Klimt, l'ossessione in mostra a Roma
di Melania Mazzucco , di Melania MazzuccoGustav Klimt ha dipinto 230 quadri, fra allegorie, ritratti, paesaggi. In essi raramente appaiono figure maschili. Presenze marginali, spesso superflue. Il maschile, espulso dall'opera, si annida nell'occhio di chi guarda: solo lì conserva l'antico potere. L'universo di Klimt è popolato di donne - nude o corazzate dai loro indumenti. Una inesauribile fantasmagoria di corpi (bocche, capelli, mani, glutei e seni) colti in ogni epoca della vita (giovinezza, gravidanza, maturità, decrepitezza): membra e lineamenti raffigurati con provocatorio naturalismo, ma immersi in orge d'oro e decorazioni astratte o floreali. Donne riconoscibili, vere, trasformate in idoli inaccessibili, insieme seducenti e mortifere.
Tra esse, spicca l'iconica Giuditta I (1901) nella quale l'eroina biblica - incastonata in una parete d'oro - ha l'acconciatura, l'abito di paillettes e l'espressione di una viennese moderna, la bocca socchiusa in un'…
Gustav Klimt ha dipinto 230 quadri, fra allegorie, ritratti, paesaggi. In essi raramente appaiono figure maschili. Presenze marginali, spesso superflue. Il maschile, espulso dall'opera, si annida nell'occhio di chi guarda: solo lì conserva l'antico potere. L'universo di Klimt è popolato di donne - nude o corazzate dai loro indumenti. Una inesauribile fantasmagoria di corpi (bocche, capelli, mani, glutei e seni) colti in ogni epoca della vita (giovinezza, gravidanza, maturità, decrepitezza): membra e lineamenti raffigurati con provocatorio naturalismo, ma immersi in orge d'oro e decorazioni astratte o floreali. Donne riconoscibili, vere, trasformate in idoli inaccessibili, insieme seducenti e mortifere.
Tra esse, spicca l'iconica Giuditta I (1901) nella quale l'eroina biblica - incastonata in una parete d'oro - ha l'acconciatura, l'abito di paillettes e l'espressione di una viennese moderna, la bocca socchiusa in un'estasi di piacere sanguinoso. Il quadro suscitò scandalo, perché nessun artista aveva mai osato evocare la sensualità della regina, che nella Bibbia si sacrifica, congiungendosi con Oloferne solo per poter decapitare il nemico del suo popolo. E perché quella donna erotizzata dalle palpebre pesanti, le narici frementi e l'espressione languida somigliava assai alla ricchissima Adele Bloch-Bauer, che il pittore avrebbe ritratto nel 1907 (ma al quadro aveva iniziato a lavorare nel 1903) ed eccezionalmente una seconda volta nel 1912, e di cui - benché il di lei marito fosse un estimatore e collezionista della sua opera - si vociferava fosse l'amante. Pure alla successiva Giuditta II (1909), che stringe fra dita febbrili la capigliatura della sua vittima, Klimt diede le sue sembianze.
Viaggio in Italia
Klimt, già presente alla Biennale di Venezia nel 1910, venne a Roma nel 1911. Nella capitale come in laguna lasciò un'impronta indelebile, divenendo ispiratore e faro della nuova generazione di artisti (Zecchin, Innocenti, Noci). A Roma lasciò anche l'allegoria Le tre età della donna (1905), acquistata nello stesso 1911 dallo Stato Italiano e tuttora tra le opere più amate della Galleria Nazionale d'Arte moderna. Vi torna ora, centodieci anni dopo, con la mostra a cura di Maria Vittoria Marini Clarelli Klimt. La Secessione e l'Italia dal 27 ottobre nelle sale del Museo di Roma a Palazzo Braschi. La mostra ripercorre, attraverso quadri di Klimt e dei suoi compagni di viaggio ed epigoni, vasi, gioielli e ceramiche, la parabola del movimento nato, similmente a tutte le avanguardie di fine '800, come rivolta dei giovani contro l'accademismo, la pittura di storia, lo svilimento commerciale, coltivando l'utopia dell'arte come bene collettivo, per superare la differenza fra arte maggiore (per i ricchi) e minore (per i poveri), e realizzare un'arte diffusa e totale. Che doveva esprimersi anche nell'architettura (si veda il Palazzo della Secessione, progettato da Olbrich a Vienna su suggestioni dello stesso Klimt), nell'editoria (i 96 numeri della raffinata rivista Ver Sacrum, pubblicata fra il 1898 e il 1903, avevano lo scopo di stimolare e diffondere la "sensibilità artistica del nostro tempo") e nelle arti decorative (dal 1903 i laboratori della Wiener Werkstätte permisero la vagheggiata congiunzione di arte e artigianato).
Della Secessione viennese Klimt fu animatore, presidente e catalizzatore. Suo il programmatico manifesto della prima Mostra (del movimento (1898), che raffigura Teseo nudo (il liberatore della gioventù ateniese) mentre sconfigge il Minotauro (la Tenebra, il passato), sotto lo sguardo severo e protettivo della guerriera Pallade Atena. (Il manifesto fu poi censurato, e i genitali dell'eroe nascosti da un albero). Tuttavia se Klimt ha colonizzato così durevolmente l'immaginario non è per il suo visionario progetto, né per la stupefacente maestria tecnica, la capacità di fondere nelle sue pitture linguaggi diversi (come l'olio e il mosaico), l'ornamentale e l'essenziale, le citazioni dell'arte del passato con le sfide del presente (si veda nella fase tarda l'aggiornamento coloristico, floreale e tribale dopo la conoscenza delle opere dei fauves, di Matisse e della scultura congolese). È per le indelebili signore dei suoi ritratti, esaltate e ingabbiate da colate d'oro, e per le donne che al riparo di un nome allegorico rappresentano la sessualità, il desiderio, la gestazione e la morte. Non si può quindi non chiedersi come sarà recepito oggi l'erotismo sfacciato e torbido che decretò il suo successo.
