✕

Con me le immagini prendono la nota giusta

Lorenzo Fabrizi, 32 anni, fa il "sonorizzatore" 
Per il New York Times èuno dei più importanti "sonorizzatori" di oggi. Ma lui, Lorenzo fabrizi, non abita negli States ma a Garbatella, Roma. Siamo stati nella sua casa-studio
3 minuti di lettura

Come passare da un appartamento nel popolare quartiere romano della Garbatella alle colonne del New York Times. Mettendoci in mezzo qualche migliaia di dischi in vinile e una passione, poi diventata business, per una musica che non va in classifica e che spesso non era neanche destinata a essere stampata. Lorenzo Fabrizi, 32 anni, tatuaggi sparsi, poster dei Clash alle pareti e un gatto, Teppa, che gironzola in salotto tra giradischi e amplificatori, dal 2013 ha creato la sua etichetta, la Sonor, e si è buttato nel mercato della library music. Ovvero quelle sonorità che servono per accompagnare qualsiasi cosa (un documentario o un film per esempio) richieda l’abbinamento della musica all’immagine. Basti pensare a un filmato sulla natura. Quella che sentite in sottofondo mentre vedete, per dire, un elefante che si abbevera, è la musica che serve per “sonorizzare”  le immagini. Oppure: serve un sottofondo per accompagnare una scena di op…

Come passare da un appartamento nel popolare quartiere romano della Garbatella alle colonne del New York Times. Mettendoci in mezzo qualche migliaia di dischi in vinile e una passione, poi diventata business, per una musica che non va in classifica e che spesso non era neanche destinata a essere stampata. Lorenzo Fabrizi, 32 anni, tatuaggi sparsi, poster dei Clash alle pareti e un gatto, Teppa, che gironzola in salotto tra giradischi e amplificatori, dal 2013 ha creato la sua etichetta, la Sonor, e si è buttato nel mercato della library music. Ovvero quelle sonorità che servono per accompagnare qualsiasi cosa (un documentario o un film per esempio) richieda l’abbinamento della musica all’immagine. Basti pensare a un filmato sulla natura. Quella che sentite in sottofondo mentre vedete, per dire, un elefante che si abbevera, è la musica che serve per “sonorizzare”  le immagini. Oppure: serve un sottofondo per accompagnare una scena di operai alla catena di montaggio? Ecco pronto Ingranaggio, del compositore Amedeo Tommasi.

Passione americana

Questo genere, che conobbe un vero e proprio boom nell’Italia tra la fine dei 60 e la metà degli 80, piace moltissimo agli americani che quando hanno deciso di parlarne sul NYT hanno puntato lo sguardo su Roma. Ed ecco che entra in scena Fabrizi. «Negli ultimi anni mi sono creato molti contatti oltreoceano, così un giorno mi è arrivata questa mail per un articolo sulla library music che da quelle parti va per la maggiore sia tra i collezionisti che tra i producer. Perché quello è il vero mercato, mentre da noi è tutto chiuso. Dal 1969 alla metà degli anni 80 la Rai pagava molto perché c’erano tanti programmi da sonorizzare. Poi le cose sono cambiate. Viale Mazzini, ormai, impone di usare solo il suo repertorio musicale. L’unica strada è quella di fornire un prodotto chiavi in mano: come la trentina di documentari di Davide Mocci, fatti per Geo, dove ci sono le mie musiche».

Un tripudio di anonimi 

In questo mondo Lorenzo è entrato, prima inconsapevolmente poi con tutte le scarpe, nell’estate del 2011 quando in un magazzino trovò circa 10 mila vinili di ogni tipo: dal rock al pop ai dischi di Radio Vaticana. Nel mucchio c’erano anche autori mai sentiti, con copertine anonime. «Mi chiedevo che roba fosse, poi il mio amico Pierpaolo, mi spiegò che stavamo ascoltando. “dischi di sonorizzazione”». Per capire meglio di cosa stiamo parlando, ecco alcuni vinili che Lorenzo mi mostra durante la nostra chiacchierata: Musica per commenti sonori di Giancarlo Gazzani; Ust 335, lavoro e tempo libero di Giuliano Sorgini; Sonorità nel lavoro di Nello Ciangherotti e Silvano Chimenti; C364 Antico e moderno di Mario Molino, Analisi scientifiche di Giuliano Sorgini. «Erano dischi che uscivano anche solo con il numero di catalogo, non erano destinati alla vendita e a volte non avevano neanche la copertina. Il vinile veniva stampato, per esempio, per farlo sentire ai programmatori, altrimenti la musica sarebbe rimasta sul nastro» . Ma sarebbe sbagliato pensare a degli emeriti sconosciuti. Primo perché a volte accadeva che venissero usati nomi falsi per non essere associati a film non memorabili, secondo perché furono “sonorizzatori” anche big come Ennio Morricone, Piero Umiliani, Egisto Macchi, Armando Trovajoli e Alessandro Alessandroni. In questo mare la Sonor – con Fabrizi collaborano anche il producer milanese Andrea Galtieri e il dj catanese Tommaso Papale – naviga da 8 anni. Affiancando alla library music anche la stampa delle colonne sonore dei film anni 60/70. Tipo Emanuelle in America di cui ha appena messo sul mercato 800 copie (quasi tutte vendute), La professoressa di scienze naturali e altre decine di titoli. Tra le colonne sonore e la library music, però, c’è una sostanziale differenza: «Le prime sono fatte per un film specifico, i pezzi della seconda invece possono essere usati più volte anche in diversi contesti» sintetizza Fabrizi appoggiato a un Revox pr 99, un registratore a bobine di fine anni 70.

Nella giungla dei diritti 

Mettere le mani sui diritti delle musiche, però, non è sempre facile. «Anzitutto l’autorizzazione va chiesta al proprietario della registrazione. In Italia di solito l’editore originale è anche il proprietario del master. Spesso,però, chi possiede i diritti non si trova. Se poi è scomparso bisogna parlare con gli eredi che a volte non capiscono cos’hanno in mano. Altre volte ci sono stati dei passaggi di proprietà per cui i documenti si sono persi e non si riesce a venirne a capo». A questo punto si aprirebbe una complicatissima discussione sul diritto d’autore e le norma che lo regolano, argomento ostico per chi lo spiega ma soprattutto per chi ascolta. Meglio farsi raccontare il colpo di fortuna che Lorenzo ha avuto qualche anno fa. «Abbiamo comprato un vecchio repertorio che era in mano a una famiglia, che a suo volta lo aveva ereditato da un produttore. C’era molta musica, compresa la colonna sonora di un film di Lucio Fulci del 1964: I 2 evasi di Sing Sing, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. E l’autore era un certo Ennio Morricone...». Stampata in 500 vinili e 500 cd è andata rapidamente esaurita. Per una così fortunata circostanza Lorenzo ha pensato alla sonorizzazione più adatta, piazzando sul piatto Blue Beat del sestetto Dino Piana & Oscar Valdambrini. Anche Teppa sembra gradire.

Sul Venerdì del 27 agosto 2021