Daniele Franco, l’uomo che voleva passare inosservato
di Nicola Mirenzi , di Nicola MirenziFuori dai palazzi, nessuno lo conosce. Eppure, nel governo, c’è chi pensa che, se Draghi fosse eletto a capo dello Stato, il suo successore ideale a Palazzo Chigi sarebbe Daniele Franco. L’attuale ministro dell’Economia e delle finanze (questo credono i suoi sostenitori) sarebbe la garanzia che il lavoro fatto finora continuerebbe nella stessa direzione. La prosecuzione del draghismo con altri mezzi. Per di più, sotto la vigilanza dello stesso Draghi al Quirinale. L’inconveniente è che, dopo otto mesi da ministro, la direzione generale della Banca d’Italia, sei anni a capo della Ragioneria dello Stato, Franco, 68 anni, ha un curriculum impeccabile ma nessun profilo politico.
Pochi sanno cosa pensi quest’uomo di cui non si registra una dichiarazione che abbia fatto discutere, una parola fuori misura, una smorfia traditrice di un’approvazione o di una stizza, nulla che sporga dalla sua immagine equilibrata e severa di servi…
Fuori dai palazzi, nessuno lo conosce. Eppure, nel governo, c’è chi pensa che, se Draghi fosse eletto a capo dello Stato, il suo successore ideale a Palazzo Chigi sarebbe Daniele Franco. L’attuale ministro dell’Economia e delle finanze (questo credono i suoi sostenitori) sarebbe la garanzia che il lavoro fatto finora continuerebbe nella stessa direzione. La prosecuzione del draghismo con altri mezzi. Per di più, sotto la vigilanza dello stesso Draghi al Quirinale. L’inconveniente è che, dopo otto mesi da ministro, la direzione generale della Banca d’Italia, sei anni a capo della Ragioneria dello Stato, Franco, 68 anni, ha un curriculum impeccabile ma nessun profilo politico.
Pochi sanno cosa pensi quest’uomo di cui non si registra una dichiarazione che abbia fatto discutere, una parola fuori misura, una smorfia traditrice di un’approvazione o di una stizza, nulla che sporga dalla sua immagine equilibrata e severa di servitore dello Stato. Anche gli ex compagni di classe del liceo Galileo Galilei di Belluno, sezione A, faticano a individuarne un segno particolare, un connotato decisivo.
Il posto in banca
Entrato a ventisette anni nel Servizio studi di Banca d’Italia, dopo un master a York, Franco costruisce nella banca centrale il rapporto con Draghi quando Draghi ne divenne il Governatore. Specializzato in finanza pubblica, conosce alla perfezione la materia pensionistica e i guai del debito italiano, questioni che declina in vista di un fine preciso: l’equilibrio di bilancio. «Quando Franco è diventato Ragioniere dello Stato», racconta Natale D’Amico, giudice della Corte dei Conti, «le previsioni dell’istituto sono diventate estremamente attendibili. Prima di Franco, la forbice delle stime oscillava spesso di qualche punto, mentre, sotto la sua direzione, gli scostamenti si sono ridotti agli zero virgola». Una precisione che ha pesato, politicamente. La Finanziaria del 2014, scritta dal governo di Matteo Renzi, e che incluse il bonus bebè, ebbe la bollinatura della Ragioneria dello Stato una settimana dopo l’approvazione del governo. Franco contestò le previsioni, indicò le mancate coperture, costrinse il governo a correggere il testo. Sotto Gentiloni, il Senato dovette rivotare un provvedimento poiché Franco ritenne che mancassero le coperture. Gli attacchi più feroci, però, li ha ricevuti dal Movimento 5 Stelle, durante il governo gialloverde, a causa del reddito di cittadinanza. «Alzai un argine intorno a Franco e a tutta la struttura del ministero», racconta al Venerdì l’ex ministro dell’Economia di quel governo, Giovanni Tria. «Ritenevo vergognosi gli attacchi che gli rivolse il portavoce del presidente Giuseppe Conte».
Il professor Toni Negri
Franco è nato a Trichiana, un tempo comune della provincia di Belluno, oggi frazione di Borgo Valbelluna. Ha studiato Scienze politiche a Padova, quando in facoltà insegnava Toni Negri che l’aveva resa l’accademia dell’Autonomia operaia, teoria e pratica della sollevazione. Ogni giorno, le camionette della polizia erano fisse in piazza Garibaldi. C’erano manifestazioni, scontri. Daniele Franco frequentava gli Universitari Costruttori, un’organizzazione di volontari fondata da padre Mario Ciman, un gesuita. (L’incontro con i gesuiti è un altro tratto che Franco ha in comune con Draghi). E, con loro, partecipò alla ricostruzione del Friuli dopo il terremoto.
Il pensiero economico di Franco non ha la rotondità di una filosofia. Il suo contributo è piuttosto circostanziato, pratico. Quando Draghi ha deciso le nomine delle partecipate pubbliche non era d’accordo, in particolare sulla sostituzione di Fabrizio Palermo a Cassa depositi e prestiti. Eppure, dicono che a Palazzo Chigi c’è chi lo chiama Alexa, dal nome dell’assistente virtuale di Amazon. «Alexa fammi questo decreto». «Alexa fammi questa nomina». È in sintesi il cuore del rapporto tra lui e Draghi, secondo le cattiverie, di cui Franco – ed ecco infine spuntare un sentimento – soffre. Forse anche per questo coronerebbe più volentieri la sua carriera alla presidenza della Banca d’Italia. Ma, se gli chiedessero davvero di fare un altro passo avanti nel governo, risponderebbe certo come impone lo spirito di servizio. «Sono a vostra disposizione, Signori».
Sul Venerdì del 22 ottobre 2021