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Viaggio all’Inferno da Dante a Buchenwald

Pieter Huys, Inferno, 1570 (© Photographic Archive. Museo Nacional del Prado. Madrid) 
SPECIALE ARTE A chiusura dell’anno dedicato al Poeta, alle Scuderie del Quirinale opere straordinarie interpretano la prima Cantica della Commedia. Ma poi lo sguardo si allarga al male in Terra, tra follie, guerre e stermini. Dal 15 ottobre al 9 gennaio 2022
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ROMA. Sulla cima dell'enorme piramide di marmo c'è l'Arcangelo Michele che grida con la spada sguainata. Caccia dal cielo gli angeli ribelli, oltre sessanta figure che precipitano nell'abisso in una cascata enorme e orrifica. In basso Lucifero, la loro guida, punta vigorosamente il dito contro Michele, ma null'altro può fare. Ora è all'inferno. E così, con questa spettacolare e preziosissima scultura che un'artista veneto del Settecento ricavò da un unico pezzo di marmo, si apre la mostra Inferno, che lo storico dell'arte Jean Clair ha curato per le Scuderie del Quirinale. Una mostra potente che fa leva sulla popolarità dell'immaginario dantesco per volgere poi lo sguardo sull'inferno in Terra: guerre, follie, reclusioni, stermini e tutto ciò che di più "infernale" è entrato nella vita di noi umani. La visita è un viaggio nell'abisso di Dante e nostro per cercare…

ROMA. Sulla cima dell'enorme piramide di marmo c'è l'Arcangelo Michele che grida con la spada sguainata. Caccia dal cielo gli angeli ribelli, oltre sessanta figure che precipitano nell'abisso in una cascata enorme e orrifica. In basso Lucifero, la loro guida, punta vigorosamente il dito contro Michele, ma null'altro può fare. Ora è all'inferno. E così, con questa spettacolare e preziosissima scultura che un'artista veneto del Settecento ricavò da un unico pezzo di marmo, si apre la mostra Inferno, che lo storico dell'arte Jean Clair ha curato per le Scuderie del Quirinale. Una mostra potente che fa leva sulla popolarità dell'immaginario dantesco per volgere poi lo sguardo sull'inferno in Terra: guerre, follie, reclusioni, stermini e tutto ciò che di più "infernale" è entrato nella vita di noi umani. La visita è un viaggio nell'abisso di Dante e nostro per cercare poi, proprio come Dante, la risalita "a riveder le stelle".

La strada è lunga. Comincia con il Giudizio universale (ce lo ricorda, tra gli altri, la splendida tavola del Beato Angelico) e l'inevitabile cacciata tra i dannati. Siamo dunque di fronte alla porta dell'Inferno, l'enorme bocca che tutto divora. Nulla poteva ricordarcelo meglio del calco del gigantesco capolavoro di Rodin, trasportato a Roma dal Musée Rodin di Parigi con un camion speciale. L'artista dedicò a quest'opera tutta la vita, affascinato com'era dalla capacità di Dante di far "vedere" i luoghi e i personaggi degli abissi. Dante scolpisce con le parole, Rodin con la mano: e non ci stancheremmo mai di ammirarlo. Però dobbiamo entrare. Ci spinge Caronte, traghettatore del fiume infernale. Traghettava anche i defunti del mondo antico, e infatti cominceremo la nostra discesa accanto agli antichi eroi che osarono scendere nell'abisso e tornare poi tra i vivi.

Auguste Rodin, calco in gesso della Porta dell'Inferno (1917) realizzato nel 1989 (particolare) (Parigi, Musée Rodin) 
Prima di Dante, avevano viaggiato nell'aldilà Ercole, Orfeo, Teseo, la Sibilla, Enea, Ulisse (che si fermò sulla soglia). "C'è però una differenza sostanziale tra gli antichi e Dante" ricorda l'italianista dell'Università di Princeton Simone Marchesi. "Gli antichi dal male si tenevano lontani mentre Dante fa l'opposto, entra in contatto diretto con mostri degli inferi e dannati, li vuole conoscere per sviluppare quegli anticorpi che gli consentiranno poi, nella vita quotidiana, di reagire. È convinto infatti che il male non esista veramente, non abbia sostanza; che noi vediamo solo le sue manifestazioni, e le possiamo affrontare". Nulla poteva descrivere meglio l'universo infernale dantesco del preziosissimo disegno di Sandro Botticelli conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana (e prestato eccezionalmente alla mostra per due settimane soltanto).

