✕

Sparito il partito resta la vanità

PER POSTA La differenza tra Pci e Pd sta anche nell'"io" diventato più forte del "noi"
1 minuti di lettura

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, il Pd viene considerato l’erede naturale del Pci anche se, naturalmente, ha aggiornato obiettivi e strategie. Quest’ultimo aspetto non dovrebbe comportare la rinuncia ad alcune caratteristiche che hanno da sempre contraddistinto le figure più rappresentative di questa parte politica: il rigore morale, la serietà, la coerenza. Annoverare oggi nelle file del partito esponenti come De Luca o Emiliano rappresenta quanto meno una forzatura; motivo per il quale l’attuale dirigenza dovrebbe avere il coraggio e la forza di rinunciare a personaggi che, pur portando voti, hanno poco a che vedere con lo spirito che dovrebbe informare il partito.
Calogero Barranco

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, il Pd viene considerato l’erede naturale del Pci anche se, naturalmente, ha aggiornato obiettivi e strategie. Quest’ultimo aspetto non dovrebbe comportare la rinuncia ad alcune caratteristiche che hanno da sempre contraddistinto le figure più rappresentative di questa parte politica: il rigore morale, la serietà, la coerenza. Annoverare oggi nelle file del partito esponenti come De Luca o Emiliano rappresenta quanto meno una forzatura; motivo per il quale l’attuale dirigenza dovrebbe avere il coraggio e la forza di rinunciare a personaggi che, pur portando voti, hanno poco a che vedere con lo spirito che dovrebbe informare il partito.
Calogero Barranco

Caro Barranco, a partire dal tempo trascorso, che non è poco, i fattori di cambiamento, tra Pci e Partito democratico, sono tali e tanti che fatico a fare paragoni, nel bene e nel male. Ma devo dire che lei tocca un punto decisamente dolente, che è quello dell’abnorme peso che i singoli hanno assunto a scapito del collettivo. Non ho alcuna nostalgia dell’ideologia, del “pensiero forte”, diciamo così. Ma sento decisamente la mancanza di un’idea di partito che era decisamente prevalente rispetto alle ambizioni individuali. Non che mancassero, ai tempi, personalità di grande spicco. Ma Berlinguer era Berlinguer prima di tutto perché era il segretario del Pci; non la sua parabola personale, ma quella del partito era la prospettiva alla quale militanti ed elettori guardavano; idem per i grandi dirigenti “storici”, gli Ingrao, gli Amendola, i Macaluso, la cui personalità politica non era certo meno rilevante perché “sottomessa” al partito, e anzi: era come se l’appartenenza a una storia comune ne aumentasse il calibro politico e i meriti individuali. E lo stesso valeva per gli altri partiti di massa, i cui leader erano prima di tutto i servitori di una causa. Se oggi fioriscono i De Luca e gli Emiliano è perché contenitori evanescenti ne ingigantiscono la figura.

Il narcisismo diffuso trova anche in politica la sua applicazione, “io” è più forte di “noi”, molti leader degli ultimi anni, Matteo Renzi per tutti, antepongono vistosamente la propria parabola individuale agli interessi del partito. I partiti-persona (il primo fu Forza Italia) sono uno dei tipici prodotti dell’epoca. Per i De Luca e gli Emiliano l’appartenenza a un partito è del tutto strumentale ai propri fini del momento. Non mi stupirebbe vederli confluire in altri schieramenti, a seconda di dove la loro ambizione, o la loro vanità, li fa sentire non più di destra o più di sinistra, ma più De Luca e più Emiliano, che è la sola cosa che per loro conta.

Sul Venerdì del 15 ottobre 2021