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Somerset Maugham, i diari di un mago

William Somerset Maugham (nella foto a Venezia nel 1964) nacque a Parigi nel 1874 e morì a Saint-Jean-Cap-Ferrat nel 1965. (Getty images) 
Scrittore di enorme successo, gran giramondo e spia part-time, per tutta la vita annotò spunti e riflessioni nel suo "Taccuino". Che esce per la prima volta in italiano
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William Somerset Maugham nacque nel 1874, quindi era ancora un suddito della regina Vittoria quando ventitreenne ebbe il suo primo clamoroso successo col romanzo Liza di Lambeth. Agli inizi del nuovo secolo lo resero ricco le sue commedie, quattro delle quali allestite a Londra nel solo 1908. Continuò con romanzi e racconti. Era celebre già prima dello scoppio della Grande Guerra, finita la quale, emerse le voci nuove dei Joyce e delle Virginia Woolf (peraltro non molto più giovani di lui), la critica tese a trattarlo come un sopravvissuto. In compenso il pubblico non lo abbandonò mai, e ancora oggi egli detiene, con circa cento titoli, il record di autore più adattato per il cinema o la tv.

Tradotto in tutte le lingue, avendo girato tutto il gl…

William Somerset Maugham nacque nel 1874, quindi era ancora un suddito della regina Vittoria quando ventitreenne ebbe il suo primo clamoroso successo col romanzo Liza di Lambeth. Agli inizi del nuovo secolo lo resero ricco le sue commedie, quattro delle quali allestite a Londra nel solo 1908. Continuò con romanzi e racconti. Era celebre già prima dello scoppio della Grande Guerra, finita la quale, emerse le voci nuove dei Joyce e delle Virginia Woolf (peraltro non molto più giovani di lui), la critica tese a trattarlo come un sopravvissuto. In compenso il pubblico non lo abbandonò mai, e ancora oggi egli detiene, con circa cento titoli, il record di autore più adattato per il cinema o la tv.

Tradotto in tutte le lingue, avendo girato tutto il globo, prima dei sessantacinque anni si raccontò in un’autobiografia (The Summing Up). Ma la carriera continuava, e un secondo, assai notevole bilancio pubblicò nel 1949, pescando nei quindici volumi di taccuini che aveva tenuto, sia pure saltuariamente, sin da quando, studente in medicina, raccoglieva materiale per diventare scrittore. Aveva infatti chiara sia la sua vocazione, sia i pregi e i difetti di questa. Tra i secondi c’era l’incapacità di inventare una storia dal nulla; tra i primi, la perenne curiosità per la creatura umana, nelle sue fisime e nelle sue contraddizioni. Soprattutto, forse, nelle sue contraddizioni.

Come Maugham osserva spesso, infatti, non siamo esseri razionali. Prendete Otello, dice. Nessuno dei personaggi si comporta in modo coerente, eppure la trama funziona, ed è perfettamente accettabile. Così la mia narrativa, dichiara, è sempre stata tanto intimamente connessa alla disorganizzazione della vita (sua, ma anche altrui, osservata o sentita narrare), da rendermi difficile distinguere retrospettivamente il vero dal costruito.

Paesaggi esotici

Il repertorio del Taccuino di uno scrittore, oggi pubblicato da Adelphi, preserva una penetrante galleria di persone incontrate, e anche di paesaggi, magari esotici. Ecco un esempio dei secondi e dei primi, dalla stessa pagina. «Le palme di cocco arrivano praticamente in riva al mare, ma non disposte a file, bensì distanziate secondo un certo ordine rigoroso. Hanno un po’ l’aria di un corpo di ballo formato da zitelle, anziane, briose, che si ergono con una grazia artificiosa in posture affettate». «Il governatore. Si trova ad Apia perché sta aspettando che termini la gravidanza della moglie, un donnone trasandato, vestita di tuniche svolazzanti, che potrebbe essere di Notting Hill Gate o di West Kensington. Lei ha movenze languide e una voce strascicata; non è bella, e neanche carina, ma ha un viso piacevole e candido. Lui è alto e ha una faccia piccola e sottile scurita da anni di esposizione al sole dei tropici. I baffetti che sfoggia non bastano a nascondere la mollezza della bocca...».

Siamo nei mari del Sud, l’anno è il 1917, e qui come altrove vegetano campioni di quella genia di britanni espatriati, funzionari di un impero agli inizi della sua fatiscenza, che il nostro continuerà a tesaurizzare. Sempre sul Pacifico, dopo avere conosciuto certi missionari, annota che da quello spunto trasse il racconto Pioggia.

