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Com'è scomoda la bellezza, anche a Venezia

Una scena di Welcome Venice del regista Andrea Segre 
PSYCHO In "Welcome Venice" Andrea Segre mette in scena il conflitto tra due fratelli. E tra due visioni della città
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Dieci anni dopo Io sono Li Andrea Segre gira un altro film di laguna. Presentato alla Mostra del cinema di Venezia e mi auguro ancora in qualche sala, Welcome Venice è la storia di due fratelli, Pietro e Alvise, eredi di una famiglia di pescatori della Giudecca. Pescatori di moeche, che in dialetto significa “morbide”, come lo sono i piccoli granchi che in autunno e in primavera abbandonano il carapace per sviluppare una nuova e robusta corazza. Nella breve stagione della muta, cioè nella loro più indifesa tenerezza, vengono gustati, fritti e sono piuttosto costosi: poverini. I moecanti, un mestiere tramandato da padre in figlio, catturano i granchi con apposite reti nei bassi fondali lagunari, selezionando quelli boni per la cucina e rigettando in mare quelli matti dal guscio già indurito.

Venezia 78. 'Welcome Venice': Venezia tra granchi, turisti e una casa contesa fra fratelli

Forse anche il c…

Dieci anni dopo Io sono Li Andrea Segre gira un altro film di laguna. Presentato alla Mostra del cinema di Venezia e mi auguro ancora in qualche sala, Welcome Venice è la storia di due fratelli, Pietro e Alvise, eredi di una famiglia di pescatori della Giudecca. Pescatori di moeche, che in dialetto significa “morbide”, come lo sono i piccoli granchi che in autunno e in primavera abbandonano il carapace per sviluppare una nuova e robusta corazza. Nella breve stagione della muta, cioè nella loro più indifesa tenerezza, vengono gustati, fritti e sono piuttosto costosi: poverini. I moecanti, un mestiere tramandato da padre in figlio, catturano i granchi con apposite reti nei bassi fondali lagunari, selezionando quelli boni per la cucina e rigettando in mare quelli matti dal guscio già indurito.

Venezia 78. 'Welcome Venice': Venezia tra granchi, turisti e una casa contesa fra fratelli

Forse anche il conflitto tra Pietro e Alvise è una questione di carapace, cioè di quanta scorza abbiamo sull’anima: uno vuole continuare a vivere nel tempo eterno dell’umidità e delle moeche, l’altro vuole esiliare il fratello a Mestre, vendere la dimora giudecchina di famiglia e investire tutto nel miraggio di case-vacanza per turisti stranieri di pessimo gusto. In fondo, cantava Guccini, «Venezia è anche un sogno, di quelli che puoi comperare». Con un finale surreale, sberleffo di rassegnazione e lotta, Welcome Venice è un film sul conflitto identitario di due Venezie che sono anche lo specchio di due psicologie incompatibili ma spesso conviventi in noi: la malinconia scomoda della bellezza e la corruzione comoda della bruttezza. Film dunque, come tutti quelli di Segre, molto politico che, immerso nelle calle e nelle barene di una Venezia tra la vita e la morte, «nelle innumerevoli squame delle piccole onde che increspano la Laguna» (Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili) ci domanda cosa vogliamo fare di noi e del mondo. 

Sul Venerdì del 24 settembre 2021