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L'Europa della vergogna

Adam Ali, il protagonistadi Europa, film diretto da Haider Rashid


  
PSYCHO Nel film di Haider Rashid quello che succede tutti i giorni alle nostre frontiere. E nel corpo dei migranti
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Oltre il confine bulgaro, Kamal, ragazzo iracheno sulla rotta balcanica, non trova la promessa di una vita nuova, ma biondi cacciatori di migranti. Non chiedono passaporti, non guardano in faccia: sparano per ammazzare. È questa la prima cosa che Kamal conosce dell’Europa. Come un capriolo braccato si rifugia nel bosco e lì, per un’ora, grazie alla bravura del regista Haider Rashid e dell’attore Adam Ali, noi siamo il suo corpo, il suo respiro, la sua grazia ferita e silenziosa.

Dopo aver visto questo film, Europa, sarà difficile pronunciare la parola migrante senza pensare a Kamal. Sarà difficile pronunciare la parola Europa senza provare vergogna. Sapendo che è nel corpo che si manifesta la paura, Rashid gira un film quasi senza dialoghi ma proprio per questo di piena intensità comunicativa. Noi ascoltiamo quello che Kamal ascolta: i soldi che frusciano, i cani che abbaiano, l’acqua del ruscello, un elicottero che s…

Oltre il confine bulgaro, Kamal, ragazzo iracheno sulla rotta balcanica, non trova la promessa di una vita nuova, ma biondi cacciatori di migranti. Non chiedono passaporti, non guardano in faccia: sparano per ammazzare. È questa la prima cosa che Kamal conosce dell’Europa. Come un capriolo braccato si rifugia nel bosco e lì, per un’ora, grazie alla bravura del regista Haider Rashid e dell’attore Adam Ali, noi siamo il suo corpo, il suo respiro, la sua grazia ferita e silenziosa.

Dopo aver visto questo film, Europa, sarà difficile pronunciare la parola migrante senza pensare a Kamal. Sarà difficile pronunciare la parola Europa senza provare vergogna. Sapendo che è nel corpo che si manifesta la paura, Rashid gira un film quasi senza dialoghi ma proprio per questo di piena intensità comunicativa. Noi ascoltiamo quello che Kamal ascolta: i soldi che frusciano, i cani che abbaiano, l’acqua del ruscello, un elicottero che sorvola la zona, gli animali del bosco. Rashid ha definito il suo film «un thriller con una coscienza» e infatti lo guardiamo in pieno engagement fisico, immedesimati affettivamente, afferrati dalla suspense, dal cosa succederà adesso. Girato per accendere i neuroni specchio, Europa  arriva alla mente perché attraversa il corpo, quello spaesato di Kamal che la macchina da presa mai abbandona, disperato e tenero, fino a farlo diventare nostro. Je est un autre. La fuga è interrotta da brevi momenti sacri di intimità: Kamal a una fonte che si lava i piedi, Kamal che intona tra sé una nenia materna fiera e struggente.

Quello che vediamo in Europa avviene ogni giorno centinaia di volte alle frontiere, in ogni tentativo di passaggio, di sbarco. Se corpo è la prima parola del film, la seconda è infatti confine. Il cui superamento potrebbe essere un inizio dopo il trauma mentre spesso ne è la continuazione, il prima nel dopo.

Sul Venerdì del 17 settembre 2021