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La brillante carriera del discusso Jeff Koons

Jeff Koons, Hulk (Tubas), 2004-2018, bronzo policromato e ottone (© Jeff Koons) 
SPECIALE ARTE Amato, odiato, controverso: in mostra a Firenze la "lucentezza" dell'artista vivente più pagato al mondo. Che ha mescolato cultura alta e pop, porno e lusso, riferimenti ai maestri del passato e consumismo dozzinale  
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C'è chi lo osanna e chi lo detesta. Chi lo definisce il più grande, influente, famoso, quotato artista dei nostri giorni. Chi lo accusa di essere superficiale, grossolano, poco originale, esageratamente costoso. Chi esalta la sua capacità di rappresentare i valori e i desideri di un'epoca e chi lo definisce "il Donald Trump dell'arte", per aver fatto strage del gusto e della sensibilità. Certo Jeff Koons ha sempre suscitato emozioni contrastanti. E tanta risonanza - nel bene o nel male - è quantomeno segno di unicità. Tant'è che Rabbit, la sua raffigurazione in acciaio inossidabile di un coniglietto gonfiabile, ha segnato nel 2019 il record della più costosa opera d'arte di un artista vivente: 91 milioni di dollari, oltre 80 milioni di euro.

Genialità o follia del mercato? Aiuta a rispondere la mostra Jeff Koons. Shine, curata da Arturo Galansino e Joachim Pissarro per Palazzo Strozzi, a Fire…

C'è chi lo osanna e chi lo detesta. Chi lo definisce il più grande, influente, famoso, quotato artista dei nostri giorni. Chi lo accusa di essere superficiale, grossolano, poco originale, esageratamente costoso. Chi esalta la sua capacità di rappresentare i valori e i desideri di un'epoca e chi lo definisce "il Donald Trump dell'arte", per aver fatto strage del gusto e della sensibilità. Certo Jeff Koons ha sempre suscitato emozioni contrastanti. E tanta risonanza - nel bene o nel male - è quantomeno segno di unicità. Tant'è che Rabbit, la sua raffigurazione in acciaio inossidabile di un coniglietto gonfiabile, ha segnato nel 2019 il record della più costosa opera d'arte di un artista vivente: 91 milioni di dollari, oltre 80 milioni di euro.

Genialità o follia del mercato? Aiuta a rispondere la mostra Jeff Koons. Shine, curata da Arturo Galansino e Joachim Pissarro per Palazzo Strozzi, a Firenze. Una selezione delle opere più celebri dell'artista con una chiave di lettura originale: la lucentezza (shine) di tanti suoi lavori, la loro proprietà riflettente, ovvero quel gioco sagacemente ambiguo tra splendore e abbaglio. Ed ecco oltre quarant'anni di carriera in 33 opere che hanno alimentato polemiche e successo: la reinvenzione del ready-made ispirato a Duchamp e Warhol (una friggitrice elettrica esposta in galleria come Warhol esibì le zuppe in scatola); le repliche in metallo di beni di lusso, quali calici e bottiglie in cristallo Baccarat; i giocattoli gonfiabili alla Balloon Dog (Red), il cane palloncino rosso tipico delle feste dei bambini; la rilettura di personaggi della cultura pop, a partire da Hulk, curvo sotto cinque strumenti musicali a fiato.

Jeff Koons (Getty Images) 
Oggetti effimeri, fragili, kitsch, forgiati nell'acciaio inossidabile, materiale resistente, indeperibile. Prodotti insignificanti resi monumentali: due-tre metri e passa per la riproduzione di futilità. Così tutto diventa icona. Come lo è Jeff Koons, che ha conquistato l'immaginario collettivo mescolando cultura alta e pop, riferimenti alla storia dell'arte e al consumismo dozzinale. Campione di quegli anni Ottanta che diedero il via alla corsa al denaro, al lusso, agli eccessi, ai consumi illimitati, a un'imprevidente superficialità.Un'epoca scriteriata, che lui graffia con ironia, e che oggi, in tempi di pandemia, sembra lontana secoli. Come ormai si perdono nel passato gli esordi di Koons, intraprendente già a otto anni, quando in Pennsylvania esponeva i propri disegni nel negozio di mobili del padre; o adolescente, quando telefonò all'albergo dove alloggiava il grande Dalí, riuscendo a incontrarlo; o poco più che ventenne quando, raggiunta l'avanguardia dell'East Village di Manhattan, finanziava la propria produzione artistica lavorando come broker a Wall Street. 

Lo spirito imprenditoriale di Koons è indubbio. Il suo istinto auto-promozionale anche. A volte fino al sensazionalismo. Nel 1990 scoprì Ilona Staller, in arte Cicciolina, pornostar e parlamentare, e fu un'epifania. Dal loro incontro nacquero opere che li ritraevano in un vortice d'erotismo kitsch. Un matrimonio, un figlio, e una lunga disputa legale per il suo affido. L'indignazione dei critici. Il successo di mercato (Red Butt, culo rosso, tela che ripropone in dettaglio il loro sesso anale, fu contesa da Christie's fino a 520 mila dollari). Della complicità fra arte figurativa e arte amatoria si parlò ovunque e, qualsiasi fossero i commenti, fu pubblicità.

Oggi nello studio di Koons a New York lavorano più di cento assistenti specializzati, che realizzano le sue idee. Lui raramente si sporca le mani con calchi e pennelli, ma controlla ogni passaggio in modo puntiglioso, maniacale, per far sembrare di piuma sculture che pesano tonnellate. Enfatizzando comuni oggetti del desiderio. "Tra le cose di cui vado più orgoglioso" ha sottolineato varie volte, "è non far sentire il pubblico intimidito dall'Arte". Renderla più democratica, alla portata di tutti. Perché il suo pubblico danaroso ci si possa specchiare, come nelle sue superfici riflettenti. Come nei suoi completi classici firmati, nel suo taglio di capelli ammodo, in quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così che hanno i businessmen: quelli che sanno cavalcare l'onda.

Speciale Arte sul Venerdì del 15 ottobre 2021