"Cara ti amo", dall'epistola al tweet
di Marino Niola , di Marino NiolaLa busta è la camicia da notte di una lettera d’amore. Lo diceva quel satanasso di Ambrose Bierce ai primi del Novecento. Non un secolo, ma un’era geologica fa. Perché nel frattempo l’amore, rimasto senza camicia e senza lettere, è in cerca di qualcosa da mettersi addosso per vestire le sue parole.
In realtà l’epistola amorosa è sempre stata costretta a mutare forma e linguaggio. Un grande della letteratura epistolare come Erasmo da Rotterdam la definisce “versipellis ac polypus”, capace di cambiare pelle come un polpo, ovvero l’animale più mutaforme e al tempo stesso più fedele a sé stesso. Si trasforma per adattarsi agli ambienti più diversi. Proprio come fa il discorso amoroso. Che lancia i suoi tentacoli per sedurre l’altro, per farlo entrare nei suoi labirinti verbali, per catturarlo e al tempo stesso per lasciarsi catturare dalla sua preda. Un gioco di specchi che una …
La busta è la camicia da notte di una lettera d’amore. Lo diceva quel satanasso di Ambrose Bierce ai primi del Novecento. Non un secolo, ma un’era geologica fa. Perché nel frattempo l’amore, rimasto senza camicia e senza lettere, è in cerca di qualcosa da mettersi addosso per vestire le sue parole.
In realtà l’epistola amorosa è sempre stata costretta a mutare forma e linguaggio. Un grande della letteratura epistolare come Erasmo da Rotterdam la definisce “versipellis ac polypus”, capace di cambiare pelle come un polpo, ovvero l’animale più mutaforme e al tempo stesso più fedele a sé stesso. Si trasforma per adattarsi agli ambienti più diversi. Proprio come fa il discorso amoroso. Che lancia i suoi tentacoli per sedurre l’altro, per farlo entrare nei suoi labirinti verbali, per catturarlo e al tempo stesso per lasciarsi catturare dalla sua preda. Un gioco di specchi che una volta era codificato, aveva modalità e convenzioni formalizzate. Come lo erano i tempi della scrittura. E quelli ancora più lunghi della risposta.
Ci sono veri e propri trattati come La maniera di scrivere e rispondere del francese Jean Quinerit de Mousne che nel Cinquecento detta il decalogo della corrispondenza epistolare, soprattutto di quella sentimentale. Costretta a far compiere alla scrittura una doppia piroetta per trasformare una semplice corrispondenza in una corrispondenza d’amorosi sensi. Che equivale a bagnare la penna negli inchiostri più sensuali e allusivi per far compiere alle parole il salto di specie che le fa diventare carne viva, desiderio che non sente più bisogno di ragioni.
Ma sono processi infiniti, che durano mesi, anni, decenni. E riflettono un tempo sociale che sincronizza il bioritmo dei sentimenti sul registro della speranza e dell’attesa. Spesso interminabile, non di rado snervante. Qualche volta dura da mandar giù come certi carteggi d’amore che lasciano il lettore agonizzante. Tipo Abelardo ed Eloisa. O le foscoliane Ultime lettere di Jacopo Ortis.
Sul Venerdì del 1° ottobre 2021