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L'Occidente non è il mondo

Michele Serra in un disegno di Gipi 
PER POSTA Cinismo? Realpolitik? A vent'anni dalla prima occupazione l'Afghanistan torna ad essere doloroso protagonista dello scenario internazionale. Ma, in attesa di nuovi assetti e nuovi equilibriinternazionali, è legittimo sperare che il Paese non possa tornare a essere quello che i talebani vorrebbero
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Carissimo Serra, I media e la pubblica opinione sembrano sconcertati, quasi storditi dalla velocità con cui i talebani, dopo 20 anni di occupazione, quasi 1.000 miliardi di dollari spesi e migliaia di vittime da una parte e dall’altra, si sono ripresi il Paese. Ma è possibile che con tutta la potenza di intelligence che l’America ed i suoi alleati sono in grado di produrre, non siano stati in grado di prevedere un esito del genere? O si è trattato piuttosto di una precisa scelta politica, accompagnata dalla dose di cinico realismo che ha sempre caratterizzato la politica estera delle grandi potenze come gli Usa? L’alternativa a questa tesi in odore di “complottismo” è forse ancora peggiore, perché allora dovremmo ammettere che noi comuni cittadini siamo nelle mani di odiosi incapaci e di emeriti sprovveduti. Una situazione che, con le future sfide che ci aspettano in questo secolo, dal clima alla…

Carissimo Serra, I media e la pubblica opinione sembrano sconcertati, quasi storditi dalla velocità con cui i talebani, dopo 20 anni di occupazione, quasi 1.000 miliardi di dollari spesi e migliaia di vittime da una parte e dall’altra, si sono ripresi il Paese. Ma è possibile che con tutta la potenza di intelligence che l’America ed i suoi alleati sono in grado di produrre, non siano stati in grado di prevedere un esito del genere? O si è trattato piuttosto di una precisa scelta politica, accompagnata dalla dose di cinico realismo che ha sempre caratterizzato la politica estera delle grandi potenze come gli Usa? L’alternativa a questa tesi in odore di “complottismo” è forse ancora peggiore, perché allora dovremmo ammettere che noi comuni cittadini siamo nelle mani di odiosi incapaci e di emeriti sprovveduti. Una situazione che, con le future sfide che ci aspettano in questo secolo, dal clima alla rivoluzione tecnologica del combinato disposto tra intelligenza artificiale, bio ingegneria genetica e trattamento dei big data da parte degli entranti computer quantistici, getta un’ombra ancora più preoccupante, quasi angosciosa, sul nostro imminente futuro.
Tiziano Peres (Verona)
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Caro Serra, negli anni 70 del novecento in Afghanistan c’era un governo laico che permetteva alle ragazze di andare a scuola. Furono fatte riforme importanti come la riforma agraria. I servizi sociali erano statalizzati e garantiti a tutti, venne riconosciuto il diritto di voto alle donne. Vietati i matrimoni forzati, le donne non potevano indossare il burqa. Ci fu anche una campagna di alfabetizzazione di massa. Ma siccome era un governo filo Urss agli americani non piaceva. Infatti quando i talebani, studenti fanatici religiosi, cominciarono la guerriglia per rovesciare il governo furono sostenuti dagli Usa. Adesso si vede il risultato.
Franco Bagni

Dalle tonnellate di parole lette e sentite sull’Afghanistan sono riuscito a trarre questo succo: l’influenza cinese nell’Asia sud-occidentale, come quella russa e turca, è in costante aumento, e una buona cartina geografica basta e avanza a capire perché. Tutto il resto, compreso l’aspro dibattito nostrano tra atlantisti e no, è solo il litigioso corollario di un fatto compiuto: l’America non è più, e da tempo, il gendarme del mondo, e non vuole nemmeno esserlo; l’Europa non ha il Dna per diventarlo; e dunque è inevitabile che nascano nuovi assetti, nuovi equilibri e nuovi gendarmi (non so dirle, caro Peres, se più cinici o più sprovveduti di quelli attuali. Il potere è diabolico o fa solo finta di esserlo per darsi un tono?).  Magari, ecco, ci può essere d’aiuto verificare sul mappamondo che dire “Occidente” non basta a dire “mondo”: c’è tanto altro, nel mondo, e prima lo capiamo, meglio possiamo attrezzarci per il futuro. 

È troppo banale dire che mi sento schierato con la democrazia, i valori occidentali e bla bla, e che assisto con desolazione a questa ennesima avanzata del fondamentalismo islamico. Il problema è che quel nemico (perché di nemico si tratta, prima di tutto per i popoli che se lo ritrovano in casa e devono soggiacere a quella brutale sottomissione) non si batte con i miliardi e nemmeno con i bombardamenti aerei. In questo senso qualche traccia utile i vent’anni dell’avventura europea in Afghanistan l’hanno lasciata. È legittimo sperare che il Paese non possa tornare a essere quello che i talebani vorrebbero. La collaborazione internazionale, il lavoro, lo studio, l’apertura e la riapertura di scuole e università, il cambiamento di costumi e l’emancipazione delle donne, piaccia o non piaccia agli islamisti tornati al potere, sono cose che non si cancellano nemmeno con la repressione più brutale. E sono cose afghane, sono pezzi di Afghanistan tanto quanto i talebani. Sul terreno, dunque, non c’erano solamente le armi, non solamente cinismo e presunzione, c’era anche lavoro, diplomazia, soccorso, e la delegazione italiana ha dimostrato fino all’ultimo che “sul campo” non funzionano solo i cingoli e gli stivali. Funzionano anche la pazienza, la generosità e la solidarietà.

Sul Venerdì del 27 agosto 2021