✕

Studiamo i terremoti in convento

Un sismografo in azione (Andrey VP / Shutterstock) 
Maria Giovanna Durante e Paolo Zimmaro, ricercatori d’eccellenza, sono rientrati da Los Angeles a Cosenza. Dove hanno coinvolto anche i frati di San Francesco di Paola...
4 minuti di lettura

COSENZA. Quando è squillato il telefono, in California era la sera del 23 agosto 2016. Ad Amatrice invece era già la notte del 24 e l'orologio della Torre si era fermato per sempre alle 3.36. La mattina dopo chiesero a Paolo Zimmaro di partire. Nel frattempo anche Maria Giovanna Durante, sua moglie, veniva convocata d'urgenza. Dopo 72 ore erano a Rieti, al tavolo del briefing operativo con la Protezione civile.

Per i ricercatori che si occupano di terremoti la vita è scandita dalle emergenze. Anche mentre rispondono alle ultime domande dell'intervista Paolo e Maria Giovanna ricevono una segnalazione: stavolta riguarda Haiti, la scossa di magnitudo 7.2. "Invieranno qualcuno dalla East Coast statunitense, ma forse ci chiameranno per esaminare i dati". In quel caso, i pacchi e il trasloco appena iniziato dovranno attendere.

Gli ingegneri geotecnici Durante e Zimmaro, entrambi 36enni, hanno firmato da poco i loro contratti all'Universit&agr…

COSENZA. Quando è squillato il telefono, in California era la sera del 23 agosto 2016. Ad Amatrice invece era già la notte del 24 e l'orologio della Torre si era fermato per sempre alle 3.36. La mattina dopo chiesero a Paolo Zimmaro di partire. Nel frattempo anche Maria Giovanna Durante, sua moglie, veniva convocata d'urgenza. Dopo 72 ore erano a Rieti, al tavolo del briefing operativo con la Protezione civile.

Per i ricercatori che si occupano di terremoti la vita è scandita dalle emergenze. Anche mentre rispondono alle ultime domande dell'intervista Paolo e Maria Giovanna ricevono una segnalazione: stavolta riguarda Haiti, la scossa di magnitudo 7.2. "Invieranno qualcuno dalla East Coast statunitense, ma forse ci chiameranno per esaminare i dati". In quel caso, i pacchi e il trasloco appena iniziato dovranno attendere.

Gli ingegneri geotecnici Durante e Zimmaro, entrambi 36enni, hanno firmato da poco i loro contratti all'Università della Calabria a Cosenza. Maria Giovanna è stata salutata con tutti gli onori dal rettore Nicola Leone. Paolo, appena annunciata la notizia del ritorno in Italia, ha ricevuto addirittura una telefonata dal ministro dell'Università, che all'epoca era Gaetano Manfredi. Qualcuno li aveva definiti cervelli in fuga, ma loro ribattono: "Siamo professionisti, abbiamo seguito un percorso di crescita e lo facciamo anche adesso".

Gli ingegneri geotecnici Maria Giovanna Durante e Paolo Zimmaro, marito e moglie, 36 anni entrambi  

Dall'Ucla  a Cosenza

Tornare al Sud non è (solo) una scelta di cuore, insomma. Anche se lui è nato e cresciuto a Paola, in provincia di Cosenza, e lei a San Lorenzo Maggiore, sulle colline del Sannio. Hanno studiato nelle università vicino a casa: Paolo nel campus cosentino, Maria Giovanna a Benevento e poi Napoli. Si sono conosciuti in un chiostro di un antico convento partenopeo, in una pausa di un convegno scientifico. Si sono fidanzati, ma poi sono partiti per affrontare le diverse strade che salivano al gotha della ricerca mondiale. E sulla cima si sono ritrovati. All'Ucla: Università della California, Los Angeles. Lì sono nate le loro due figlie. E lì hanno attirato le attenzioni di diversi gruppi di ricerca.

Insieme ad altri due esperti, Durante ha condotto uno studio che ha mandato in pensione il metodo Mononobe-Okabe, uno dai capisaldi della progettazione antisismica: "Lo applicano in tutto il mondo da cent'anni, ma nella pratica non sempre funziona. È basato sull'idea che un muro fermo viene investito dall'accelerazione del suolo, noi abbiamo considerato che anche le strutture si muovono a causa della scossa, quindi bisogna calcolare come interagiscono le rispettive frequenze". I risultati sono stati talmente clamorosi che il nuovo metodo è stato inserito nella normativa Usa sui terremoti.

