Le donne degli artisti: povere muse? Mica sempre
di Chiara Gatti , di Chiara GattiCon un colpo di spada sulla testa rischiò di spedirlo al creatore. Quello cadde a terra in una pozza di sangue, mentre il pittore spadaccino se la squagliava nella notte buia di piazza Navona. I crimini di Caravaggio sono uno, nessuno e centomila. A discrezione delle cronache, del mito, delle bugie. Ma l'attacco che sferrò nel luglio del 1605 al notaio Pasqualoni, controllore delle immagini sacre conformi alle regole della Chiesa, non fu provocato dalla sua leggendaria rabbia repressa. Fu solo la reazione - dall'esito pulp - di un uomo focoso sceso in campo a difendere l'onore della sua modella, ritenuta dal ferreo censore inadatta a vestire i panni della Madonna di Loreto (alias dei Pellegrini) sull'altare di Sant'Agostino.
"Dipinta dal n…
Con un colpo di spada sulla testa rischiò di spedirlo al creatore. Quello cadde a terra in una pozza di sangue, mentre il pittore spadaccino se la squagliava nella notte buia di piazza Navona. I crimini di Caravaggio sono uno, nessuno e centomila. A discrezione delle cronache, del mito, delle bugie. Ma l'attacco che sferrò nel luglio del 1605 al notaio Pasqualoni, controllore delle immagini sacre conformi alle regole della Chiesa, non fu provocato dalla sua leggendaria rabbia repressa. Fu solo la reazione - dall'esito pulp - di un uomo focoso sceso in campo a difendere l'onore della sua modella, ritenuta dal ferreo censore inadatta a vestire i panni della Madonna di Loreto (alias dei Pellegrini) sull'altare di Sant'Agostino.
"Dipinta dal naturale" dicono i verbali. "Sacrilega e sconcia" rincara la missiva del vicario. Così indecorosa da suscitare "nei popolani estremo schiamazzo" riporta il perfido collega Giovanni Baglione inacidito dalla gelosia. Povera Maddalena, "cortigiana onesta". Erede della nobile famiglia Antognetti, costretta a prostituirsi per un tracollo della sua fortuna, trovò in Caravaggio il suo confidente. E Caravaggio, in lei, la sua musa. Capelli folti, petto radioso, profilo affilato, "Lena" era La donna del Caravaggio come recita il titolo del libro di Riccardo Bassani (Donzelli Editore), ricostruzione di una vita offesa da scandali e abbandoni, che il genio della pittura del Seicento risarcì prestando il suo volto intenso e struggente alle eroine della fede: Giuditta, Caterina e persino a quella Vergine degli orti morta su una branda per cui Maddalena posò stesa sotto un "suffitto rotto" di vicolo San Biagio.
Ritratto di modella in un interno. Come ce ne sono mille nella storia dell'arte, dalla Fornarina di Raffaello a Kate Moss nuda sul parquet scheggiato di Lucian Freud. Un altro volume, firmato dalla francese Camille Laurens (pubblicato da Edt), racconta per esempio la vicenda tragica di Marie Geneviève, La piccola ballerina di Degas, adolescente in tutù che il maestro dell'impressionismo plasmò nella cera e vestì di tulle mentre lei posava dietro le quinte dell'Opéra. "Ho chiuso il mio cuore in una scarpetta di raso rosa" confessava il vecchio Edgar. Inutile dire che miseria e sfortuna hanno segnato il destino della sua musa bambina, protagonista di una delle sculture più celebri al mondo (le repliche in bronzo hanno superato i 13 milioni di sterline in asta) bistrattata dalla pruderie contemporanea, diventata un'icona fragile di realismo e poesia.
Davanti agli affondi nelle vite degli altri, nelle biografie di modelle, donne e amanti di giganti sedotti dalla loro presenza, viene da chiedersi fino a che punto la musa sia rimasta in un angolo - spoglia davanti a quattro legni accesi - e quando, invece, s'è affrancata dal suo inventore, persino da un ingombrante Caravaggio, trasformando lui in un comprimario. La musa vive senza demiurgo, come le modelle dell'alta moda trasformate in simboli di bellezza eterna, più famose degli abiti che hanno indossato. I casi abbondano nel pamphlet dal titolo caustico Musa e getta. Sedici scrittrici per sedici donne indimenticabili (ma a volte dimenticate), raccolta di saggi a cura di Arianna Ninchi e Silvia Siravo che, in realtà, ribalta la questione. Chi è stata musa o "muso" di chi? Ovvero, quanta storia hanno da raccontare certe donne così magnetiche da aver "rotto la cornice" come diceva Gertrude Stein, altra musa vorace che si nutrì dei migliori cervelli del suo tempo, da Picasso a Matisse, da Hemingway a Ezra Pound. Se da un lato alcune hanno pagato col sangue la dipendenza dai loro idoli, come Jeanne Hébuterne e i suoi occhi vuoti, chiusi per sempre giù da un parapetto di Parigi dopo la morte di Modigliani, dall'altro lato certe black widows hanno annientato i loro ingenui ritrattisti. Come la fatale marchesa Luisa Casati, musa per nulla gettata; al contrario, pretendente pretesa da D'Annunzio, Balla, Boccioni, Marinetti, Ravel e via flirtando. Di lei, l'artista inglese Augustus John scrisse: "Dovrebbe essere uccisa, imbalsamata e messa in mostra in una teca di cristallo". Risultato: lei è celeberrima, Augustus è scomparso dai manuali.
Nel sommario del libello sulle muse scivolate fuori dai loro ritratti (dipinti o raccontati), accanto a Maria Callas, Zelda Fitzgerald o Sabina Spielrein contesa da Jung e Freud nei loro metodi di psicanalisi, spicca quello infantile e insidioso di Kiki, al secolo Alice Prin, che a detta di Hemingway "dominò l'epoca di Montparnasse più di quanto la regina Vittoria abbia dominato l'epoca vittoriana". Di notte si esibiva nei locali della rive gauche con numeri ad alto tasso di seduzione (ballava il can-can senza slip), di giorno faceva il giro degli atelier tenendo il pennello dei suoi pittori dalla parte del manico. La schiena bianca di Kiki con le chiavi di violino disegnate sui lombi, fotografata dal compagno (gelosissimo) Man Ray, è una sintesi di dolcezza, astrazione ed erotismo. Non stupisce che la sua autobiografia fosse già un bestseller nel 1929.
Sul Venerdì del 15 ottobre 2021