Peter Thiel il lupo cattivo della Silicon Valley
di Dedo Tortona , di Dedo TortonaUn po' Franti, un po' Machiavelli, un po' Lucifero. A capo di un patrimonio economico enorme. Un mix temibile se sei l'uomo più influente della Silicon Valley, cofondatore di PayPal, primo grande investitore in Facebook e, grazie a un formidabile fiuto per gli affari, vero e proprio king maker per molte delle startup arrivate al successo globale. Peter Thiel, freddo, calcolatore, abrasivo, a proiettare di sé un'immagine agiografica - al contrario di Bill Gates e Richard Branson - non ci tiene. Semmai preferisce essere temuto che amato, come spiega nel saggio The Contrarian (Bloomsbury, pp. 400, euro 20,50) il giornalista Max Chafkin.
Per capire il complicato rapporto di Thiel con la società dell'immagine basta pensare alla copertina di Time del febbraio 1996: celebrava non Thiel, ma un altro dei campioni della Silicon Valley, l'allora venticinquenne Marc Andreessen, cofondatore del browser Netscape, che l'anno prima aveva inc…
Un po' Franti, un po' Machiavelli, un po' Lucifero. A capo di un patrimonio economico enorme. Un mix temibile se sei l'uomo più influente della Silicon Valley, cofondatore di PayPal, primo grande investitore in Facebook e, grazie a un formidabile fiuto per gli affari, vero e proprio king maker per molte delle startup arrivate al successo globale. Peter Thiel, freddo, calcolatore, abrasivo, a proiettare di sé un'immagine agiografica - al contrario di Bill Gates e Richard Branson - non ci tiene. Semmai preferisce essere temuto che amato, come spiega nel saggio The Contrarian (Bloomsbury, pp. 400, euro 20,50) il giornalista Max Chafkin.
Per capire il complicato rapporto di Thiel con la società dell'immagine basta pensare alla copertina di Time del febbraio 1996: celebrava non Thiel, ma un altro dei campioni della Silicon Valley, l'allora venticinquenne Marc Andreessen, cofondatore del browser Netscape, che l'anno prima aveva incamerato 58 milioni di dollari portando la sua azienda in Borsa. Il brillante - e asociale - Thiel non si lasciò abbagliare da quella copertina: decise che il suo modello sarebbe stato non Andreessen, ma l'altro cofondatore di Netscape, Jim Clark, che avendo fornito il capitale iniziale ebbe un ricavo di 600 milioni, ovvero dieci volte quello di Andreessen. Thiel non desiderava essere uno startupper in jeans sotto i riflettori, ma un investitore che lancia la sua scalata al successo rimanendo il più possibile dietro le quinte. Magari tramando nell'ombra, come capitò quando con una sorta di golpe Elon Musk, allora Ceo di PayPal, fu detronizzato (mentre era in luna di miele) e rimpiazzato dallo stesso Thiel.
"Quello tra i due è un rapporto complicato" spiega Chafkin. "Thiel è l'uomo dietro la cessione di PayPal a eBay, che ha portato a Musk la grande quantità di dollari che gli hanno permesso di fondare SpaceX e Tesla. E la stessa SpaceX è poi stata salvata, in un momento di gravi difficoltà finanziarie, grazie ai soldi di Thiel. Diciamo che tra i due titani della Silicon Valley il rapporto è sempre stato di amore-odio". Un aneddoto poco noto esemplifica la differenza tra l'emotivo Musk e il gelido Thiel: "Un giorno Musk accompagnò Thiel, con la sua McLaren da un milione di dollari, a un incontro con la società di venture capital, Sequoia Capital. Per impressionare Thiel con l'accelerazione dell'auto, Musk finì per sbandare e distruggerla cadendo in un fosso. Mentre si allontanavano dai rottami, Musk disse a Thiel: "Sai, ho letto tutte queste storie sui nuovi ricchi che comprano auto sportive e poi le sfasciano, ma sapendo che a me non sarebbe mai successo non mi sono assicurato"", racconta Chafkin. "E Thiel da allora prese a considerare Musk come un irresponsabile".
Monopolio alternato
L'unica irresponsabilità che Thiel non biasima, anzi incoraggia, è quella utile a farsi strada sgomitando, senza troppi riguardi per nessuno, verso il successo. Ne è prova la spregiudicatezza mostrata nei primi anni da PayPal che, nella sua fame di crescita globale, non verificava l'identità di chi apriva un conto: "Il posto ideale per riciclare i soldi che i truffatori online sottraevano alle vittime di furto di identità" continua l'autore di The Contrarian. "Thiel avrebbe potuto forzare i nuovi iscritti a inviare i loro documenti prima di aprire un conto, ma era ben conscio che una parte del successo della startup era la sua permissività, superiore a quella dei concorrenti". La strategia che lo spregiudicato finanziere e il cofondatore Max Levchin adottarono per ridurre le frodi fu diversa: elaborare un sistema in grado di identificare le transazioni sospette, ovvero "Igor", software che poi, rielaborato, diventerà un programma per sorvegliare le attività online di terroristi e sarà la chiave del successo di Palantir, startup che oggi vale 50 miliardi di dollari con cui Thiel ha stretto lucrosi contratti con il governo americano. "E questa è un'altra delle sue molte contraddizioni: nasce come ideologo liberista che rifugge ogni intromissione dello Stato nella vita dei cittadini, scrivendo editoriali di fuoco sulla Stanford Review, però poi fonda Palantir che è una delle massime espressioni del cosiddetto "capitalismo della sorveglianza", per come fa incetta di dati, estraendoli ad esempio da Facebook, per profilare persone online". Altra contraddizone: Thiel da un lato accusa Google di essere un monopolio, per poi inneggiare al monopolio come obiettivo ideale.
Stampa vade retro
Contrasta con lo spirito libertario professato da Thiel - che per anni ha accarezzato l'idea di fondare comunità per miliardari in acque internazionali per sfuggire alle leggi e alle tasse - anche il suo disprezzo per la libertà di stampa. "Nel 2007 la rivista online Gawker lo prese di mira con articoli che alludevano al suo orientamento sessuale, allora tenuto segreto (in seguito si dichiarò "fiero di essere gay"), e criticavano le sue capacità di investitore". Mal gliene incolse."Non rispose direttamente, ma attese il momento giusto per vendicarsi. Fino al 2012, quando Gawker pubblicò un video del wrestler Hulk Hogan colto in intimità con la moglie di un amico. Allora Thiel supportò Hogan in una causa finita con un risarcimento di 140 milioni che mandò in bancarotta la rivista". Il ruolo avuto da Thiel fu rivelato solo nel 2016. Lui commentò sprezzante: "Questa causa è uno dei più grandi gesti di filantropia che io abbia mai fatto".
Sul Venerdì del 1° ottobre 2021