Là dove c’era un Ciao adesso c’è una ebike
dalla nostra inviata Laura Montanari , dalla nostra inviata Laura MontanariRUFINA (Firenze). Sta in piedi, senza cavalletto, sul tavolo chirurgico dell’officina, con le ruote bloccate, la carrozzeria blu incerata, qualche filo ancora da collegare alla pedana nera che si trova tra il serbatoio e il sellino. Sembra appena uscito dalla fabbrica, non glieli daresti mai gli anni che invece ha. Guarda chi si rivede, il vecchio Ciao Piaggio: «Ma noi lo abbiamo fatto diventare una ebike» dice Tiberio Casali, 60 anni, con trascorsi nel mondo della moda e del food, fondatore della startup Ambra Italia che è lontana da Pontedera, cioè dalla casa madre di questo ciclomotore bandiera di generazioni di ragazzi e ragazze che hanno attraversato gli anni dai fine Sessanta ai primi Duemila pedalando per accendere il motore e facendo il pieno di miscela al 2 per cento. Ambra Italia ha gli uffici a Rufina, Valdisieve, una manciata di chilometri da Firenze e qui, in una strada di case basse, tra una panetteria e un negozio di agraria, c’&egr…
RUFINA (Firenze). Sta in piedi, senza cavalletto, sul tavolo chirurgico dell’officina, con le ruote bloccate, la carrozzeria blu incerata, qualche filo ancora da collegare alla pedana nera che si trova tra il serbatoio e il sellino. Sembra appena uscito dalla fabbrica, non glieli daresti mai gli anni che invece ha. Guarda chi si rivede, il vecchio Ciao Piaggio: «Ma noi lo abbiamo fatto diventare una ebike» dice Tiberio Casali, 60 anni, con trascorsi nel mondo della moda e del food, fondatore della startup Ambra Italia che è lontana da Pontedera, cioè dalla casa madre di questo ciclomotore bandiera di generazioni di ragazzi e ragazze che hanno attraversato gli anni dai fine Sessanta ai primi Duemila pedalando per accendere il motore e facendo il pieno di miscela al 2 per cento. Ambra Italia ha gli uffici a Rufina, Valdisieve, una manciata di chilometri da Firenze e qui, in una strada di case basse, tra una panetteria e un negozio di agraria, c’è la Strana officina dove Marco Batistoni, 53 anni, meccanico, costruttore di biciclette speciali, ha realizzato il prototipo del Ciao in versione pedalata assistita. È storia di sei mesi fa.
Le istruzioni e il materiale glieli ha dati Tiberio che per un anno nel suo garage ha montato e smontato un Ciao per capire come alleggerirlo e sostituire al motore endotermico quello elettrico, aggiungere una batteria, cambiare il faro e uno dopo l’altro, compresi viti e bulloni, circa 140 tra pezzi e pezzettini: «Più lo studiavo e più mi rendevo conto della genialità di chi lo ha costruito» racconta. Detta così sembra facile, ma non lo è. «Altri hanno trasformato questo ciclomotore in ebike, la differenza è che Ambra Italia ha le certificazioni per permettere al Ciao di girare in strada come una bici elettrica». Il costo del kit è di 2.800 euro, montaggio compreso. La condizione è avere un Ciao in perfetto stato di conservazione del telaio: «Altrimenti non rischiamo» avvertono dalla startup. Oppure: «Procediamo a fare un preventivo per restaurarlo». E i costi possono lievitare fino a 4.000 euro.
Qui però si toccano i ricordi e le giovinezze, ed è difficile stabilire se conviene o no. Che prezzo ha il piacere di risalire in sella come 40 o 50 anni fa? Andare a fare la spesa pedalando appena nei centri storici e lasciandosi trasportare a una velocità massima di 25 all’ora? «Qualcuno ha criticato il prezzo del kit» riprende Casali. «Lo comprendo, ma c’è dietro un lavoro lungo e meticoloso e una componentistica progettata ad hoc». Certo è che da quando si è sparsa la voce, sono piovute negli uffici di Ambra Italia mail e telefonate a centinaia e da varie parti della penisola. «Siamo stati travolti dall’entusiasmo». Ci sono ripartenze che hanno bisogno di tempo, il Ciao, se n’è preso parecchio. Questa sua seconda vita oggi agli albori, non ha alle spalle una industria, la Piaggio, ma le mani di un artigiano. Quindi resta una nicchia. «Non produciamo ciclomotori e non li vendiamo, noi restauriamo e modifichiamo quelli che i clienti ci portano. Fino a questo momento ne abbiamo realizzati otto e altri tre sono in produzione» spiega Batistoni. Tra i primi ordini, quello di un signore inglese che vive in Toscana, di un pensionato romagnolo e di una signora ultraottantenne di Piombino che una mattina si è presentata a Rufina con il nipote e un Ciao bianco del 1994 caricato su un furgone: «Ci ha raccontato che è rimasta vedova da poco e che vuole poter andare al cimitero senza dipendere da nessuno: così ci ha affidato il suo Ciao».
Oggi, visto il crescere delle richieste, la startup di Rufina sta pensando di creare una rete di officine autorizzate e ha cominciato a produrre accessori, come una borsa in pelle da agganciare dietro: costo 390 euro. «È realizzata a mano da un artigiano di Rufina» avverte subito Casali visto il prezzo non certo economico. Ogni motorino trasformato in bici viene registrato col nome di una canzone che corrisponde all’anno di produzione: dal Ciao Moonlight Shadow (da una canzone di Mike Oldfield, del 1983), al Ciao Rasputin (1979, Boney M.) al Ciao Forever young degli Alphaville (1984) e via scegliendo fra le canzoni della Hit Parade di Lelio Luttazzi e quelle passate in tv con Discoring. «Su ogni ebike» precisa l’ideatore del progetto «c’è un qrcode coi dati tecnici del mezzo e il nome di una canzone che però il proprietario potrà sempre cambiare». Perché se non riusciamo a mandare indietro le lancette del tempo e far tornare quella gioventù, almeno ci resti la possibilità di scegliere il disco su cui mettere la puntina dei ricordi, facendo partire un Cuore matto o una perfetta, nostalgica, Penny Lane.
Sul Venerdì del 29 ottobre 2021