Se questa è accoglienza: l'Europa che volta le spalle ai migranti
di Raffaele Oriani , di Raffaele OrianiSembrano davvero passati anni. Tre mesi fa Kabul cadeva, i talebani dilagavano e l'Occidente organizzava ponti aerei per l'evacuazione di chi aveva collaborato con gli occidentali: "È stata un'operazione straordinaria, con migliaia di persone portate in salvo in condizioni difficilissime" dice ora Gianfranco Schiavone, presidente dell'Ics di Trieste, una delle strutture di punta dell'integrazione dei richiedenti asilo in Italia. "Ma poi si è tornati all'ordinaria amministrazione". E sì che quando l'America chiama, il mondo sa ancora serrare i ranghi: nei giorni della capitolazione il Dipartimento di Stato lancia un appello sull'Afghanistan che viene immediatamente sottoscritto da 64 Paesi. In data 15 agosto 2021 si dichiara che "dato il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza intimiamo tutte le parti coinvolte ad assicurare la partenza serena e ordinata di tutti gli afghani che desiderino lasciare il Paes…
Sembrano davvero passati anni. Tre mesi fa Kabul cadeva, i talebani dilagavano e l'Occidente organizzava ponti aerei per l'evacuazione di chi aveva collaborato con gli occidentali: "È stata un'operazione straordinaria, con migliaia di persone portate in salvo in condizioni difficilissime" dice ora Gianfranco Schiavone, presidente dell'Ics di Trieste, una delle strutture di punta dell'integrazione dei richiedenti asilo in Italia. "Ma poi si è tornati all'ordinaria amministrazione". E sì che quando l'America chiama, il mondo sa ancora serrare i ranghi: nei giorni della capitolazione il Dipartimento di Stato lancia un appello sull'Afghanistan che viene immediatamente sottoscritto da 64 Paesi. In data 15 agosto 2021 si dichiara che "dato il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza intimiamo tutte le parti coinvolte ad assicurare la partenza serena e ordinata di tutti gli afghani che desiderino lasciare il Paese (...). Gli afghani che intendono partire devono poterlo fare: strade, aeroporti e confini devono restare aperti in condizioni di sicurezza (...). Gli afghani meritano di vivere in tranquillità, dignità e sicurezza. Noi come comunità internazionale siamo pronti ad assisterli". All'appello aderiscono tutti, nel senso di tutta l'Europa, ma anche Turchia, Brasile, Giappone. Perfino Vanuatu, Haiti, Papua Nuova Guinea. A metà agosto sembra che, se solo i talebani non si mettono di mezzo, forse non all'Afghanistan, ma di certo agli afghani sarà garantito un futuro di "tranquillità, dignità e sicurezza".
Il confine balcanico
Gianfranco Schiavone è appena tornato da Velika Kladuša, un paesino bosniaco a ridosso del confine croato che è diventato uno dei principali campi base lungo la famigerata rotta balcanica: "In un prato appena fuori dal paese negli ultimi giorni si sono ammassati in condizioni miserevoli una cinquantina di afghani di etnia hazara, quella più invisa ai talebani" racconta al Venerdì. "Sono famiglie con bambini, non hanno nessuna speranza di ottenere asilo in Bosnia, e puntano a entrare in Unione Europea superando il confine con la Croazia". Secondo il Danish Refugee Committee, dal giugno 2019 al settembre 2021 la polizia croata ha effettuato 30.309 respingimenti illegali: "Circa il 40 per cento dei profughi della rotta balcanica sono afghani, e dalla caduta di Kabul non è cambiato nulla" continua Schiavone. "L'unico criterio delle autorità croate sembra quello di massimizzare la brutalità dei respingimenti per scoraggiare chiunque dal mettersi in cammino".
