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Postalmarket, torna l’Amazon prima di Amazon

Il nuovo catalogo Postalmarket, con Diletta Leotta in copertina, in mezzo a numeri degli anni 70-80. 
Precursore dei tempi, e innocente oggetto del desiderio nell'Italia degli anni 70 e 80, il catalogo dello shopping con consegna a domicilio è ancora un affare. Di famiglia
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Le ragioni per cui il Postalmarket fece epoca sono soprattutto due e hanno entrambe a che fare col desiderio. Anzitutto attraverso quell'atlante periodico di sogni a costo contenuto, i bramati prodotti del Carosello prima, e degli spottoni anni 80 poi, arrivavano comodamente a casa senza la fatica di doversi recare in negozio. E non è peccato, anzi è banale, pensare a quel piccolo impero di spedizioni a prenotazione telefonica come a una specie di Amazon tricolore. Che in scala italiana correva, meno globale ma in anticipo, via cavi di rame lungo i grigi telefoni a ghiera della Sip.

In secondo luogo le fantasie licenziose di almeno un paio di generazioni di pre adolescenti (solo loro?) si accesero e si formarono scrutando l'al di là delle pieghe delle gonne cercando di decifrare i misteri appena celati dietro le trasparenze delle réclame d'intimo. Su cui magari sovrapporre a piacere i volti delle donne famose scelte per le copertine che ogni se…

Le ragioni per cui il Postalmarket fece epoca sono soprattutto due e hanno entrambe a che fare col desiderio. Anzitutto attraverso quell'atlante periodico di sogni a costo contenuto, i bramati prodotti del Carosello prima, e degli spottoni anni 80 poi, arrivavano comodamente a casa senza la fatica di doversi recare in negozio. E non è peccato, anzi è banale, pensare a quel piccolo impero di spedizioni a prenotazione telefonica come a una specie di Amazon tricolore. Che in scala italiana correva, meno globale ma in anticipo, via cavi di rame lungo i grigi telefoni a ghiera della Sip.

In secondo luogo le fantasie licenziose di almeno un paio di generazioni di pre adolescenti (solo loro?) si accesero e si formarono scrutando l'al di là delle pieghe delle gonne cercando di decifrare i misteri appena celati dietro le trasparenze delle réclame d'intimo. Su cui magari sovrapporre a piacere i volti delle donne famose scelte per le copertine che ogni sei mesi, per restare in scia alle collezioni della moda, offrivano l'ammiccante diva del momento. Un erotismo maschile, pubblicitario e tollerato, ad uso di famiglia cattolica in un'Italia che pure già proponeva, in edicola come ovunque, visioni ben più esplicite. È anche vero però che il desiderio dovrebbe essere (ed era) non tanto la nudità quanto lo spogliare.

Chissà, forse il tabù piccolo borghese, l'arrossire, un po' manca e dopo una vita di rivoluzioni digitali, di liberazioni, di battaglie di genere, la seducente innocenza del Postalmarket che pareva un malinconico feticismo da collezionisti, dallo scorso 23 ottobre è una start up di rassicurante successo. La nuova versione del catalogo che ha segnato un'era dei consumi nazionali ha conquistato (secondo la proprietà) 100 mila lettori tra edicole e prevendite online in appena una decina di giorni. "Aspettiamo i numeri definitivi, anche noi siamo stupiti, bisogna però tener conto dell'effetto novità, della fame degli innumerevoli fan e persino dei tantissimi ex dipendenti che volevano sostenere il rilancio" prova a frenare gli entusiasmi Mauro Pigozzo, direttore responsabile, alla vigilia della ristampa. Nato 41 anni fa a Riese Pio X, profondo Veneto in provincia di Treviso, giornalista "sin dal liceo" che si è fatto le ossa e le scarpe nella cronaca locale prima di darsi a siti web dedicati al green o al fashion, i suoi ricordi del Postalmarket originale si fermano a qualche copia vista in casa o al famoso jingle delle pubblicità tv dove "ogni pacco che mi arriva è una festa". "Se oggi c'è una redazione? Non proprio. A Castelfranco, dove vivo, c'è la sede di Storeden, la società di ecommerce che partecipa al progetto di rilancio. Diciamo che ci ospita".

 

Due pagine del vecchio Postalmarket: a sinistra, la cantante e attrice Mita Medici e, a destra, alcune modelle pubblicizzano abbigliamento intimo    

Fondato nel '59,  il Postalmarket fu un'idea di Anna Bonomi Bolchini, spietata imprenditrice nata illegittima in una portineria di corso Indipendenza a Milano e che, recuperato il cognome e un'eredità eccezionale, dalla P2 alla Montedison passando per il Banco Ambrosiano, sarebbe entrata nella storia dell'economia italiana con molti soprannomi. Da "signora della finanza a "compro io". Una storia nella storia troppo lunga da raccontare ma che portò dunque alla nascita di un impero delle vendite. Da un lato il catalogo, dall'altro i centralini e i magazzini a Peschiera Borromeo dove lavoravano soprattutto donne e dove, si dice, in un ambiente all'avanguardia si arrivò a spedire 50 mila pacchi al giorno.

Tra su e giù, passaggi e cessioni, il Postalmarket fallì ufficialmente nel 2015. Il marchio è stato quindi acquistato nel 2018 dall'imprenditore friulano Stefano Bortolussi. È del 2020 l'accordo appunto con Storeden, piattaforma trevisana per l'ecommerce protagonista l'ultimo anno di un boom con cui ha toccato il 4 per cento del mercato italiano. "Il Postalmarket è sostanzialmente una startup, l'obbiettivo è fare del catalogo il trampolino per un portale vendite integrato, puntando però solo sul made in Italy" spiega ancora Pigozzo. Che di fatto dirige il catalogo sull'onda dei tempi, ovvero in smart working ed esternalizzando tutto il lavoro, dalla grafica ai contenuti. "Gli articoli sono stati scritti da una cinquantina di collaboratori che ho individuato tra le firme di settore, soprattutto giornali di moda, beauty, design". Dovendo darsi un orizzonte, vorrebbe tuttavia riportare in vita l'idea della cara vecchia redazione. "Il sito potrebbe diventare una piattaforma di notizie e tendenze, ma è prematuro discuterne". Il mantra, stando all'editoriale del presidente Bertolussi, è una rinascita attraverso le 180 aziende, rigorosamente italiane, già coinvolte.

L'elefante nella stanza, anzi in copertina, è allora Diletta Leotta. Erede di una dinastia di cover girl che vanta Sylva Koscina, Ornella Vanoni, Milva, Minni Minoprio, Laura Antonelli, Mariangela Melato, Ornella Muti, Monica Bellucci e poi ancora Carol Alt, Claudia Schiffer, Eva Herzigova... "Il ragionamento non è ammiccare ma avere in copertina modelli femminili che piacciano alle donne, la nostra categoria di riferimento con oltre l'85 per cento degli acquisti" riflette Pigozzo. Che giusto per non lasciare alcun dubbio cita "la presenza di modelle inclusive nella sezione intimo". Donne di tutte le taglie. Sarà, eppure la comunicazione è un grande gioco dell'oca e in copertina c'è sempre la bionda. A memoria, l'unico uomo ad apparire in cover fu Giorgio Gaber accanto a Ombretta Colli nel '70. Non sarebbero maturi i tempi per vedere un divo invece di una diva? "Non ci abbiamo pensato" quasi stupisce Pigozzo. Le regole del desiderio sempre quelle restano.

Sul Venerdì del 12 Novembre 2021