul Venerdì del 13 agosto 2021