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La Contessa di Castiglione: sotto i gioielli niente

Virginia Oldoini in Verasis, la Contessa di Castiglione (1837-1899),  celebre personaggio del Risorgimento (Getty Images) 
ORA D'ARIA Viaggi e amori di una protagonista del Risorgimento
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"Cosa stai a fare d'inverno a Dieppe, a contare le stelle rompendoti i coglioni?", chiedeva la marchesa Oldoini il 10 ottobre 1863 alla figlia Virginia: la contessa di Castiglione, che per fare l'Italia aveva "zufolato" Napoleone III di Francia. Così bene che l'Imperatrice, o un'intrigante sua amica, o i servizi avevano inscenato un attentato all'Imperatore mentre usciva da un convegno con l'affascinante contessa, la quale era stata pertanto allontanata d'autorità da Parigi. Ma lei, dopo due anni murata in villa a Torino, fremeva di rientrare in scena a Parigi, a brillare, a conquistare l'indipendenza con le operazioni finanziarie di cui era maestra (aveva nel campo, soggiogati nell'intimità, illustri suggeritori), a far politica e spionaggio, e insomma a coltivare le sue "ambizioni d'uomo".

"Cosa stai a fare d'inverno a Dieppe, a contare le stelle rompendoti i coglioni?", chiedeva la marchesa Oldoini il 10 ottobre 1863 alla figlia Virginia: la contessa di Castiglione, che per fare l'Italia aveva "zufolato" Napoleone III di Francia. Così bene che l'Imperatrice, o un'intrigante sua amica, o i servizi avevano inscenato un attentato all'Imperatore mentre usciva da un convegno con l'affascinante contessa, la quale era stata pertanto allontanata d'autorità da Parigi. Ma lei, dopo due anni murata in villa a Torino, fremeva di rientrare in scena a Parigi, a brillare, a conquistare l'indipendenza con le operazioni finanziarie di cui era maestra (aveva nel campo, soggiogati nell'intimità, illustri suggeritori), a far politica e spionaggio, e insomma a coltivare le sue "ambizioni d'uomo".

Dal 1860, la stazione balneare di Dieppe significò il rientro discreto in Francia, l'aria pura, la luce, e un utile centro d'incontri riservati. "Senza braccialetti", raccomandava il generale Estancelin, robusto normanno a cui Virginia aveva ceduto dopo lunga attesa, facendosi trovare a Dieppe nuda e risonante di bracciali; in seguito aveva sempre inscenato, per umiliarlo, totale insensibilità, spingendo il generale a scriverle testi roventi come apprendistato al piacere. Notevolissimo il Souvenir du couvent, i giochi di due educande: "trovo i peli, vi indugio, mentre lei continua a dormire... il bottoncino si era irrigidito allo spasimo... ma gode o non gode? Non sono riuscita a capire, nel sonno trasaliva". Virginia (pioniera nell'uso della fotografia d'arte) gli invia una sua foto, lui la ringrazia: "all'improvviso, notando la posizione delle dita, un ricordo mi ha folgorato...".

Uno dei pregi del saggio capitale di Benedetta Craveri su La contessa (da Adelphi: ne abbiamo parlato sul numero dell'8 ottobre) è la rivelazione della natura spigliata di tante corrispondenze d'epoca (per lo più inedite). "Il Vecchio [Napoleone III] bisogna tenerlo caldo...e approfittare di lui prima che crepi" scriveva la Contessa all'amato principe Poniatowski. A Dieppe Virginia, minata dal male oscuro, era vicina del celebre alienista Blanche; il secondogenito Jacques Émile Blanche - futuro grande ritrattista - era bambino quando sentì la contessa dare ordini dalla finestra: era, scrisse, una voce "rauca, la meno femminile che abbia mai udito". A una "bella voce grave" aveva fatto accenno anche uno spasimante, il conte d'Ideville; e un intenditore, D'Annunzio, dichiarava che avrebbe dato metà dei ritratti della Castiglione per conoscerne il timbro della voce - timbro scuro, a contrasto con quel famoso bagliore dell'incarnato che lasciava "pietrificati".

Sul Venerdì del 29 ottobre 2021