Campioni, quanto è difficile staccare
di Gabriele Romagnoli , di Gabriele RomagnoliProclamò il re, Michel Platini: "Nessuno verrà mai a dirmi che è ora di smettere". Se ne andò a soli 32 anni, dopo una partita qualunque (3 a 2 al Brescia), senza segnare, alzando nello spogliatoio un bicchiere di plastica pieno a metà di spumante, la maglia infangata, stanco d'amore, di guerra e soprattutto di sé. Rimpianti? "Stasera dormirò benissimo". Sofferenze? "Su con la vita, non è mica morto nessuno".
Proclamò il re, Michel Platini: "Nessuno verrà mai a dirmi che è ora di smettere". Se ne andò a soli 32 anni, dopo una partita qualunque (3 a 2 al Brescia), senza segnare, alzando nello spogliatoio un bicchiere di plastica pieno a metà di spumante, la maglia infangata, stanco d'amore, di guerra e soprattutto di sé. Rimpianti? "Stasera dormirò benissimo". Sofferenze? "Su con la vita, non è mica morto nessuno".
È difficile staccare. Come con il fumo, è invece facile ricascarci. Michael Jordan è un esempio di quel che può accadere quando un addio diventa un arrivederci. Un doppio esempio. Salutò, infatti, due volte. Dopo la prima tornò nella stessa Chicago in cui aveva vinto tre anelli della Nba. Oltrepassò la statua che gli avevano dedicato, si toccò il cappello e andò a vincere altri tre titoli. Dopo la seconda, terminata la famosa last dance, si ripresentò a Washington e... avete dimenticato? Appunto. Va bene così.
Nessun campione sa che fare dopo, non ci vuole pensare, per questo il più delle volte fa fiasco economicamente o moralmente (qui, anche il re Platini ha fallito). E sbaglia la manovra di distacco. Il "più grande" Muhammad Ali, si trascinò fino a un ring nelle Bahamas, in un dicembre di quarant'anni fa, dove perse ai punti, rivelando una lentezza inedita e sospetta, l'inizio di una lunga e ben più dolorosa fine. Zinédine Zidane, nella finale mondiale 2006, recitò come ultimo atto una testata all'avversario che costò a lui l'espulsione e alla Francia, probabilmente, la coppa. Impossibile non pensare che a esasperarlo, più di Materazzi, fosse lo spettro delle partite future, senza di lui. Poi ci sono le eccezioni. Forse Pelé, che chiuse davanti a 77 mila spettatori (c'era anche Ali), mettendo di fronte le due squadre e i due mondi della sua vita (Santos e Cosmos), giocando un tempo per parte e segnando con la prima il suo gol numero 1281.
Sul Venerdì del 20 agosto 2021