"Titane", il pregio di non piacere
di Vittorio Lingiardi , di Vittorio LingiardiForse, anche solo scegliendo di parlarne, mi gioco la fiducia dei lettori e delle lettrici di questa rubrica che hanno trovato Titane un film molesto, inutile o furbastro (con tutti gli ingredienti del momento: corpi macchina, fluidità dei generi, tribalismo maschile, padri veri ma finti, padri finti ma veri). Sicuramente è un film indigesto, ma se nella prima parte la tentazione di lasciar perdere è stata forte, poi la regia di Julia Ducournau ha avuto la meglio sulle mie resistenze – all’apice nella scena di rino-masochismo – e alla fine mi ha conquistato.
Forse, anche solo scegliendo di parlarne, mi gioco la fiducia dei lettori e delle lettrici di questa rubrica che hanno trovato Titane un film molesto, inutile o furbastro (con tutti gli ingredienti del momento: corpi macchina, fluidità dei generi, tribalismo maschile, padri veri ma finti, padri finti ma veri). Sicuramente è un film indigesto, ma se nella prima parte la tentazione di lasciar perdere è stata forte, poi la regia di Julia Ducournau ha avuto la meglio sulle mie resistenze – all’apice nella scena di rino-masochismo – e alla fine mi ha conquistato.
Peraltro già cambiata dalla conseguenza fatale della sua attrazione per le automobili che Nanni Moretti ha sintetizzato in un Instagram sconsolato: «Film in cui la protagonista rimane incinta di una Cadillac». Questo tortuoso ragionamento per dire che non è sempre facile capire se un film ti è piaciuto, ma che questo non sempre è un difetto del film, può essere il suo pregio. Titane non mi ha lasciato indifferente perché è una storia d’amore struggente e contagiosa tra due sopravvissuti: una figlia che ha paura di vivere e un padre che ha paura di morire.
Sul Venerdì del 15 ottobre 2021