Non sappiamo come sia andata a Vanuatu, ma in Europa la luna di miele con gli afghani è durata un paio di giorni di mezza estate: il 20 agosto il governo greco avverte che Atene "non diventerà la porta d'ingresso dei clandestini afghani", il 22 il premier sloveno assicura che l'"Europa non aprirà corridoi umanitari per gli afghani", lo stesso giorno l'ex premier austriaco Sebastian Kurz si dice "contrario ad accogliere altri afghani in Austria". Sembrano strepiti sovranisti, ma il 31 agosto è l'intera Unione Europea, con la sola opposizione del Lussemburgo, a dirsi "determinata ad agire per evitare il ripetersi dei movimenti migratori illegali su larga scala che si sono verificati in passato".
Altre frontiere proibite
Come cambia il vento. Oltre alla frontiera croata, ci sono altri due confini dove gli europei stanno dimostrando una determinazione degna di miglior causa: "Dallo scorso 2 settembre, per la prima volta dal colpo di Stato comunista del 1981, in Polonia vige lo stato d'emergenza lungo i 400 chilometri della frontiera con la Bielorussia" ci spiega Rafal Kostrzynski, portavoce dell'Unhcr, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati. "A parte residenti e polizia di frontiera, nessuno, né giornalisti, né attivisti, né funzionari delle Nazioni Unite, può avvicinarsi a meno di tre chilometri dal confine". Oltre ai "movimenti migratori illegali", la fortezza Europa è evidentemente determinata a evitare anche gli sguardi indiscreti. Si sa di un gruppo di 32 afghani che vagano in quella che è l'ultima foresta primordiale d'Europa. Amnesty International li ha geolocalizzati su suolo polacco prima di documentarne l'espulsione illegale: "Nessuno sa dove siano" conferma Daniel Witko della Fondazione Helsinki per i diritti umani. "E con loro sono spariti altri gruppetti di afghani di cui è stato documentato il respingimento ma non la sorte successiva". Dalla Commissione europea assicurano che "il temuto afflusso di profughi afghani non si è verificato", ma la mano pesante evidentemente va applicata anche se il diluvio si è rivelato uno stillicidio: nella striscia off limits che da due mesi oscura la frontiera orientale dell'Unione, almeno nove persone sono già morte di freddo e fame in attesa di qualcuno "pronto ad assisterle".
"Il muro? Una cosa da brividi"
Nel marzo 2020 Ursula von der Leyen ringraziava la Grecia per essere lo "scudo d'Europa" (european aspida, ci tenne a rimarcare in greco). Si trattava ovviamente di difendere il confine dai profughi, cosa che la Grecia continua a fare con 40 chilometri di muro d'acciaio appena ultimati alla frontiera con la Turchia, e con una sequela di odiosi respingimenti in mare documentati dall'attivista norvegese Tommy Olsen, animatore del sito Aegean Boat Report: "Non ci tengo a segnalare la nazionalità dei profughi perché siamo tutti esseri umani, ma dopo la caduta di Kabul sono aumentati gli afghani che vivevano già in Turchia e ora scappano per paura di essere ricacciati in patria". Aegean Boat Report parla di 2172 persone respinte nel solo mese di ottobre. Chi sono, che fine hanno fatto? La Guardia costiera greca contesta questa e le tante altre accuse di abbandonare in mare i profughi indesiderati, ma già il 18 agosto il Consiglio greco di difesa e affari esteri chiariva che da qui gli afghani non sarebbero passati. Ma allora da dove passa la strada che porta a "dignità e sicurezza"? Al momento da nessuna parte. L'8 ottobre una lettera di dodici ministri degli Esteri europei ha chiesto a Bruxelles di finanziare la costruzione di un muro che allontani definitivamente le seccature del mondo: "È un testo che mette i brividi" dice Schiavone. "I nostri posteri lo studieranno per capire i fondamenti ideologici del nostro tempo". Difficile che dedichino la stessa attenzione allo strano appello diffuso lo scorso 15 agosto.
Sul Venerdì del 12 novembre 2021