Stavolta l'Unione siamo noi
dal nostro inviato Daniele Castellani Perelli , dal nostro inviato Daniele Castellani PerelliLa Conferenza sul Futuro dell’Europa è il primo esperimento di democrazia pan-europea non elettiva. Ottocento cittadini sono stati scelti a caso – rispettando criteri di ripartizione geografica, genere e formazione, ma con un terzo di posti per gli under 25 –, sono stati divisi in quattro gruppi da 200 e portati a Strasburgo in quattro weekend distinti per discutere di economia e cultura, democrazia e sicurezza, ambiente e salute, politica estera e migrazione. E alla fine del lungo percorso – ci sarà un secondo dibattito online e poi una sessione in quattro città del continente – i panel produrranno delle proposte. La Plenaria finale le discuterà, e poi, dalla primavera del 2022, il compito di tradurle in legge spetterà al Parlamento, alla Commissione e al Consiglio. La Conferenza si avvale anche di “eventi decentrati”, organizzati in tutto il continente da chi lo voglia, e soprattutto di una piattaforma digi…
La Conferenza sul Futuro dell’Europa è il primo esperimento di democrazia pan-europea non elettiva. Ottocento cittadini sono stati scelti a caso – rispettando criteri di ripartizione geografica, genere e formazione, ma con un terzo di posti per gli under 25 –, sono stati divisi in quattro gruppi da 200 e portati a Strasburgo in quattro weekend distinti per discutere di economia e cultura, democrazia e sicurezza, ambiente e salute, politica estera e migrazione. E alla fine del lungo percorso – ci sarà un secondo dibattito online e poi una sessione in quattro città del continente – i panel produrranno delle proposte. La Plenaria finale le discuterà, e poi, dalla primavera del 2022, il compito di tradurle in legge spetterà al Parlamento, alla Commissione e al Consiglio. La Conferenza si avvale anche di “eventi decentrati”, organizzati in tutto il continente da chi lo voglia, e soprattutto di una piattaforma digitale in 24 lingue dove chiunque può presentare e votare delle proposte. L’obiettivo è venire incontro alle richieste di una maggiore democratizzazione dell’Europa – quel famoso “deficit” di solito strumentalmente additato dai sovranisti – e riconnettersi con i 450 milioni di cittadini a metà del percorso tra le elezioni del 2019 e quelle del 2024 e subito dopo i traumi della Brexit e della pandemia.
Sul Venerdì del 19 novembre 2021