Un drone sopra Accumoli

Nel frattempo i coniugi sono stati coinvolti nel progetto Disasters della Nasa, che studia i fenomeni catastrofici decodificando dati catturati dai satelliti. E poi sono entrati nel Geer, l'associazione di ricognizione geotecnica degli eventi estremi finanziata dalla National Science Foundation: è da lì che partono le chiamate appena si verifica una scossa violenta nel mondo. Nell'agosto 2016 Zimmaro si trovò proiettato ad Accumoli subito dopo il crollo del campanile che uccise un'intera famiglia. "C'era con me un collega dello Utah esperto di droni e rilevammo un costone che si stava ancora muovendo. Avvertimmo la Protezione civile, che si mosse in modo esemplare: dopo aver girato il mondo posso dire che l'Italia può essere orgogliosa del suo sistema di intervento". Sui luoghi dei disastri ci si concentra su ciò che è rimasto in piedi. "Gli edifici che si rompono non ci sorprendono ed è la parte più amara del nostro lavoro: in genere le criticità si potrebbero sempre individuare in anticipo" dice Durante.

Terremoto del 23 agosto 2016 Amatrice (Rieti) (Stefano Montesi/ Getty Images) 
Chi lavora con i terremoti è abituato a sentirsi chiedere se un evento sismico si poteva prevedere. Ma è la domanda sbagliata. Spiega Zimmaro: "Non si può dire quando ci sarà il terremoto. Però sappiamo molto sui territori a rischio e sugli effetti potenziali di una scossa sulle strutture di quei luoghi". È una questione di studi probabilistici e analisi geotecniche: "Si esamina la parte più esterna del terreno e si valuta cosa succede se viene attraversata da onde sismiche. È complicato perché la reazione può essere diversa se ci si sposta di appena cento metri. Poi si studiano le faglie e i loro movimenti. Ma per capire dove il terremoto farà danni, dobbiamo analizzare anche la vulnerabilità degli edifici eventualmente presenti. Ed è così che si arriva alle mappe di rischio".

Tra un Credo e un'Ave Maria

Quella dell'Italia ha una minacciosa striscia scura che si allunga come una spina dorsale. "La prevenzione è fondamentale. Ed è per questo che si fanno sopralluoghi, si raccolgono dati". E si studia la storia. "Ogni scossa permette di scoprire qualcosa su un territorio. E a volte ci sono indicazioni preziose nascoste nel passato". Durante ricorda che il terremoto del 20 maggio 2012 fece riempire i capannoni dell'Emilia di sabbia: "È l'effetto di un fenomeno chiamato liquefazione del terreno: il suolo perde ogni resistenza e diventa come acqua, generando mulinelli. Si pensava che quella regione non ne fosse soggetta. Invece scoprimmo che era già avvenuto poco dopo il 1500, ma se n'era persa traccia".

Terremoto del 20 maggio 2012 Sant’Agostino (Ferrara) (Ansa) 
È per questo che le fonti letterarie sono preziose. Solo che i dati strumentali sui terremoti prima non esistevano, e infatti si usava la scala codificata da Giuseppe Mercalli che classifica le scosse in base ai danni provocati. Ma questa non è una misurazione uniforme perché nei secoli è cambiata la solidità degli edifici e allora oggi, in modo empirico, si cerca di convertire danni e durata delle scosse registrate nei documenti in magnitudo. Zimmaro ha imparato ad attingere anche dai registri dei monasteri: "I monaci quando avvertivano un terremoto iniziavano a pregare. E nei registri riportavano che la scossa era durata un'Ave Maria, come ad esempio avvenne in Calabria il 3 febbraio 1624. Se ne deduce che si è trattato di evento breve e quindi di magnitudo relativamente bassa. Quello del 9 agosto 1621 è invece durato per tutto un Credo, e infatti sappiamo che è stato avvertito a centinaia di chilometri dall'epicentro". Il ricercatore sta coinvolgendo nei suoi studi i frati del convento di San Francesco di Paola: ha chiesto di recitare i canoni antichi e registrare i tempi, per avere un riscontro da inserire nei suoi lavori.

Un laboratorio a cielo aperto

"In Italia abbiamo i terremoti nel sangue" ci dice. È anche per questo che i coniugi hanno deciso di tornare. "Los Angeles ci è entrata nel cuore ma non è un posto semplice in cui vivere. Abbiamo ricevuto offerte da altre università americane, ma ci siamo chiesti: perché non rientrare in Europa? E in Europa chi studia terremoti non va di certo in Svezia".

Paolo ha vinto il bando Montalcini e una posizione da ricercatore. Maria Giovanna ha potuto scegliere dove continuare i suoi studi grazie al prestigioso riconoscimento europeo intitolato a Marie Sklodowska-Curie. Così hanno lasciato la California per sbarcare a Cosenza. E ne sono entusiasti. "La Calabria è un laboratorio sismico a cielo aperto, da qui siamo interlocutori privilegiati per il network mondiale di cui facciamo parte. E secondo le valutazioni dell'Anvur, il gruppo geotecnico dell'Università della Calabria è ai vertici in Italia. Poi questo è un campus in cui sono presenti tutte le aree culturali: se abbiamo bisogno di confrontarci con geologi o filologi li troviamo negli edifici accanto". Lì vicino ci sono anche i frati di Paola. Se capita di vederne qualcuno che prega tenendo un cronometro in mano, ora sappiamo il perché.

Sul Venerdì del 3 settembre 2021