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Berlusconi, il candidato impossibile

PER POSTA. È che anche solo ipotizzare il Cavaliere al Quirinale è una esplicita offesa a molti milioni di italiani 
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Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Serra, ho 34 anni e ritenevo di essere ormai abituato (o forse assuefatto?) alla progressiva caduta morale della nostra politica, ma, da quando si è iniziata anche solo a ventilare l’ipotesi di veder candidato Berlusconi alla presidenza della Repubblica, provo un misto di rabbia e sconcerto. Davvero non c’è più limite all’assurdo?
Giulio Tommasella (Venezia)

Caro Serra, ma davvero in Italia stiamo discutendo di Berlusconi
capo dello Stato?

Renato Del Terra (Udine)

Temo che quando uscirà questa rubrica della posta l’intenzione del centrodestra di candidare Berlusconi al Quirinale, alme…

Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Serra, ho 34 anni e ritenevo di essere ormai abituato (o forse assuefatto?) alla progressiva caduta morale della nostra politica, ma, da quando si è iniziata anche solo a ventilare l’ipotesi di veder candidato Berlusconi alla presidenza della Repubblica, provo un misto di rabbia e sconcerto. Davvero non c’è più limite all’assurdo?
Giulio Tommasella (Venezia)

Caro Serra, ma davvero in Italia stiamo discutendo di Berlusconi
capo dello Stato?

Renato Del Terra (Udine)

Temo che quando uscirà questa rubrica della posta l’intenzione del centrodestra di candidare Berlusconi al Quirinale, almeno in prima battuta, sarà ancora in piedi. Pure io rimango basito quando leggo articoli e commenti che la trattano alla stregua di una normale proposta politica. Ma non lo è e non può esserlo, e per più di una ragione. La più rilevante, e anche le più evidente, non è l’età (anche se l’età non è certo il punto di forza del leader di Forza Italia). È che anche solo ipotizzare Berlusconi al Quirinale è una esplicita offesa a molti milioni di italiani, che in quel signore hanno visto, per il ventennio nel quale è rimasto sulla scena, non un semplice avversario politico, ma una specie di quintessenza dell’arbitrio, dell’ignoranza delle regole, della mancanza di ogni misura nell’ostentazione del proprio potere pubblico e delle proprie ricchezze private. Quella delicatissima carica -capo dello Stato - apparenta il presidente a un monarca, nel senso più profondo del termine: incarna la maestà della Repubblica. Proprio per questo si è sempre cercato, quasi sempre riuscendoci, di mandare al Colle una personalità il meno divisiva possibile. Dico quasi sempre perché almeno un settennato, quello di Cossiga, non è stato certo segnato da concordia e pace istituzionale, per l’evidente ragione che era stata destinata a quell’incarico la persona meno adatta. Ma per il resto, con alti e bassi, attraverso figure a volte sbiadite, a volte di spiccato prestigio, al Quirinale sono sempre andate persone accettate da tuttie stimate da molti. Sgomenta che il centrodestra (l’Italia dei moderati e dei conservatori, almeno sulla carta) ancora non abbia capito che il berlusconismo è stato un periodo di profonda lacerazione politica, di traumi istituzionali e di grave conflitto etico; che le cicatrici sono ancora aperte, malgrado lui si sia ritagliato, per la fase estrema della sua parabola, il ruolo, davvero improbabile, di padre della Patria, liberale e super partes. E forse ancora di più sgomenta che il centrodestra, qualunque cosa significhi questa approssimazione politologica, non abbia una rosa di candidati e candidate da proporre prima di tutto all’opinione pubblica, poi alle Camere, in sostituzione del suo vecchio capo, improponibile per chiunque abbia memoria, anche vaga, del recente passato di questo Paese. Da ultimo, davvero da ultimo, il problema giudiziario. A parte l’episodio, gravissimo, della corruzione di un magistrato, tutto il resto è solo il corollario di qualcosa che una normale sensibilità democratica avrebbe già giudicato (male) da sé, senza alcun bisogno del supporto degli incartamenti giudiziari. Scrivo per la millesima volta che un Paese politicamente sano non avrebbe bisogno alcuno di appigliarsi ai processi per decidere, in buona autonomia, se una persona è degna oppure no di reggere il timone. Spiace dover concludere che non siamo un Paese politicamente sano.

Sul Venerdì del 5 Novembre 2021