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Apriamo i corridoi affettivi

Una scena dal film Figli del sole del regista iraniano  Majid Majidi  
PSYCHO. Nel film "I figli del sole" la vita difficile dei ragazzi iraniani. E dei profughi afghani
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Alì vive alla periferia di Teheran, ha dodici anni e tre amici. Chissà dove sono i loro padri, comunque non ci sono, e le madri fanno fatica a tirare avanti. Alì arrotonda con piccoli furti, ci mancherebbe. Un malfattore gli affida il compito di recuperare un tesoro rimasto sotto terra. Alla parola tesoro Alì si illumina – a dodici anni Salgari e i pirati esistono anche se non li leggi – e nemmeno gli viene in mente di chiedere che razza di tesoro sia quello. Per scavare il tunnel che conduce al misterioso bottino Alì e la sua banda devono passare per le cantine della Sun School, una scuola priva di finanziamenti che cerca di dare un’istruzione ai ragazzi di strada. Tocca iscriversi e fingersi studenti volonterosi. Pur con qualche furbizia di neorealismo confezionato, Figli del sole, da ieri nelle sale, è un film lieve che addolora. Secondo l’Unicef, nel mondo ci sono 250 milioni di bambini lavoratori e più della…

Alì vive alla periferia di Teheran, ha dodici anni e tre amici. Chissà dove sono i loro padri, comunque non ci sono, e le madri fanno fatica a tirare avanti. Alì arrotonda con piccoli furti, ci mancherebbe. Un malfattore gli affida il compito di recuperare un tesoro rimasto sotto terra. Alla parola tesoro Alì si illumina – a dodici anni Salgari e i pirati esistono anche se non li leggi – e nemmeno gli viene in mente di chiedere che razza di tesoro sia quello. Per scavare il tunnel che conduce al misterioso bottino Alì e la sua banda devono passare per le cantine della Sun School, una scuola priva di finanziamenti che cerca di dare un’istruzione ai ragazzi di strada. Tocca iscriversi e fingersi studenti volonterosi. Pur con qualche furbizia di neorealismo confezionato, Figli del sole, da ieri nelle sale, è un film lieve che addolora. Secondo l’Unicef, nel mondo ci sono 250 milioni di bambini lavoratori e più della metà vive in condizioni di pericolo. Il regista Majid Majidi vuole richiamare l’attenzione sulla psicologia e i talenti di questi bambini privi di opportunità.

Vedendo Figli del sole parteciperete delle peripezie di Abofazl e Zahra, fratello e sorella, rifugiati afghani. Immaginerete la precarietà della loro comunità in Iran, l’assenza di diritti, il rischio continuo d’essere internati o espulsi. Presto, in tutto il mondo, le comunità afghane cresceranno di numero. Per aprire i corridoi umanitari bisogna aprire quelli affettivi. La spinta all’immedesimazione, anche solo per un minuto, è uno degli effetti politici del cinema. Abbiamo ancora in testa l’appello della regista afghana Sahraa Karimi: «Vi scrivo col cuore spezzato e la speranza che possiate unirvi a me nel proteggere la mia bella gente […] Hanno rapito bambini, venduto bambine come spose minorenni ai loro uomini, assassinato donne per il loro abbigliamento…».

Sul Venerdì del 3 settembre 2021