Una scena di "Pioggia" (1932), uno dei tanti film tratti da un'opera di Somerset Maugham 

I taccuini, presentati in ordine cronologico, si dividono in blocchi. Il primo, quello dell’adolescenza, contiene riflessioni e pensieri sull’esistenza talvolta un po’ banali, inclusi, dice Maugham, perché caratteristici delle incertezze e delle elucubrazioni del ragazzo sciocco e presuntuoso che ero stato. Quindi, sorvolando sulla stagione degli allori, si passa all’esperienza bellica, cui Maugham, già troppo vecchio per andare al fronte, partecipa guidando ambulanze; ma dà anche una mano negli ospedali da campo, donde pagine non meno raccapriccianti di quelle che dedicherà, decenni dopo, allo sgozzamento dei maiali nei famosi macelli di Chicago. Segue la peripezia nei mari del Sud, fonte come si è detto di molti racconti. Qui un altro stimolo glielo dà la scoperta nella casetta di un indigeno di tre porte dipinte da Gauguin, una delle quali il futuro autore de La luna e sei soldi riesce ad acquistare.

Missione in Russia

Poi viene la fase russa, quando Maugham accetta una missione di spionaggio in piena rivoluzione. È anche il confronto con quella letteratura, per la quale prova una attrazione controllata. Ammira Tolstoj; ha molte riserve su Turgenev (in seguito parzialmente rientrate); apprezza Cechov a scapito di Maupassant (anche qui poi si ricrede); ma soprattutto è affascinato da Dostoevskij, che detta a lui amante delle arti figurative un audace parallelo nientemeno che con El Greco («Avevano entrambi la capacità di rendere visibile l’invisibile; esprimevano entrambi un’identica violenza emotiva, la stessa passione. Entrambi danno l’impressione di aver percorso vie dello spirito inesplorate, territori in cui l’uomo non respira l’aria di tutti i giorni...»). Dell’attività per cui è stato inviato non dice molto. Offre però, memorabile, il resoconto dell’intervento alla Convenzione Democratica  di un Kerenskij livido ed emozionato, ma in controllo della situazione.

Seguirebbe un altro viaggio fondamentale, stavolta in Cina, ma di questo i taccuini non riportano nulla. Gli appunti erano così ricchi, spiega Maugham, che li pubblicai così com’erano. Ma ci sono altre peregrinazioni per l’Oriente, non sempre sfruttate. Vedi, drammaticissimo, il naufragio in un fiume in piena, dal quale lo scrittore si salva dopo aver perso ogni speranza, aggrappato al suo compagno di allora Gerald Haxton (morto nel 1944, e dedicatario dei taccuini), grazie all’aiuto di due detenuti che erano a bordo del battello con altri condannati. Annotazione: «Quando tornai a Kuching scrissi al ministro residente presso cui avevamo soggiornato e gli chiesi se gli fosse possibile commutare le pene per i due prigionieri che mi avevano salvato la vita. Lui mi rispose di aver provveduto alla liberazione di uno dei due, mentre per l’altro, purtroppo, non poteva far nulla perché mentre tornava a Simiangang si era fermato al suo villaggio d’origine e aveva ucciso la suocera».

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Partenza rimandata

Maugham conclude il libro com’era iniziato, con riflessioni e meditazioni, adesso però definitive, sulla vita, sull’arte e su di sé. A settant’anni non ha rimpianti, pensa di avere dato tutto quello che poteva dare e di potersi mettere da parte; peccato solo per i quattro romanzi che aveva in cantiere e che non scriverà più. Ma cinque anni dopo aggiunge un poscritto. Ha scritto tre di quei romanzi, dopotutto, e il quarto lo ha accantonato soltanto perché la situazione su cui si era documentato a suo tempo – la vita in un poverissimo sobborgo dell’Inghilterra industriale – era troppo cambiata. Ora non gli resta che aspettare la fine. «Leggo i giornali e sfoglio le pagine di una rivista, ma quando qualcuno vuole prestarmi un libro io declino l’offerta, perché potrei non fare in tempo a finirlo, e in ogni caso, con questo lungo viaggio che mi aspetta, non sono nella disposizione di prestarvi attenzione. Incontro gente al bar o giocando a carte, ma non cerco di fare amicizia con persone da cui mi separerò presto. Sto per partire».

Non tutto andò come nel suo programma, purtroppo. Gli ultimi anni – davanti ne aveva ancora una quindicina, nel fastoso buen retiro della villa Mauresque di Cap Ferrat – furono tutt’altro che lieti. Ma questa, come si dice, è un’altra storia.

Sul Venerdì del 10 settembre 2021