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A Sentimental Journey: Eugenio Scalfari raccontato dalle figlie

Roma, settembre 2020, il backstage del documentario su Eugenio Scalfari A Sentimental Journey, una coproduzione 3D Produzioni e Rai Documentari, in onda il 23 ottobre alle 17.45 su Rai Tre: il nipote Simone insieme al nonno (Enrica Scalfari/ Agf) 
Nel documentario realizzato da Donata ed Enrica, il ritratto inedito del fondatore di "Repubblica". Ma anche di un genitore spesso cercato e non sempre trovato
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ROMA. Per raccontare una lunga vita nulla è meglio della metafora dell'acqua, che è all'origine della vita. C'è un vecchio uomo che nuota sul dorso come faceva suo padre, subito dopo lo si vede seduto a un pianoforte, la schiena incredibilmente diritta, sulla testa un boater hat color panama. Suona la colonna sonora di se stesso, Stormy Weather, e si intuisce che è in pace. Comincia con queste immagini il film documentario di Donata e Enrica Scalfari (con Anna Migotto che ha collaborato alla sceneggiatura) sul padre, A Sentimental Journey che sarà presentato il 21 ottobre alla Festa del cinema di Roma. Ancora nell'acqua finisce, con il vecchio che nuotando si specchia un po' perplesso nel nipote Simone, il figlio di Donata, il quale sfoggiando un sorriso malizioso e furbo, quello degli eredi belli e fortunati, ha appena detto al nonno giornalista, scrittore, fondatore di giornali e di donne e di uomini, "anche poeta" per…

ROMA. Per raccontare una lunga vita nulla è meglio della metafora dell'acqua, che è all'origine della vita. C'è un vecchio uomo che nuota sul dorso come faceva suo padre, subito dopo lo si vede seduto a un pianoforte, la schiena incredibilmente diritta, sulla testa un boater hat color panama. Suona la colonna sonora di se stesso, Stormy Weather, e si intuisce che è in pace. Comincia con queste immagini il film documentario di Donata e Enrica Scalfari (con Anna Migotto che ha collaborato alla sceneggiatura) sul padre, A Sentimental Journey che sarà presentato il 21 ottobre alla Festa del cinema di Roma. Ancora nell'acqua finisce, con il vecchio che nuotando si specchia un po' perplesso nel nipote Simone, il figlio di Donata, il quale sfoggiando un sorriso malizioso e furbo, quello degli eredi belli e fortunati, ha appena detto al nonno giornalista, scrittore, fondatore di giornali e di donne e di uomini, "anche poeta" per sua stessa convinzione, che lui sogna di diventare un procuratore del calcio. E nella risposta di Eugenio c'è un frammento alla Buster Keaton che costituisce uno dei migliori gioielli del film. Scalfari sembra non battere ciglio, ma sbianca in viso, raddrizza il capo, si fa ancora più ieratico e dice soltanto: "Ah, bene...". Guardando attonito quel giovane uomo del futuro al quale poco prima, dopo una carezza, aveva elencato i tratti del carattere che li rendeva simili.

Velletri, 6 aprile 2014, la festa per i 90 anni con le figlie Enrica (a sinistra) e Donata (Enrica Scalfari/ Agf) 
A volte bisogna accettare di perdere, qualche vagone si stacca dalla locomotiva alla ricerca di un viaggio alternativo. Il lavoro di Donata e Enrica ha il merito di raccontare un Eugenio Scalfari inedito, andando a cercare con la leggerezza dell'amore le sue fragilità, i suoi errori, il suo egotismo, i baci non dati. Eugenio si lascia cadere nella rete, e come potrebbe fare diversamente? Sono le sue figlie a giudicarlo, e a loro si mostra nudo, potente e gracile fino alla commozione, fino alle lacrime quando confessa di averle sempre amate e le parole si fermano sulle labbra tremanti.

