Quattro risate con l'assassino
di Carlo Lucarelli , di Carlo LucarelliQuesta non è proprio una brutta storia, finisce bene e se si supera un po’ di paura magari fa anche sorridere. Dalle informazioni e dai ricordi dei protagonisti mi immagino che sia andata più o meno così.
Robert K. Ressler è un agente dell’Fbi che fa parte dell’Unità di Scienze del Comportamento. Il suo capo è John E. Douglas, un tipo da film, un po’ psichiatra e un po’ poliziotto, e infatti ha ispirato niente di meno che il personaggio di Jack Crawford, il superiore di Clarice Sterling nel Silenzio degli innocenti, oltre che gli investigatori di Criminal Minds e Manhunter.
Anche Ressler non è da meno, con Douglas ha praticamente inventato la scienza del profiling, messa a punto con decine di interviste ai peggiori serial killer realizzate nel corso degli anni ’80. Ted Bundy, David Berkovitz detto “Son of Sam”, Charlie “Satana” Manson, fino a John Wayne Gacy, il serial killer…
Questa non è proprio una brutta storia, finisce bene e se si supera un po’ di paura magari fa anche sorridere. Dalle informazioni e dai ricordi dei protagonisti mi immagino che sia andata più o meno così.
Robert K. Ressler è un agente dell’Fbi che fa parte dell’Unità di Scienze del Comportamento. Il suo capo è John E. Douglas, un tipo da film, un po’ psichiatra e un po’ poliziotto, e infatti ha ispirato niente di meno che il personaggio di Jack Crawford, il superiore di Clarice Sterling nel Silenzio degli innocenti, oltre che gli investigatori di Criminal Minds e Manhunter.
Anche Ressler non è da meno, con Douglas ha praticamente inventato la scienza del profiling, messa a punto con decine di interviste ai peggiori serial killer realizzate nel corso degli anni ’80. Ted Bundy, David Berkovitz detto “Son of Sam”, Charlie “Satana” Manson, fino a John Wayne Gacy, il serial killer vestito da clown che ha ispirato gli incubi horror di scrittori, registi e gente comune.
Succede che un giorno Ressler si trova nella stanza dei colloqui del manicomio criminale di Vacaville, dalle parti di San Francisco, per intervistare Ed Kemper, un’altra star del settore, che lui e Douglas stanno studiando da un po’. Quel giorno, però, Ressler è solo, il capo è rimasto bloccato da un’altra parte, ma non è un problema, è bravo anche lui e conosce il caso molto bene.
È lì, tranquillo, a prendere appunti sul suo block notes quando Kemper, dall’altra parte del tavolo, si schiarisce la voce e gli chiede: ma se ti staccassi la testa e la mettessi sul portacenere per fare uno scherzo alle guardie?
Kemper è famoso proprio perché amava decapitare le sue vittime, ma Ressler mantiene la calma e gli dice che se solo si muove urla e le guardie arrivano. Kemper sorride e scuote la testa, no, lui le conosce bene le abitudini del carcere, sono tutti in pausa pranzo e prima di venti minuti non ci sarà nessuno. Adesso Ressler è un po’ più nervoso, ma continua a mantenere la calma e spiega a Eddie che lo arresteranno subito e non potrà certo farla franca, e di nuovo Kemper sorride e scuote la testa. È stato condannato all’ergastolo per dieci omicidi, tra cui quello della madre, uno più o uno meno che cambia? Immagino che a questo punto Ressler sia un po’ più che nervoso, così tenta l’ultima carta e dice a Eddie che è cintura nera di karate e che l’Fbi lo ha addestrato al combattimento.
Kemper sorride e si alza in piedi. È alto 2 metri e 10 e pesa 136 chili. Ed è un serial killer. Ecco, se è vero che in punto di morte ti passa tutta la vita davanti agli occhi, Robert K. Ressler deve essersi visto tutto: l’infanzia a Chicago, poi l’esercito, l’Fbi, quel maniaco di Douglas che guarda in che guaio l’ha messo. Ed Kemper lo osserva, poi scoppia a ridere e gli dice dai, su, stavo scherzando. Cosa mi volevi chiedere?
Sul Venerdì dell'8 ottobre 2021