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Voglie e controvoglie di Denis Diderot

Il filosofo e scrittore Denis Diderot (1713-1784) nel celebre ritratto firmato da Louis-Michel van Loo (Getty Images) 
ORA D'ARIA Vita movimentata del padre dell'Illuminismo
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Il viaggio più importante nella vita di Denis Diderot fu un percorso in carrozza da Parigi a Vincennes, sei miglia. Cominciò a Rue della Vieille Estrapade, dove il filosofo abitava: era il 24 luglio 1749, e lo arrestarono; lui aveva avuto cura di far scomparire i suoi manoscritti, opere deiste, priapiche (nei Bijoux indiscrets parlano le vagine delle signore, chiamandosi Monsieur, perché in francese il con ha il privilegio di essere di genere maschile) o sensiste (la Lettera sui ciechi: “un uomo cieco dalla nascita metterà l’anima sulla punta delle dita”). In realtà pensava (e lo scriverà) che, per vendere un libro, niente vale quanto la censura. Una condanna in tribunale, e subito un libro cresce di prezzo, e si moltiplicano le edizioni.

Il viaggio più importante nella vita di Denis Diderot fu un percorso in carrozza da Parigi a Vincennes, sei miglia. Cominciò a Rue della Vieille Estrapade, dove il filosofo abitava: era il 24 luglio 1749, e lo arrestarono; lui aveva avuto cura di far scomparire i suoi manoscritti, opere deiste, priapiche (nei Bijoux indiscrets parlano le vagine delle signore, chiamandosi Monsieur, perché in francese il con ha il privilegio di essere di genere maschile) o sensiste (la Lettera sui ciechi: “un uomo cieco dalla nascita metterà l’anima sulla punta delle dita”). In realtà pensava (e lo scriverà) che, per vendere un libro, niente vale quanto la censura. Una condanna in tribunale, e subito un libro cresce di prezzo, e si moltiplicano le edizioni.

Partì dunque Diderot per la prigione di Vincennes (la Bastiglia era piena), preoccupato solo per l’Encyclopédie, che non poteva dirigere da una cella, e per il padre, che ignorava il suo matrimonio segreto con una merlettaia (poteva all’epoca mantenerlo in prigione con una semplice lettre de cachet). Ma Denis arrivò raccomandato dalla marchesa du Châtelet, la compagna di Voltaire, che era parente del direttore, e così poteva passeggiare liberamente; e siccome aveva una moglie carina e un’amante bruttissima, andò a raggiungere l’amante, che abitava accanto; la trovò con un altro, e ritornò furibondo in prigione, guarito, disse lui (le due donne si picchiarono lo stesso). Poteva ricevere visite, e l’amico Rousseau lo andava a trovare ogni due giorni; non potendosi permettere la carrozza, partiva a piedi alle due, arrivando tutto impolverato: un giorno era anche in lacrime. Per strada, buttatosi a terra a riposare, aveva letto sul giornale che premiavano il miglior trattatello sul tema “Se il progresso delle scienze e delle arti corrompa o epuri i costumi”. Rousseau aveva avuto la rivelazione del mondo corrotto dalla civiltà, la raccontò a Diderot, che lo incoraggiò, sicché quell’incontro si pone tra le cause della Rivoluzione francese.

Confessando, ritrattando, denunciando, promettendo di dedicare l’Encyclopédie al ministro capo della polizia il conte d’Argenson detto l’Asino (così fu fatto), Diderot poté tornare a casa. Detestò l’unico vero viaggio - in Russia, nel 1773. A 60 anni, per via non ebbe voglia di verificare la fama dei seni delle danesi, e all’arrivo a corte sperò di esportare la monarchia costituzionale, ma la Grande Caterina era impervia; «prova compassione per me», sorrideva la zarina – che gli aveva comperato la biblioteca, perché potesse dare una dote alla figlia: e già solo l’idea della dote lo rendeva furibondo.

Sul Venerdì del 15 ottobre 2021