Negare l'amore a volte è più difficile che mostrare il rimprovero. Non possono sottrarsi a questa regola neppure le figlie, la cui requisitoria denuncia la clemenza di un affetto profondo anche se nella premessa spiegano che hanno deciso di aprire l'album di famiglia di un monumento proprio con l'intenzione di demolirlo. Impresa titanica contro un titano alla cui gloria contribuiscono gli interventi di amici e compagni di strada nel mestiere e in politica. Da Ezio Mauro a Massimo Recalcati, da Lucia Annunziata a Fabrizio Barca, da Bernardo Valli a Natalia Aspesi ("Mi mandava rose rosse dopo ogni mio articolo, gli scrissi: guarda che sono femminista. Smise subito"), da Maurizio Molinari a Walter Veltroni, fino a Roberto Benigni, che lo paragona a Zeus e dice: "Andare a cena a casa sua era come sedersi a tavola con Kant e dialogare di illuminismo e basilico".

La vecchiaia, dice Scalfari, qualcosa ancora ti regala. I ricordi. Così a 97 anni lui scrive, riscrive, spesso detta a braccio, sorretto da lampi di memoria accecanti. Anzi, lui crea, come precisa a Enrica e Donata con modi picassiani ("Io non cerco, trovo"), restando politicamente legato, dopo l'ipnosi del fascismo, al 14 luglio francese, il suo Natale: "Il laicismo di Voltaire e Diderot, il socialismo riformista di Babeuf e le barricate in strada dei Miserabili".

Roma, 1940, Eugenio Scalfari con la madre Gina (Agf) 
La memoria delle figlie ha invece conti più prosaici da regolare, qualcosa ancora da capire: "Ti abbiamo vissuto come un padre diviso". Quando lo cercavano, spesso non lo trovavano. Dov'eri, papà, dov'eri? Stava in due famiglie, tra due donne, la moglie Simonetta, conquistata una domenica declamandole l'Alcyone di D'Annunzio, e Serena, sposata dopo la morte della madre di Enrica e Donata. Furono anni, anni e ancora anni. Alla fine le sorelle si sono arrese."Abbiamo condiviso questa dualità". Eugenio, candidamente, ritiene ancora oggi di aver fatto la cosa migliore. Un accordo. Simonetta e Serena sapevano l'una dell'altra e lui si impegnava a dare a entrambe "lo stesso affetto e le medesime attenzioni". Proteggere e ricomporre, è stata la sua fede, un fuoco da seguire ma la cui torcia rimaneva saldamente nelle sue mani. Le figlie rivelano che gli è sempre piaciuto paragonarsi a Noè dentro l'arca, felice del ruolo immenso che gli attribuiva da fuori quella tempesta necessaria.

Roma, 1958 Eugenio e Simonetta Scalfari il giorno del loro matrimonio (Agf) 
Non si può fare politica se non si sa giocare a biliardo, sosteneva. Bisogna sapere usare le sponde. Scalfari ha esteso la regola a se stesso. Nelle sue case e nella redazione di Repubblica ha sedotto giovani e adulti, ascoltarlo regalava la sensazione di essere vicini a un genio, aureolato dal narcisismo. Mi ha sempre affascinato il personaggio di Narciso, diceva. Passano così nel film la casa sulla Nomentana, che è stata per Enrica e Donata quella della formazione, chiusa nel 2006. Quella di Velletri, che ha rappresentato il rifugio estivo, delle lunghe vacanze. L'ultima al Pantheon, che è solo di Eugenio e Serena, dalla quale si contemplano i tetti di Roma e il bilancio di un'esistenza. Infine, le amicizie, soprattutto quella durata 56 anni con il principe Carlo Caracciolo: "Nessuno dei due si è fatto figlio o padre dell'altro. Non eravamo una coppia, ma un tandem". E poi la sorprendente intesa con papa Francesco, una conversione sentimentale nella quale l'uomo supera Dio, che resta per Scalfari il grande dubbio al centro delle loro conversazioni a Santa Marta. Un'amicizia senile tra due persone che accettano le loro differenze intellettuali, unendosi nella sintonia umana. Non ti commuove tutto questo? Domanda Enrica al padre, ricevendo in risposta soltanto un orgoglioso: "Beh, mi tocca".

E la morte, come si può non trattare della morte? Scalfari la chiama la Regina. Non ne ha paura ma sa di non poter far pace con lei: "Arriverà un giorno, all'alba o al tramonto, e mi toccherà con un dito". Come immagini l'aldilà, papà? "Non me lo immagino". E ricomincia a nuotare nel suo mare.     

Sul Venerdì dell'8 ottobre 2021