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La rivincita delle Marche, terra d'asilo per l'editoria

Residenza, gruppo di intellettuali raccolti intorno a Franco Scataglini, che con loro, nel 1980, creò un settimanale radiofonico su Rai Marche. Da sinistra: Gianni D’Elia, Katia Migliori, Franco Scataglini, Francesco Scarabicchi, Massimo Raffaeli (Lucio Fissi) 
Romanzieri, poeti, intellettuali, ma soprattutto piccoli e medi imprenditori del libro di qualità. Così una regione da cui fuggivano i cervelli è diventata un laboratorio di idee
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Le Marche sono come il distillato del mondo, pensava Guido Piovene. Scriveva che bisogna viaggiarci in maniera non frettolosa, perché così la regione riserva meraviglie agli sguardi minuziosi e lenti. Eppure, in quegli stessi anni, c'è chi lamenta che sì, le Marche sono bellissime, è uno dei luoghi "più belli, più italiani che si possano dire", piene di arte e paesaggi; ma se si va a vedere qual è lo stato della cultura marchigiana, allora non si può dire granché.

Era Carlo Bo, il grande critico e rettore magnifico di Urbino: diceva che fatte salve le tre piccole università (c'erano anche Macerata e Camerino), nelle Marche non c'era nulla. Era il 1961, e  lo scriveva per un numero della rivista L'approdo letterario. Non significava però che non ci fossero intellettuali e scrittori marchigiani. C'erano, ma altrove. Scriveva Bo: "La letteratura marchigiana è…

Le Marche sono come il distillato del mondo, pensava Guido Piovene. Scriveva che bisogna viaggiarci in maniera non frettolosa, perché così la regione riserva meraviglie agli sguardi minuziosi e lenti. Eppure, in quegli stessi anni, c'è chi lamenta che sì, le Marche sono bellissime, è uno dei luoghi "più belli, più italiani che si possano dire", piene di arte e paesaggi; ma se si va a vedere qual è lo stato della cultura marchigiana, allora non si può dire granché.

Era Carlo Bo, il grande critico e rettore magnifico di Urbino: diceva che fatte salve le tre piccole università (c'erano anche Macerata e Camerino), nelle Marche non c'era nulla. Era il 1961, e  lo scriveva per un numero della rivista L'approdo letterario. Non significava però che non ci fossero intellettuali e scrittori marchigiani. C'erano, ma altrove. Scriveva Bo: "La letteratura marchigiana è in esilio: Bartolini a Roma, Bigiaretti a Ivrea, Volponi a Ivrea, Matacotta a Milano; Bompiani (è di Ascoli, pochi lo sanno) a maggior ragione ha dovuto cercare Milano per diventare quello che è diventato. Come editore e come scrittore". E si può continuare l'elenco: Luigi Di Ruscio a Oslo, in Norvegia; Massimo Ferretti a Roma, e così via. Insomma, fino agli anni Settanta del secolo scorso per gli intellettuali marchigiani la diaspora era la regola. Non c'erano editori, nessun circolo, niente di niente.

Straniante, considerando che oggi le Marche sono fra i centri più vivaci e produttivi in questo senso: la regione ospita diversi piccole case editrici che, però, hanno valenza nazionale: Quodlibet, Giometti&Antonello, Liberilibri, Biblohaus (tutte con sede a Macerata, anche se la prima si è poi ingrandita con una costola romana); poi le anconetane Affinità elettive e Argolibri; Hacca edizioni di Matelica; infine Portatori d'acqua, sorta fra Pesaro e Fano. Cos'è cambiato da allora?

Tutto ha inizio negli anni Ottanta. Mentre a passo di locomotiva prende forma la globalizzazione (tutto ciò che è solido svanisce nell'aria, scriveva Marx), gli intellettuali marchigiani ipotizzano che si possa, anzi si debba fare cultura proprio lì, nella loro regione. Al punto che uno di loro, il grande poeta anconetano Franco Scataglini, conia il concetto di "Residenza", teorizzazione di una pratica che non scimmiotti un centro, tanto meno cerchi di imitarlo, ma che consista più semplicemente nell'idea di interrogare il senso di vivere e scrivere in periferia.

Altro che chiedersi, con Giorgio Manganelli, se Ascoli Piceno esiste: esiste eccome, tanto quanto New York o Milano o Parigi. Scriveva Scataglini: "Ho cercato di mettere come si suol dire a punto la premonizione che portavo in me dell'idea di Residenza, e che mi viene da un passo di Adorno in cui esplicitamente si parla di intellettuale residenziale in relazione al rapporto di Kant con la sua piccola Königsberg prefigurante, come in una miniatura, il sogno della conciliazione".

