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Non tutti i ragazzi vanno ai rave

Illustrazione di Mojmir Ježek 
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Sarà il caldo, sarà la stanchezza, sarà l’età, ma alle prime immagini da Kabul sono scoppiato a piangere, non lo facevo credo da anni. Mi sono sentito così inutile rispetto alle tragedie del mondo, così colpevole di arrabbiarmi spesso per cretinate, così ignorante per non aver neppure immaginato cosa stava per succedere. Poi mi ha preso la desolazione quando ci hanno fatto vedere i ragazzi che lasciavano il rave durato cinque giorni immagino di stordimento e abbrutimento, conciati, mezzi nudi con anelli dappertutto, indifferenti a tutta quella umanità in pericolo, in cerca di salvezza, senza futuro. Ma che futuro hanno anche questi giovani che vogliono solo stordirsi, qualcuno si vergognerà, rinsavirà, farà qualcosa per aiutare gli afgani?
Lettera firmata

Quelli del rave sono pochissimi tra i giovani di oggi, anche se vistosi, e ci sono sempre stati, anche quando in massa altri ragazzi arrivavano a Fir…

Sarà il caldo, sarà la stanchezza, sarà l’età, ma alle prime immagini da Kabul sono scoppiato a piangere, non lo facevo credo da anni. Mi sono sentito così inutile rispetto alle tragedie del mondo, così colpevole di arrabbiarmi spesso per cretinate, così ignorante per non aver neppure immaginato cosa stava per succedere. Poi mi ha preso la desolazione quando ci hanno fatto vedere i ragazzi che lasciavano il rave durato cinque giorni immagino di stordimento e abbrutimento, conciati, mezzi nudi con anelli dappertutto, indifferenti a tutta quella umanità in pericolo, in cerca di salvezza, senza futuro. Ma che futuro hanno anche questi giovani che vogliono solo stordirsi, qualcuno si vergognerà, rinsavirà, farà qualcosa per aiutare gli afgani?
Lettera firmata

Quelli del rave sono pochissimi tra i giovani di oggi, anche se vistosi, e ci sono sempre stati, anche quando in massa altri ragazzi arrivavano a Firenze da tutta Europa per salvare i libri della biblioteca dall’alluvione o accorrevano nei luoghi di disastri come terremoti e tsunami. E sono sicura che anche adesso si formerà una catena di aiuti, senza egoismi, senza paure, perché non ci possiamo escludere da sofferenze così grandi. Può darsi che davanti a questa catastrofe, anche i più gelidi difensori di un nostro povero benessere e di quella nostra cultura, tra l’altro a loro ignota, si rendano conto anche delle responsabilità e colpe dell’Occidente, quindi anche nostre. Sto leggendo la storia dell’Afghanistan, Paese di antichissima civiltà, un tempo noto per i suoi stupendi giardini, da sempre e ancor prima degli interventi di interessata liberazione dell’Occidente, continuo teatro di guerra, tra le diverse fazioni islamiche ed etniche e che ora potrebbe diventare la patria del terrorismo mondiale contro tutto.

Sul Venerdì del 27 agosto 2021