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Agente Maugham, dalla Russia con stupore

Lo scrittore inglese William Somerset Maugham (1874-1965) (Getty images) 
ORA D'ARIA Inviato per spiare, lo scrittore inglese finì per appassionarsi soprattutto alla letteratura
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Nell’agosto del 1917, William Somerset Maugham andò in Russia per conto dell’Intelligence britannica, incaricato dal mitico Wiseman dell’MI6  di impedire – nientemeno – lo scoppio della Rivoluzione. Maugham partì imbottito di denaro; una cintura a contatto della pelle conteneva cambiali per una somma inimmaginabile: al sicuro, visto che nel corso del viaggio in Transiberiana, da Vladivostok a Pietrogrado, Maugham non ebbe modo, in 11 giorni, di lavarsi. Era stato scelto in mancanza di meglio: per conoscere il popolo russo, procedette come segue. Da due anni era scrittore di immenso successo; e nell’occasione prese in mano la letteratura russa. Riteneva di saper vedere con estrema chiarezza quello che gli stava sotto il naso, ma «i grandi scrittori vedono attraverso i muri». Dostoevskij lo «lasciava di stucco»; ma un autore di un ordine appena meno sconvolgente – Cechov, per esempio – gli avrebbe…

Nell’agosto del 1917, William Somerset Maugham andò in Russia per conto dell’Intelligence britannica, incaricato dal mitico Wiseman dell’MI6  di impedire – nientemeno – lo scoppio della Rivoluzione. Maugham partì imbottito di denaro; una cintura a contatto della pelle conteneva cambiali per una somma inimmaginabile: al sicuro, visto che nel corso del viaggio in Transiberiana, da Vladivostok a Pietrogrado, Maugham non ebbe modo, in 11 giorni, di lavarsi. Era stato scelto in mancanza di meglio: per conoscere il popolo russo, procedette come segue. Da due anni era scrittore di immenso successo; e nell’occasione prese in mano la letteratura russa. Riteneva di saper vedere con estrema chiarezza quello che gli stava sotto il naso, ma «i grandi scrittori vedono attraverso i muri». Dostoevskij lo «lasciava di stucco»; ma un autore di un ordine appena meno sconvolgente – Cechov, per esempio – gli avrebbe insegnato ancora di più sui russi. Le lingue e le culture sono impervie (e semmai, bisogna conoscerne almeno tre, per relativizzare); e la lettura fornisce molte chiavi. La vita invece è una mediocre narratrice; parte a casaccio, di solito molto prima del climax; procede a tentoni, e non porta al colpo di scena finale – che è «un’offesa alla verosimiglianza».

Così attrezzato dunque sui russi (dotati di sensi di colpa e di donne prepotenti) Maugham si inoltra sulla Prospettiva Nevskij (lo racconta nell’affascinante Taccuino di uno scrittore, ora da Adelphi, di cui ha scritto Masolino d’Amico sullo scorso Venerdì). A differenza dell’opulenta rue de la Paix, dove scorrono le ombre delle grandi cocottes, o di Fifth Avenue, così vivace, e di Bond Street, tutta aristocratica, la Prospettiva non è frequentata da un’unica classe sociale, ma da tutte: soldati, marinai e studenti; lavoratori, borghesi e contadini; pazienti – spiega Maugham – anche quando aspettano in coda fuori delle macellerie, le donne col fazzoletto in testa: gli ricordano, uno per uno, i personaggi dei romanzi, e non li vede comportarsi come le masse rivoluzionarie francesi. Anche alla Convenzione democratica al Teatro Alexandrinskij sembrano tutti contadini, ostinati e rozzi; oratoria monotona. Verde, letteralmente, di paura per i bolscevichi, dal palco reale Kerenskij (è l’epoca del governo provvisorio) suscita per ora acclamazioni fragorose. La presa del Palazzo d’inverno trova Maugham stupito, a tradurre i dispacci in un complicatissimo codice (tutti i mestieri sono alla fine noiosi). Però dal viaggio trarrà il romanzo Ashenden o l’agente inglese, che ispirerà a Ian Fleming James Bond.

Sul Venerdì del 17 settembre 2021