✕

Vaccinarsi è solo la cosa più sensata da fare

PER POSTA Nella terra dei social, patria della privacy perduta, ha senso parlare di "dittatura sanitaria"?
2 minuti di lettura

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, io mi sono vaccinata, avevo tantissima paura. Era il periodo Astrazeneca sì Astrazeneca no, quando ho saputo che mi facevano il Pfizer mi son lanciata spavalda per poi ritrovarmi sdraiata su un lettino alla Asl con la mia dottoressa  che mi teneva la mano e l’infermiere che mi sollevava le gambe perché dopo la puntura mi è venuto un caldo, ma un caldo che credevo di dire bye bye alla vita in quell’istante. Quel caldo era paura, quel caldo era il risultato di tutto il bombardamento mediatico, quel caldo era la mia testa che temeva che il mio corpo non ce l’avrebbe fatta. Io personalmente non ho le competenze per leggere e capire un articolo scientifico. Ho fatto il vaccino perché mi sembrava la cosa più sensata da fare in questo angolo di storia che mi son ritrovata a vivere. Per me e …

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, io mi sono vaccinata, avevo tantissima paura. Era il periodo Astrazeneca sì Astrazeneca no, quando ho saputo che mi facevano il Pfizer mi son lanciata spavalda per poi ritrovarmi sdraiata su un lettino alla Asl con la mia dottoressa  che mi teneva la mano e l’infermiere che mi sollevava le gambe perché dopo la puntura mi è venuto un caldo, ma un caldo che credevo di dire bye bye alla vita in quell’istante. Quel caldo era paura, quel caldo era il risultato di tutto il bombardamento mediatico, quel caldo era la mia testa che temeva che il mio corpo non ce l’avrebbe fatta. Io personalmente non ho le competenze per leggere e capire un articolo scientifico. Ho fatto il vaccino perché mi sembrava la cosa più sensata da fare in questo angolo di storia che mi son ritrovata a vivere. Per me e per gli altri. Affermare che un sanitario possa non vaccinarsi in nome della libertà mi sembra una cagata pazzesca.

Leggere su Facebook, la patria della privacy perduta, che il Green Pass sia un attacco alla nostra privacy, mi fa sorridere. Leggere parole come dittatura sanitaria mi irrita. Certezze su questo tema ne ho poche, ma quello che è certo è che si respira astio e accanimento, c’è un clima molto teso. La pandemia ha portato via molta serenità nella vita privata e lavorativa di tutti noi, chi più, chi meno. Non voglio che mi porti via anche rapporti amicali a cui tengo. Per questo ho deciso che non mi impunterò a convincere nessuno di niente. Desidererei ricevere lo stesso trattamento. Ho deciso che tratterò questo tema come un tema di fede, anche se non lo è. Mi pare di aver capito che da questo strazio non ne usciremo affatto migliori: ne usciremo più divisi di prima. Aveva ragione la persona più lungimirante del Pianeta, un ligure, che scrisse fuori dal suo balcone “andrà tutto a bagasce”.

Giulia (Acerba)

Cara Giulia, nemmeno io ho le competenze per leggere e capire un trattato di immunologia (nonché di tante altre cose). È precisamente per questo che mi sono vaccinato: perché una comunità che non ha fiducia nelle (proprie) competenze è una comunità morta. Non crede in se stessa e rimane in balia dei propri demoni, a cliccare in solitudine le sue lezioncine sul mondo senza più avere, del mondo, un’idea concreta, ovvero un’idea sociale. A parte i sommi artistie i grandi mistici (poche decine per secolo?), nessuno ha il diritto di dire “io” con la ridicola immodestia che è il nutrimento principale dei nostri anni. Trovo perfetta, nella sua semplicità, questa sua frase: «Ho fatto il vaccino perché mi sembrava la cosa più sensata da fare». È il tono della frase a renderla umana e condivisibile: condivisibile da moltissimi, si rassicuri. Non si amareggi per le tante asprezze e le assurde divisioni che la questione dei vaccini (e del Green Pass) ha generato. Moltissime persone hanno avuto la sua stessa umiltà, accettando la vaccinazione semplicemente perché è sembrato il minore dei mali e il più piccolo dei rischi. Nessuno è andato a vaccinarsi cantando l’inno nazionale, non era il giorno del trionfo, era il giorno del buon senso. E no, non andrà tutto a bagasce. Ne usciremo pieni di lividi, e con qualche chilo di astio in più da sopportare. Ma ne usciremo vivi e con qualche certezza in più a proposito della nostra capacità di affrontare i problemi: come comunità, come società e infine come individui.

Sul Venerdì del 10 settembre 2021