Sandro Botticelli, La Divina Commedia: la voragine infernale (1481-1488). Punta d’argento e inchiostro su pergamena. Si tratta di un prestito eccezionale della Biblioteca Apostolica Vaticana e sarà in mostra solo per le prime due settimane della mostra (© Biblioteca Apostolica Vaticana) 
Ma è tempo di scendere giù e incontrare i dannati danteschi attraverso dipinti e sculture che li hanno ritratti in ogni epoca. "Dante ebbe un successo immediato, ma poi già nel tardo Rinascimento si cominciò a preferirgli Petrarca, che forniva un modello di lingua e stile più "esportabile", mentre Dante era troppo dialettale" continua Marchesi. "Tornò in auge col nuovo medievalismo risorgimentale. Non solo lui, esiliato dalla patria, ma anche i suoi personaggi divennero eroi del Risorgimento, colti come erano stati da Dante nel momento in cui si opponevano alle circostanze che ne volevano determinare i destini. Come Francesca da Rimini o Farinata degli Uberti". Proprio allora Gustave Doré illustrò la Commedia tutta (e non fece solo i famosi disegni ma anche dipinti, e in mostra c'è una sua tela enorme che ritrae Dante e Virgilio tra i ghiacci dei traditori). "E noi, che siamo figli del Romanticismo, continuiamo a immaginarci la Commedia col chiaroscuro di Doré. Lui ha dato il look a Dante. Definitivo".

Anonimo, Demonio, 1701-1800 (Javier Munoz y Paz Pastor) 

Con l'immaginario del male ben chiaro ai nostri occhi, siamo pronti ad affrontarne le molte manifestazioni in Terra. Il male è dentro di noi. Lo rifuggiamo ma ci tenta, e non siamo forti come Sant'Antonio che vi seppe resistere (in mostra gli splendidi dipinti di Hieronymus Bosch e Jan Bruegel). Di fronte a Lucifero, Satana, Mefistofele e tutte le manifestazioni del maligno, ci copriamo gli occhi con le mani, inorriditi, ma poi apriamo le dita per sbirciare. Così gli occhi fosforescenti del Lucifero visionario di Franz von Stuck (emblema della mostra) ci turbano e ci stordiscono. E se sorridiamo di fronte ai buffi volti diabolici dei molti personaggi maligni dei Pupi siciliani, ci inquieta scoprire che si facevano intere rappresentazioni con soli diavoli.
"Le tentazioni sono ovunque, la nostra psiche ne è ossessionata. Subisce il male ma è pronta a perpetrarlo" commenta il direttore della Scuderie del Quirinale Matteo Lanfranconi. "Eccolo, dunque. Le guerre, metafore del male nelle incisioni di Goya. Le prigioni, luoghi claustrofobici nelle incisioni di Piranesi, modello anche delle prime rappresentazioni delle fabbriche e dei paesaggi inquinati e tossici che queste producono. La follia che inquina la mente (La pazza di Giacomo Balla o La sala delle agitate di Telemaco Signorini). La Seconda guerra mondiale, l'inferno dei Lager, lo sterminio nei dipinti di Boris Taslitzky e Zoran Music, e nelle parole di Primo Levi".

Boris Taslitzky, Le petit camp à Buchenwald, 1945 (Adam Rzepka.© Boris Taslitzky, by SIAE 2021) 
Abbiamo toccato il fondo dell'abisso, il male assoluto. Si spera. Ora possiamo e dobbiamo risalire come fece Dante lungo la galleria sotterranea. Dobbiamo alzare lo sguardo "a riveder le stelle". È il messaggio ultimo che Jean Clair affida al Cielo stellato di Gerhard Richter, alle Stelle cadenti di Anselm Kiefer, alla magia delle foto di stelle di Thomas Ruff. Si deve guardare negli occhi il male con l'obiettivo della salvezza. Con la ferma fiducia nella poesia, nella bellezza, nella religione. Ci possono salvare davvero.

Sul Venerdì del 15 ottobre 2021