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La bulimia dell'Homo sapiens

PER POSTA  Mentre si parla di riconversione "green", il tema della sovrappopolazione è uscito dall'agenda politica
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Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Serra, mi sembra di assistere alla corsa disperata del mondo per non cambiare niente, mantenere il livello altissimo dei nostri consumi solo spostato sul green, mentre lo sviluppo di conoscenze scientifiche lontane da ogni possibilità di comprensione per l’umano normale, specialistiche e parcellizzate, dovrebbe via via risolvere gli innumerevoli problemi che si vengono a creare. La regola numero uno resta quella del profitto, oltre ogni misura, se possibile. Vedi il buon vecchio Marcuse. Emblematico ciò che sta succedendo nel mondo dei motori con la transizione all’elettrico, come se tutte queste batterie non ponessero problemi enormi. Stesso discorso per le energie alternative a cui obbligatoriamente dovremo ricorrere: che costi sull’ambiente avranno? Ma non c’è problema, le materie prime ce le andia…

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Serra, mi sembra di assistere alla corsa disperata del mondo per non cambiare niente, mantenere il livello altissimo dei nostri consumi solo spostato sul green, mentre lo sviluppo di conoscenze scientifiche lontane da ogni possibilità di comprensione per l’umano normale, specialistiche e parcellizzate, dovrebbe via via risolvere gli innumerevoli problemi che si vengono a creare. La regola numero uno resta quella del profitto, oltre ogni misura, se possibile. Vedi il buon vecchio Marcuse. Emblematico ciò che sta succedendo nel mondo dei motori con la transizione all’elettrico, come se tutte queste batterie non ponessero problemi enormi. Stesso discorso per le energie alternative a cui obbligatoriamente dovremo ricorrere: che costi sull’ambiente avranno? Ma non c’è problema, le materie prime ce le andiamo a cercare su Marte: basta non toccare i consumi! Il punto è che dobbiamo ridurre i consumi e smetterla di illuderci che con il green andrà tutto a posto. Secondo poi, dobbiamo riproporre il discorso di controllo delle nascite che pare abbandonato, se no ci penserà la prossima pandemia. Per fare queste cose, la razza umana deve obbligatoriamente evolversi. Come? 
Stefano Grandi

Gentilissimo Serra, ascolto attento le parole del Pontefice riguardo il valore del cibo nel mondo di oggi. Poi osservo la maggioranza dei cardinali e arcivescovi che superano i cento chili; non riesco a credere che sia solo la benedizione del buon Dio e mi chiedo se le parole del Papa abbiano per loro lo stesso significato che si vuole dare al resto dell’umanità. Giovanni Sciarrone (giovannisciarrone49@gmail.com)

Mi scuso per l’accostamento un poco irriverente tra le due lettere, ma il tema, sia pure trattato con accenti molto diversi, è lo stesso: la bulimia del genere umano. Non si tratta di un tema “etico” (o meglio, lo è solo di rimbalzo). Si tratta prima di tutto di un tema logico-razionale, direi scientifico, che mi permetto di riassumere così: in una bottiglia da un litro può entrare un litro e mezzo di liquido? L’osservazione (satirica) del lettore Sciarrone sui cardinali farebbe pensare di sì. Una osservazione più attenta dei dati a disposizione lascia pensare di no: la bottiglia da un litro rappresenta il Pianeta; il litro e mezzo, già adesso, siamo noi, con tutto il nostro ingombro, le nostre emissioni, la nostra dismisura.Ovviamente è lecito pensare che la tecnologia, della quale oggi tendiamo a dare una lettura prodigiosa (vedi Elon Musk), riesca a deformare la bottiglia aumentandone la capienza.

Il progresso non è un’opinione, e le conquiste di Homo sapiens (qualcuna effettivamente prodigiosa, vedi la microchirurgia, vedi la connessione planetaria del web) rendono lecito sperare in qualche novità rilevante. E dunque, caro Grandi, dobbiamo accogliere con grande favore la riconversione green, che con è al tempo stesso una foglia di fico e una grande possibilità, spetterà alla politica far prevalere l’una o l’altra funzione. Ma non c’è dubbio che nessuna riconversione virtuosa possa prescindere dalla cura della nostra ingordigia. Di tutto: consumi, cibi, oggetti, beni utili e beni inutili, quantità smisurate di prodotti spesso inutilizzati che riempiono le nostre case come feticci. Se la decrescita felice è solamente una teoria, la crescita infelice è spesso sotto i nostri occhi, e la superfetazione del genere umano non aiuta, oggettivamente, a essere ottimisti. Megalopoli di trenta milioni di persone – quasi sempre contadini proletarizzati – senza servizi, spesso nemmeno le fogne, discariche grandi come catene montuose (i nostri rifiuti elettronici in Africa e in Asia), continenti di plastica che galleggiano in mezzo al Pacifico. Giorni fa ho rinverdito (a proposito di green) uno dei temi costanti di questa rubrica, che è l’incomprensibile oblio che ha cancellato da quasi tutte le agende politiche (anche quella della benemerita Greta) la questione demografica. Il numero degli esseri umani è di per sé un gigantesco problema di squilibrio ambientale. Ogni ovvia considerazione sulla profonda differenza di reddito, e di impatto ambientale, tra ricchi e poveri, sposta il problema solo di poco: se anche il reddito si redistribuisse più equamente, la somma dei fattori inquinanti non diminuirebbe di una virgola, e anzi.

Riassumendo: la fiducia nella scienza, nella tecnologia, nell’ingegno umano non può diventare un alibi per ignorare i famosi limiti dello sviluppo, specie se questo alibi serve semplicemente per rifare il maquillage ai fatturati. 

Sul Venerdì delll'8 ottobre 2021