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Il brutto vizio della neutralità

Michele Serra in un disegno di Gipi 
PER POSTA: Ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì.  Ci sono momenti storici nei quali non c’è spazio per le scelte ambigue, rischiano di essere un vizio intellettuale e un lusso snobistico 
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Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, i teorici del complotto sostengono che questa pandemia sia stata organizzata dall’alto per rimodellare la società. L’idea di un piano ordito da menti sopraffine mi ha sempre convinto poco e anche questo caso non fa eccezione. Sono refrattario all’idea del complotto (per quanto nella storia ce ne siano stati molti) per un motivo molto semplice: penso che il mondo di oggi sia troppo complicato anche per la Spectre più diabolica. Stiamo attenti però a non bollare qualsiasi lettura che provi ad unire i puntini con la categoria screditante del complottismo. Se non ci sono complotti ci sono però (ci sono sempre stati) interessi che si determinano da situazioni oggettive, tentazioni di potere che sopraggiungono. Nessuno può infatti negare l’incredibile occasione che si è determinata per l’indus…

Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, i teorici del complotto sostengono che questa pandemia sia stata organizzata dall’alto per rimodellare la società. L’idea di un piano ordito da menti sopraffine mi ha sempre convinto poco e anche questo caso non fa eccezione. Sono refrattario all’idea del complotto (per quanto nella storia ce ne siano stati molti) per un motivo molto semplice: penso che il mondo di oggi sia troppo complicato anche per la Spectre più diabolica. Stiamo attenti però a non bollare qualsiasi lettura che provi ad unire i puntini con la categoria screditante del complottismo. Se non ci sono complotti ci sono però (ci sono sempre stati) interessi che si determinano da situazioni oggettive, tentazioni di potere che sopraggiungono. Nessuno può infatti negare l’incredibile occasione che si è determinata per l’industria del digitale e per l’industria medica, così come non si può negare come la pandemia abbia rappresentato un formidabile fattore di stabilizzazione del quadro politico (eccetto Trump) e abbia determinato una sostanziale deresponsabilizzazione della classe politica stessa: per esemplificare, è colpa dei tifosi e di Bonucci che vanno a festeggiare, mica di Draghi e Mattarella che lo consentono, è colpa di chi si ammassa in discoteca, mica della classe politica che non riesce a fare uno straccio di piano decente per scuola e trasporti. Bollare come complottismo qualunque tesi scomoda non fa bene alla democrazia e inoltre, per quanto il più delle volte si prendano cantonate, ogni tanto ci si potrebbe anche indovinare.
Pietro D’Acunto (Trento)

Caro D’Acunto, mettiamola così: le cantonate, specie se in gran numero, quando è in gioco la salute di una comunità non sono un prezzo ragionevole da pagare in cambio di una o due volte che “ci si azzecca”. Cercare di capire quali sono gli interessi in ballo è sempre ragionevole e salutare, c’è sempre un “sotto” da esplorare. Il marxismo ha messo in luce che dietro ogni idea ci sono i rapporti economici, la psicoanalisi che sotto ogni coscienza c’è un inconscio: insomma, spesso la realtà non è quella che appare in superficie, e noi ragazzi del secolo scorso queste cose le sappiamo. Ma qui, mi scusi, c’è una evidenza medico-scientifica macroscopica: ci si contagia e si muore, e ogni contagio ha come rimedio antico il distanziamento e la quarantena (oggettivi impedimenti alla libertà personale) e, come rimedio moderno, l’immunizzazione indotta, ovvero il vaccino. Quando sento in televisione un signore che rovescia il tavolo della realtà e afferma che «il settanta per cento dei ricoverati è vaccinato», e viene smentito dalla redazione che, citando i dati dell’Istituto superiore di sanità, dice che è vero l’opposto, e cioè che il settanta per cento dei ricoverati NON è vaccinato, non penso alla libertà di critica, al ragionevole dubbio, alla democrazia. Penso che quel signore ha detto una falsità, e per giunta una falsità gravissima, nociva all’interesse pubblico. Mi permetterà di non credere a lui e di credere all’Istituto superiore di sanità senza sentirmi servo del potere. Semplicemente, mi sento in grado di scegliere la fonte che mi sembra più attendibile. Quanto al rischio che il complottismo minacci di risucchiare nella propria palude anche le critiche ragionevoli, i dubbi più che leciti, i sospetti motivati, sono d’accordo con lei, e ho scritto recentemente un’Amaca esattamente di questo tono. Ma questo costringe le persone serie a spiegare meglio e più cautamente (ovvero: con meno arroganza) le proprie opinioni non conformiste a proposito di salute e malattia, di libertà individuale e protezione sociale; e a non intrupparsi in cortei di esaltati, di mestatori, di eversori, di nazisti e di ladri di verità. Purtroppo ci sono momenti storici nei quali non c’è spazio per le scelte ambigue, rischiano di essere un vizio intellettuale e un lusso snobistico. Se li ricorda quelli che erano “né con lo Stato né con le Br”?

Sul Venerdì del 26 Novembre 2021