E adesso giochiamo al Fanta-Colle
di Filippo Ceccarelli , di Filippo Ceccarellida Sergio Mattarella (al centro), Emma Bonino, Elisabetta Casellati, Mario Draghi, Pier Ferdinando Casini, Silvio Berlusconi, Letizia Moratti e Marta Cartabia (illustrazione di Ale+Ale)
Il secondo ipotetico Quirinale di Mattarella risulta il più facile da tratteggiare per la semplice ragione che il settennato è agli sgoccioli e l’osservazione autorizza a pensare che tutto proseguirebbe secondo quanto si è visto finora: Palazzo sempre più aperto a visite, ampi spazi riservati a mostre di arte, specie contemporanea, iniziative benefiche e solidali a Castelporziano, così come sullo scenario politico è prevedibile un interventismo tanto più discreto e felpato quanto più efficace sul piano delle scelte e dei risultati.
Da un altro pianeta
Mentre un eventuale arrivo di Draghi sul Colle presenterebbe incognite che appaiono tanto più complesse quanto meno è possibile invocare precedenti riguar…
Il secondo ipotetico Quirinale di Mattarella risulta il più facile da tratteggiare per la semplice ragione che il settennato è agli sgoccioli e l’osservazione autorizza a pensare che tutto proseguirebbe secondo quanto si è visto finora: Palazzo sempre più aperto a visite, ampi spazi riservati a mostre di arte, specie contemporanea, iniziative benefiche e solidali a Castelporziano, così come sullo scenario politico è prevedibile un interventismo tanto più discreto e felpato quanto più efficace sul piano delle scelte e dei risultati.
Da un altro pianeta
Mentre un eventuale arrivo di Draghi sul Colle presenterebbe incognite che appaiono tanto più complesse quanto meno è possibile invocare precedenti riguardo a un uomo eletto al vertice delle istituzioni proprio perché proveniente da un altro pianeta. E tuttavia l’immaginazione suggerisce l’idea di una presidenza parecchio proiettata sul piano europeo e internazionale, un potere e una macchina che si muovono nel rispetto delle tradizioni, ma in pieno stile tecnocratico e quindi ai limiti dell’invisibilità; per certi versi e con le debite precauzioni, una scorciatoia verso quella che in tempi ormai remoti si auspicava e si temeva con la formula della Repubblica presidenziale. Ma poi la politica, come del resto la vita e il futuro, riservano sempre un sacco di sorprese.
Prova ne sia la piccola, ma significativa produzione letteraria del genere FantaQuirinale. Quasi mezzo secolo fa, era il 1973, un alto funzionario parlamentare, Guglielmo Negri, pubblicò un romanzo breve dal sintomatico titolo La Gabbia (Editalia), nel quale il presidente della Repubblica diventava pazzo e veniva, o meglio chiedeva, appunto, di essere rinchiuso in una gabbia. Due anni dopo, nel bestseller Berlinguer e il Professore (Rizzoli), il giornalista Gianfranco Piazzesi immaginò che l’allora presidente Leone avesse abbandonato il Quirinale, a sua volta occupato da rivoltosi auto denominatisi “Vigilanti”, per trasferirsi a Villa Madama. Nel 2010, ne I 99 giorni che travolsero il Cavaliere (Fazi), con lo pseudonimo Philip Godgift Massimo Teodori costruì un racconto sull’idea che Giorgio Napolitano, in quel momento in carica, potesse dimettersi per porsi alla guida dello schieramento di centrosinistra e chiudere in via definitiva i conti con Berlusconi. E tuttavia, per tornare al gioco del “come sarebbe il Quirinale se”, oggi potrebbe tornare utile Il Colle fatale (Longanesi), uscito nel 2009 a firma Anonimo Romano, nel quale al termine di complicatissime trame e perfino con qualche uccisione, alla fine la spuntava Pier Ferdinando Casini.
Le geomeria centrista
E dunque, il Quirinale di Pierfurby sancirebbe un glorioso ritorno della Prima Repubblica, s’intende democristiana (per quanto il Colle non abbia mai portato fortuna ai dc), e comunque a geometria centrista e con una notevole accentuazione in senso parlamentare. L’esatto contrario di una molto eventuale presidenza Berlusconi, che a quel ruolo ha sempre guardato – esistono in proposito numerose testimonianze, da Mamma Rosa a una presunta profezia di Sandro Pertini – come a un destino, oltre che il degno e per lui giusto coronamento di una già ricca e movimentata esistenza. Inutile dire che il Quirinale del Cavaliere è quello che più accende la fantasia: milanese, aziendale, sfarzoso, spettacolare, cortigiano e peccaminoso. In pratica una monarchia.
Poi sì, certo, restano tanti altri e diversi candidati, Amato, Gentiloni, Letta, zio e nipote, Veltroni. Ma quella che davvero non si è in grado di delineare, per quanto riguarda un’istituzione come nessun altra (a parte il Vaticano) di esclusiva caratura maschile, è l’ipotetica rivoluzione di un Quirinale in rosa. Diverse anche qui le aspiranti, Cartabia, Moratti, Bonino, Casellati. Ma il problema è insieme teorico e relativo, perché al dunque – e per fortuna – la società italiana non è un ospite che deve adattarsi al Palazzo, ma è quest’ultimo che dovrebbe, semmai, adattarsi a tutti noi.
Sul Venerdì del 29 ottobre 2021