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Problemi con gli hacker? Vi aiutiamo noi estoni

Macchinari al Wavecom Data Center di Tallinn, in Estonia 
Il paese baltico è il più avanzato al mondo per digitalizzazione e non è affatto geloso delle sue ricette sulla cybersicurezza. Ci ha detto il ministro Andres Sutt: "Siamo pronti a condividerle" 
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TALLINN. Florian Marcus si presenta con un vistoso collare. "Si chiama Respiray, è un purificatore d'aria indossabile, un'alternativa alla mascherina. Lo ha creato qualche mese fa un'azienda di Tallinn". Il trentenne è uno dei consulenti dell'e-Estonia Briefing Centre, la vetrina del "Paese digitale più avanzato al mondo", incubatore di start-up come Skype e, appunto, Respiray. È da qui che passano le delegazioni straniere - "nella stanza accanto c'è il ministro degli Esteri cipriota e la prossima settimana verrà il premier romeno" - a caccia dei segreti della trasformazione digitale e della cybersicurezza di Tallinn. "Condividiamo i nostri successi e i nostri errori in modo che altri Stati non debbano reinventare la ruota", spiega Marcus.

Molti Paesi sono stati colti di sorpresa dall'improvvisa necessità di trasferire online servizi pubblici e privati a causa dei lockdown…

TALLINN. Florian Marcus si presenta con un vistoso collare. "Si chiama Respiray, è un purificatore d'aria indossabile, un'alternativa alla mascherina. Lo ha creato qualche mese fa un'azienda di Tallinn". Il trentenne è uno dei consulenti dell'e-Estonia Briefing Centre, la vetrina del "Paese digitale più avanzato al mondo", incubatore di start-up come Skype e, appunto, Respiray. È da qui che passano le delegazioni straniere - "nella stanza accanto c'è il ministro degli Esteri cipriota e la prossima settimana verrà il premier romeno" - a caccia dei segreti della trasformazione digitale e della cybersicurezza di Tallinn. "Condividiamo i nostri successi e i nostri errori in modo che altri Stati non debbano reinventare la ruota", spiega Marcus.

Molti Paesi sono stati colti di sorpresa dall'improvvisa necessità di trasferire online servizi pubblici e privati a causa dei lockdown e dei blocchi delle frontiere resi necessari dal Covid-19. Non l'Estonia. Quando questa nazione baltica ha riconquistato l'indipendenza nel 1991, il giovane governo post-sovietico decise di rivoluzionare le decrepite e inefficienti infrastrutture ereditate dopo 50 anni di dominazione comunista e si lanciò nell'ambiziosa sfida di creare la prima Repubblica digitale al mondo. Oggi gli estoni votano e dichiarano i redditi online, utilizzano prescrizioni digitali e firmano i contratti su laptop e smartphone. La carta è stata bandita dalle riunioni di governo. "Non lo sapevamo, ma ci preparavamo alla pandemia da oltre vent'anni".

Per dimostrarcelo Marcus tira fuori la sua carta d'identità elettronica, il documento che archivia in modo sicuro le informazioni personali di ciascun estone, comprese cartelle cliniche e documenti fiscali, l'architrave su cui si regge tutta l'infrastruttura digitale del Paese. La fa scivolare sul portatile, digita un codice segreto e su un maxi schermo di colpo appare la sua storia amministrativa. "Da qui accedo al portale sanitario. Esiste dal 2008. Durante la pandemia, sono stati aggiunti solo due pulsanti: uno per i risultati dei tamponi e uno per il certificato vaccinale. Per noi non c'è stato alcuno shock". Il vicesegretario generale per lo sviluppo degli E-servizi e dell'innovazione Kalle Killar annuisce: "La transizione al digitale è stata naturale. Primo: la tecnologia esisteva già. Secondo: la popolazione sapeva come usarla. L'Italia ha dovuto posticipare un referendum costituzionale. Qui non ce ne sarebbe stato bisogno. Possiamo votare online, da qualsiasi parte nel mondo, dal 2005. E sia lavoro da remoto che didattica a distanza sono una realtà ormai da diversi anni".

Il caso della Regione Lazio

Ma ora che il mondo - Italia compresa come dimostra il recente hackeraggio dei sistemi informatici della Regione Lazio - è sempre più esposto agli attacchi di pirateria informatica, è legittimo chiedersi quanto questa infrastruttura sia vulnerabile. Tallinn lo ha scoperto a sue spese nel 2007 quando, in seguito al controverso trasferimento del monumento ai soldati sovietici, per 22 giorni si è trovata sotto al fuoco incrociato di diversi indirizzi IP russi in quella che è stata riconosciuta come "la prima guerra cibernetica al mondo". Al culmine dell'offensiva, 58 siti web di banche, media e servizi governativi andarono offline contemporaneamente. Anche se nessun dato fu rubato, a riprova del know-how estone, quell'offensiva fu il campanello d'allarme che ha aiutato il Paese a diventare un modello indiscusso di cyberdifesa in tutto il mondo.

L'International House of Estonia 
"Il 2007 è stato un duro colpo", ammette il ministro estone per la Tecnologia informatica Andres Sutt. "Abbiamo capito tutti che l'It non è solo roba da nerd, ma riguarda la vita di ciascuno di noi". Oggi, secondo l'Onu, l'Estonia è il Paese europeo più impegnato nella cybersicurezza. Frutto della sapiente strategia nazionale adottata nel 2008 e costantemente aggiornata. Il primo passo, spiega il ministro 53enne, è stato creare nella capitale il Centro Nato di eccellenza per la difesa informatica cooperativa (Ccdcoe), che pubblica "una serie di linee guida sull'applicazione del diritto internazionale all'arena informatica", ossia il "Manuale di Tallinn"; organizza una conferenza annuale, CyCon; e conduce le esercitazioni di cyberdifesa su larga scala Locked Schields. "Ci lavoravamo dal 2003, ma gli attacchi hanno portato a un'accelerazione". La mossa successiva è stata creare la Cyber Defence Unit (Cdu). Una milizia di cyberguerrieri esperti, provenienti dal pubblico e dal privato che si addestrano regolarmente e tengono seminari nelle scuole. "La cosa più importante - sottolinea  Marcus - è che abbiamo investito nella popolazione con programmi di "igiene informatica". La maggior parte degli attacchi con richiesta di riscatto non si verifica perché qualcuno ha violato le tue difese, ma perché qualcuno nella tua rete ha cliccato su uno stupido link".

Esportare le strategie

Allo stesso tempo, dopo il 2007, il governo anziché rallentare ha accelerato la digitalizzazione, convinto che un e-Stato sia più resiliente ai cyberattacchi di uno tradizionale. Nel 2012 il Paese è diventato il primo al mondo ad adottare la tecnologia blockchain, alla base delle criptovalute, per verificare l'integrità dei dati e nel 2017 il primo a spostare su cloud il back-up di tutti i sistemi inaugurando una "data embassy" in Lussemburgo, un server con la stessa protezione di un'ambasciata fisica. La strategia funziona. E, secondo Tallinn, è esportabile. Le porte dell'e-Estonia Briefing Centre sono sempre aperte. "Siamo pronti a condividere la nostra esperienza con qualsiasi Paese Ue", insiste il ministro Sutt. "Come recita il vecchio adagio, un sistema è forte quanto il suo anello più debole. Vale anche per la cybersicurezza".

Sul Venerdì del 13 agosto 2021