A partire da qui prende avvio un settimanale radiofonico sulla cultura prodotto dalla Rai delle Marche: è il 1980. Scataglini ne è il direttore, in redazione lavorano Massimo Raffaeli (critico letterario che i lettori del Venerdì leggono su queste pagine), Gianni D'Elia, Francesco Scarabicchi e Katia Migliori. Trentacinque puntate bellissime, monografiche, sulla poesia (dedicate a Roberto Roversi, Giorgio Caproni, Joyce Lussu...). Nascono allo stesso tempo le prime riviste, artigianali, alcune persino carbonare: Hortus, Lengua, Marka; e poi da lì le prime case editrici: il lavoro editoriale, nata nel 1979, e poi Transeuropa, e ancora peQuod.

Ma un editore fu antesignano di tutto: Carlo Antognini, una delle figure più importanti del Novecento marchigiano, che diede vita nel 1973 alle edizioni L'Astrogallo. Antognini ha risuonato come un diapason: ha immaginato una poetica dell'espressione regionale, ha dato vita a una stagione fortunata e felice - e la sua idea di "marchigianità" letteraria fu riconosciuta e dibattuta dalla grande critica. Qualche anno dopo questa svolta ve ne sarà un'altra, come ci spiega Valentina Conti, fondatrice e direttrice editoriale di Affinità elettive, che ha scritto anche Per piccina che tu sia. L'editoria di cultura in Italia: il caso Marche (Cattedrale): "Quando un gruppo di giovani, fra i quali Massimo Canalini e Giorgio Mangani, diedero vita a Il lavoro editoriale e a Transeuropa, iniziò il sodalizio con Pier Vittorio Tondelli che curò le tre antologie di under 25 che scoprirono giovani talenti come Silvia Ballestra, Gabriele Romagnoli, Giuseppe Culicchia, Andrea Canobbio". In breve, le Marche divennero un'officina della narrativa italiana: pubblicarono qui i loro primi volumi Diego De Silva, Andrea Bajani, Angelo Ferracuti, Gilberto Severini, Claudio Piersanti e altri ancora.

"Noi non saremo mai nati se non ci fosse stata questa esperienza - ci dice Francesca Chiappa, direttrice delle edizioni Hacca - perché ci hanno fatto capire che era possibile fare editoria lontano dai grandi centri. Siamo editori di campagna: facciamo i libri come si lavorerebbe un campo, dedicandogli molto tempo: curiamo l'attesa di veder crescere qualcosa e siamo lontani dal rumore di fondo cittadino. Questo ci permette per esempio di dar voce ai poeti, che hanno insegnato qualcosa a tutti gli editori marchigiani. E poi a Roma i poeti non li incontri, incontri solo gli scrittori: qui da noi invece puoi passare il tuo tempo con loro".

Difatti non esiste una regione in Italia che abbia un tasso di poeti come le Marche: Umberto Piersanti, Francesco Scarabicchi, Franca Mancinelli, Evelina De Signoribus, Renata Morresi, il giovanissimo Giorgiomaria Cornelio (che con Giuditta Chiaraluce ha dato vita alle Edizioni volatili). Insomma, "fare l'editore nelle Marche - ci dice Gino Giometti, fondatore con Stefano Verdicchio delle edizioni Quodlibet e ora direttore di Giometti&Antonello - ha un significato particolare. Inutile specificare che il senso del luogo in cui si opera da editori è completamente cambiato rispetto al passato, potrebbe sembrare quasi ininfluente. Ma nel nostro caso è influente in negativo, è l'influenza dell'ininfluenza. Qui si gode di una libertà e una indipendenza che non sarebbe immaginabile in città dalla marcata identità, tipo quelle della Toscana, o tipo Venezia o Roma o Bologna. Qui dunque l'identità è un fardello leggero che ti porta difficilmente fuori rotta. Noi, che siamo anche libreria antiquaria, non facciamo fatica a esplorare le dimensioni più recondite e, per così dire, esoteriche della produzione saggistica e letteraria, spaziando liberamente fra i luoghi e le epoche. Il contesto non ci frena in nulla, anche se non ci dà grossi riconoscimenti, anzi spesso ci ignora completamente e questo è un bene. Sono le condizioni migliori per emergere al di là di ogni confine".

Sul Venerdì del 13 agosto 2021