Almeno due o tre modelle nude
La mostra di Roma valorizza la produzione grafica di Klimt - poco nota fino a tempi recenti. Il pittore infatti disegnò incessantemente le sue modelle, riempiendo circa quattromila fogli di corpi nudi, colti in ogni posizione. Spesso schizzi e studi preliminari per le sue composizioni simboliche (come La Medicina), ma altri generati semplicemente dal piacere che provava nel guardarli e disegnarli. Klimt era ossessionato dalla sessualità femminile, e divenne presto leggendaria la sua abitudine di ospitare contemporaneamente nel suo atelier della Josefstädterstrasse - per il resto semplice e disadorno, nonostante la crescente ricchezza derivata dagli stratosferici compensi delle sue opere - almeno due o tre modelle nude. Gli erano indispensabili, anche quando non stava effettivamente creando.
Di molte modelle - come tanti pittori del XIX secolo, da Delacroix a Renoir e Gauguin - fu anche l'amante, e il padre dei loro figli: ne riconobbe tre, uno di Maria Ucicka, e due di Mizzi Zimmermann, la modella della Speranza I, che ritrasse gravida alla vigilia del parto, ma dopo la sua morte almeno in quattordici avanzarono pretese di riconoscimento e quattro la ottennero. Anche se premuroso (verso Mizzi e i suoi figli), non prese mai moglie, visse sempre con la madre e le sorelle nubili nella casa di famiglia, e rimase unito fino alla morte alla sorella della cognata, Emilie Flöge, stilista di moda, sua amica, complice, ispiratrice e alleata, in un sodalizio singolare che sfugge a ogni definizione. Realizzati nel suo eden privato, i disegni sono infatti erotici, e talvolta felicemente pornografici. Osservandoli, lo spettatore viola un'evidente intimità, trasformandosi a sua volta in un voyeur. I disegni rimasero ignorati per decenni. Ma anche le sinuose donne nude dei quadri, estetizzanti e però tremendamente vere nel loro audace realismo, suscitarono scandalo e imbarazzo. Scioccavano l'esibizione dei fulvi peli pubici, la sessualità ostentata che smascherava l'ipocrisia dominante: la repressione faceva sì che il sesso fosse il centro di ogni speculazione filosofica, l'argomento sottinteso o esplicito di opere, commedie, romanzi.
"Non sono interessato a me"
Tuttavia, la sensualità delle sue donne non è liberatoria: a essa Klimt associava un elemento perturbante, minaccioso e distruttivo. Insomma, esse incarnarono l'archetipo della femme fatale che ossessionava l'immaginario maschile europeo. Ma se le Salomè che nello stesso periodo proliferavano nei quadri e nei libri oggi possono talvolta far sorridere (attenzione però a sottovalutarne la misoginia implicita), le analoghe figure di Klimt suscitano ancora una impalpabile inquietudine.
Klimt - schivo e riservato nonostante fosse il beniamino dell'élite mondana di Vienna - non ha lasciato di sé un autoritratto: "Non mi interesso alla mia persona", aveva affermato, rivendicando di essere solo "un pittore che giorno dopo giorno, dalla mattina alla sera, dipinge". Lo conosciamo attraverso una fotografia quasi domestica: col camicione da lavoro, mentre abbraccia uno dei suoi amati gatti. Nulla nel suo abbigliamento e nel volto ordinario guarnito dalla barbetta brizzolata lascia trasparire il fuoco che - salvo due periodi di crisi, il primo dovuto alla morte del fratello Ernst, il secondo alla fine della sua "età dell'oro" - lo possedeva fino all'ictus che lo avrebbe spento nel 1918. Klimt aveva confessato il suo impaccio con la parola parlata e scritta. "Chi vuole sapere qualcosa su di me - come artista, l'unica cosa degna di attenzione - deve osservare attentamente i miei dipinti e da questi cercare di capire ciò che io sono e che cosa voglio". Questa volontà va rispettata.
E allora nello sguardo che posò sulle sue donne leggiamo la sottomissione a Eros e l'amore travolgente per il corpo femminile, ma anche il terrore panico del potere che in esso risiede - il potere del piacere, della generazione, della vita. Le sue donne trionfanti - la Nuda Veritas, la Giuditta castratrice, la disponibile Danae, le saffiche Bisce d'acqua, la Sposa, l'impenetrabile Igea - comunicano l'allarmata, nemmeno inconscia, paura dell'uomo di fronte al mistero e al dominio della femmina. La magica Vienna di Klimt - e di Weininger, Freud, Schnitzler, Musil, Bahr, Broch, Zweig, Hofmannsthal, Wittgenstein, Mahler e Kraus - è scomparsa con l'Austria Felix e il suo mito, la fine dell'Impero, e poi l'Anschluss e la diaspora dei committenti imprenditori e altoborghesi di origine ebraica che avevano sostenuto Klimt, dopo l'estromissione dalle commissioni pubbliche. Ma molti potranno riconoscersi nella sua attitudine, perché le donne di oggi suscitano nei maschi disorientati altrettanta attrazione, paura e disagio.
Sul Venerdì del 15 ottobre 2021