Ohi Vito ohi Vito mio
di Carmine Saviano , di Carmine SavianoNAPOLI. Negli annali della politica italiana, Alfredo Vito, 75 anni, napoletano, ex deputato dc, poi con Forza Italia, è un essere mitologico. Il suo nome di battaglia? Mister 100 mila preferenze. "Centoquattromila nel '92. Oltre 150 mila nel 1987 ma si potevano votare più candidati. E ne presi 120 mila alle Regionali del 1985: questo resterà un primato". Ma, a dispetto dei record, Vito non appare: preferisce stare dietro le quinte, nel ruolo di king maker. Aveva lasciato la politica nel 2008. Oggi ritorna nella sua città. Lavora a una lista - Essere Napoli - in sostegno del candidato del centrodestra Catello Maresca.
Onorevole, ma non aveva smesso?
"Sì, quando è finita la mia esperienza con Forza Italia. Negli ultimi anni mi sono interessato un poco, ho dato una mano a qualche amico, ma niente di significativo. Oggi ho abbracciato la causa Maresca. Apprezzo molto la persona".
Ma li ha ancora 100 mila voti…
NAPOLI. Negli annali della politica italiana, Alfredo Vito, 75 anni, napoletano, ex deputato dc, poi con Forza Italia, è un essere mitologico. Il suo nome di battaglia? Mister 100 mila preferenze. "Centoquattromila nel '92. Oltre 150 mila nel 1987 ma si potevano votare più candidati. E ne presi 120 mila alle Regionali del 1985: questo resterà un primato". Ma, a dispetto dei record, Vito non appare: preferisce stare dietro le quinte, nel ruolo di king maker. Aveva lasciato la politica nel 2008. Oggi ritorna nella sua città. Lavora a una lista - Essere Napoli - in sostegno del candidato del centrodestra Catello Maresca.
Onorevole, ma non aveva smesso?
"Sì, quando è finita la mia esperienza con Forza Italia. Negli ultimi anni mi sono interessato un poco, ho dato una mano a qualche amico, ma niente di significativo. Oggi ho abbracciato la causa Maresca. Apprezzo molto la persona".
Ma li ha ancora 100 mila voti?
"Eh... no no, assolutamente. Purtroppo molte delle mie preferenze stanno a riposo eterno".
E come lo aiuta Maresca?
"Candido un po' di persone nelle sue liste, iniziative, incontri. Ci sentiamo".
"Dottò: io ho 75 anni, sono nonno, lavoro da quando ne avevo 15. Non ho nessuna velleità. Dispenso consigli perché me li chiedono. Perché? Sono una persona coerente: mai votato a sinistra. Anche nella Dc sono stato sempre e solo doroteo: anti-comunista e anti-fascista. Comunque pure Maresca mi chiede spesso: '"Alfrè, ma perché lo fai?'".
Appunto: perché lo fa?
"Perché prima di morire devo vedere una persona non di sinistra che governa Napoli. Bassolino, Iervolino, de Magistris: basta. Maresca è cattolico, moderato, appartiene al mondo del volontariato ed è stato un ottimo magistrato".
"Rilevo che la morale muta nei tempi. A Napoli ci sono stati autorevolissimi magistrati, mi riferisco a quelli che hanno messo sotto inchiesta Antonio Gava con accuse di collusione con la camorra da cui è stato assolto per ben tre volte, che adesso fanno i senatori o hanno ruoli di partito".
A proposito di Gava: come si costruisce un patrimonio da 100 mila preferenze?
"Quasi tutti i sindaci e gli assessori dc della provincia di Napoli erano legati a me. Seguivo le loro vicende, ero molto bravo con i finanziamenti pubblici. Quando mi presentavo alle elezioni era una passeggiata".
Durante Tangentopoli lei ha patteggiato una pena a due anni di reclusione per varie corruzioni.
"E restituii cinque miliardi di lire al Comune di Napoli. Accusato di voto di scambio mi sono dimesso da parlamentare. Tangentopoli ha tanti aspetti. Ma l'effetto maggiore è stato quello di criminalizzare la politica e i partiti".
Criminalizzare? Diciamo che qualche crimine è stato commesso.
"Non lo nego. Ma dobbiamo capire che la politica costa: congressi, campagne elettorali. In America mentre i candidati parlano, gli attivisti vanno in giro con le borse a prendere i soldi".
Tutto chiaro, ma in Italia questo non si può fare.
"In quegli anni c'è stata una rilassatezza dei partiti rispetto all'osservanza dei principi. Però aggiungo: chi doveva controllare, sapeva".
Sente ancora i suoi ex amici di partito? De Mita?
"No, ha 93 anni... e poi tra di noi c'è solo stima".
Pomicino?
"Una continuazione. Lui a Napoli appoggia Manfredi e nell'ultima telefonata mi ha rimproverato perché non riusciamo mai a fare una campagna elettorale insieme. Gli ho risposto: 'Perché sei tu che zumb accà e zumb allà...'".
Manfredi ha incassato il Patto per Napoli. Alcuni miliardi di euro...
"Dottò, quella è una truffa: qua non arriva niente. Il problema di Napoli è la riscossione dei crediti. Ci sono 700 milioni di multe stradali che non vengono incassate".
La chiamavano 'o prevet, il prete.
"Sono un cattolico credente, seguo tutti i sacramenti: penso alla vita del mondo che verrà".
La chiamavano anche 'a sogliola.
"Eh... forse perché la sogliola resta sotto la sabbia poi, all'improvviso, emerge. Non ho mai cercato i riflettori a tutti i costi".
Con 100 mila voti poteva fare il ministro.
"E forse lo sarei diventato. Ma poi è scoppiata l'Italia...".
Che rapporti aveva con Andreotti?
"Prendeva sempre appunti. All'inizio degli anni '90 per la definizione del programma del suo governo facemmo un incontro con il gruppo parlamentare. Proposi interventi per l'agricoltura al Sud. Dopo tre mesi, in aula, mi chiama e mi dice: 'Sto predisponendo un disegno di legge per te...'. Si era ricordato tutto".
Cossiga?
"Un casinaro".
L'altro suo ex partito, Forza Italia, è ai minimi storici.
"Berlusconi non ha mai voluto seriamente costruire una struttura forte. Ci sta pensando adesso... Ti accorgi degli errori sul crinal della vita".
Il suo rimpianto più grande?
"Non ho fatto niente per cambiare la mia percezione all'interno di Forza Italia: ero considerato un corpo estraneo, criticavo la classe dirigente campana, i Cesaro, i Cosentino. E poi, quando Berlusconi mi invitava a cena, una volta andavo, e tre volte no".
Il suo libro preferito?
"Il Gattopardo".
La canzone?
"I classici napoletani. Era de maggio... mia moglie è un'ottima cantante. Quando sono nervoso le chiedo: 'Cantami qualcosa...'".
E si arrabbia spesso?
"Arrivederci dottò. Si è fatto tardi. Ho degli incontri per la lista".
No, Alfredo Vito non ha mai lasciato la politica. E magari, agli incontri in agenda, ci va canticchiando proprio i versi di Era de maggio: "Passa lu tiempo e lu munno s'avota, ma ammore vero, no, nun vota vico".
Sul Venerdi del 3 settembre 2021