Facciamoci del male
di Vittorio Lingiardi , di Vittorio LingiardiQuando ho deciso di guardare DAU.Natasha non immaginavo di dover fare i conti con un film chirurgico come Le lacrime amare di Petra von Kant (Fassbinder) e spietato come Salò o le 120 giornate di Sodoma (Pasolini). Sapevo che mi sarei trovato di fronte a un esperimento di cinema estremo, ma non così disturbante. Il tema, del resto è quello: l’abuso del potere e il potere dell’abuso. Il progetto DAU, concepito dal regista Ilya Khrzhanovsky e finanziato dall’oligarca Adoniev (filantropo? megalomane? riciclante?), ha coinvolto 400 attori non professionisti chiamati a vivere per tre anni su un gigantesco set che ricreava la vita sovietica tra il 1938 e il 1968 dentro l’istituto scientifico intitolato al celebre fisico Lev Landau (da cui l’abbreviazione DAU). Un mondo parallelo documentato in 700 ore di girato per una decina di film (pensate a una serie tipo Heimat o Berlin Alexanderplatz).
La puntata che ho visto, da ieri nelle sale, met…
Quando ho deciso di guardare DAU.Natasha non immaginavo di dover fare i conti con un film chirurgico come Le lacrime amare di Petra von Kant (Fassbinder) e spietato come Salò o le 120 giornate di Sodoma (Pasolini). Sapevo che mi sarei trovato di fronte a un esperimento di cinema estremo, ma non così disturbante. Il tema, del resto è quello: l’abuso del potere e il potere dell’abuso. Il progetto DAU, concepito dal regista Ilya Khrzhanovsky e finanziato dall’oligarca Adoniev (filantropo? megalomane? riciclante?), ha coinvolto 400 attori non professionisti chiamati a vivere per tre anni su un gigantesco set che ricreava la vita sovietica tra il 1938 e il 1968 dentro l’istituto scientifico intitolato al celebre fisico Lev Landau (da cui l’abbreviazione DAU). Un mondo parallelo documentato in 700 ore di girato per una decina di film (pensate a una serie tipo Heimat o Berlin Alexanderplatz).
La puntata che ho visto, da ieri nelle sale, mette in scena “dal vero” le violenze psichiche e fisiche di cui può essere capace un regime psicopolitico. Il punto di vista è quello di Natasha, cameriera alla mensa dell’Istituto: infelicità, soprusi, l’autoconvinzione di prostituirsi con sentimento e dunque fiumi di vodka per sopravvivere. Dialoghi claustrofobici e dettagli genitali violentano il nostro benessere di spettatori ed esibiscono la convivenza totalitaria, spesso inflitta al corpo delle donne, di normale e anormale, banale e grottesco, umano e disumano, desiderio e supplizio. DAU.Natasha è un’indagine ossessiva sulla banalità del male, un saggio di cinema ricavato da un progetto ambizioso che, mescolando recitazione e vita, diventerà scandalo e leggenda. Il momento più difficile della puntata non è vedere come finisce, ma rimanere con l’impressione che ciò che abbiamo visto non ha fine. Nel seguire delle puntate e in quello dell’umanità.
Sul Venerdì del 27 agosto 2021