✕

Bari Vecchia l'invasione dei turisti è tutta nuova

Piazza Mercantile con il Palazzo del Sedile dei Nobili  (Alamy / Ipa) 
SPECIALE VIAGGI Preso d’assalto dai visitatori, l’antico e un tempo malfamato centro storico del capoluogo pugliese sta vivendo il suo momento d’oro. Grazie agli investimenti. E a un innato spirito di accoglienza
4 minuti di lettura

BARI. «C’è stato un momento in cui ho capito che la situazione era sfuggita di mano». Sorriso. «Sono sceso di casa, al bar. E ho chiesto il mio solito cornetto, quello che mangio tutte le mattine da vent’anni. Mi hanno risposto, desolati, che erano tutti finiti: quelli dei bed and breakfast, con i ticket delle colazioni, avevano preso tutto».

La delusione del signor Angelo Pansini, barese, 45 anni, è in realtà la sintesi perfetta di quello che è successo a Bari quasi da un giorno all’altro, ma non per caso. Si è andati a dormire che il turismo era un’agenzia di viaggio, nel senso che da Bari si partiva ma non si arrivava, e se ci si fermava lo si faceva soltanto per una notte, magari per salire poi su un traghetto per la Grecia. E ci si è svegliati che tutto è cambiato: Bari è piena di turisti, tutto esaurito ad agosto, ragazzi e ragazze che passeggiano per le strade del centro sto…

BARI. «C’è stato un momento in cui ho capito che la situazione era sfuggita di mano». Sorriso. «Sono sceso di casa, al bar. E ho chiesto il mio solito cornetto, quello che mangio tutte le mattine da vent’anni. Mi hanno risposto, desolati, che erano tutti finiti: quelli dei bed and breakfast, con i ticket delle colazioni, avevano preso tutto».

La delusione del signor Angelo Pansini, barese, 45 anni, è in realtà la sintesi perfetta di quello che è successo a Bari quasi da un giorno all’altro, ma non per caso. Si è andati a dormire che il turismo era un’agenzia di viaggio, nel senso che da Bari si partiva ma non si arrivava, e se ci si fermava lo si faceva soltanto per una notte, magari per salire poi su un traghetto per la Grecia. E ci si è svegliati che tutto è cambiato: Bari è piena di turisti, tutto esaurito ad agosto, ragazzi e ragazze che passeggiano per le strade del centro storico, “Barivecchia”, fanno un bagno a Pane e Pomodoro o sul lungomare di San Girolamo. Signore e signori che passeggiano per i teatri, visitano il castello, provano a entrare nel museo di Santa Scolastica.

I dati non lasciano spazio a interpretazioni: più di un milione di presenze all’anno, con un incremento di arrivi la scorsa estate del 104 per cento rispetto a quella precedente (certo, era il 2020 del Covid, ma i dati sono quasi quelli del 2019). Bari è la città, dopo Vieste, con più presenze nella Puglia regina del turismo. Prima di Lecce o di Alberobello Patrimonio dell’Unesco. La Lonely Planet ha inserito Bari, nel 2019, tra le città europee assolutamente da visitare.

Che è successo? «È una domanda che mi sono posto più volte. La risposta è complessa e articolata» dice il sindaco Antonio Decaro, che è anche presidente dell’Anci, e cioè sindaco dei sindaci italiani. «C’è stato un cambiamento profondo: i baresi hanno acquisito consapevolezza. Della bellezza della loro città ma anche delle loro potenzialità. Lo ha fatto la politica, che ha cominciato a investire sul bello. E soprattutto sul futuro. E il resto è venuto quasi di conseguenza».

I baresi: gli ultimi quindici anni di Bari sono quelli dei romanzi di Gianrico Carofiglio (a proposito: imperdibile è il suo romanzo-guida della città Né qui, né altrove, Laterza), Nicola Lagioia o Antonella Lattanzi. C’erano quattro teatri in un miglio, tutti chiusi (Piccinni, Margherita, Petruzzelli e Kursaal Santa Lucia), e ora invece sono tutti aperti e con cartelloni interessanti. Il racconto era la caricatura, l’accento barese, la gestualità: ci sono voluti vent’anni per capire e superare Lino Banfi, e invece ora la caricatura è diventato il racconto, grazie a Checco Zalone. E a proposito di racconti: quello di Bari vecchia appaltata ai clan, quella che non si poteva entrare con le catenine al collo perché era pericoloso, quella delle case diroccate e occupate. La signora Cassano, per esempio, la mamma di Antonio, il calciatore scapestrato che ben rappresentava la città di quel tempo (potenzialmente un fenomeno. Potenzialmente) ne aveva una, in Strada San Bartolomeo, anche questo è ormai un racconto vecchio. La politica (l’amministrazione di centrodestra prima,  quella Emiliano poi) ha investito sulla riqualificazione. E così hanno aperto locali e ristrutturato case. I motorini senza casco non girano più. Ci sono i pilomat della Zona a traffico limitato e i risciò con i turisti a bordo.

Il Teatro Petruzzelli, riaperto dopo l’incendio del ‘91 (Aldo Pavan/SIME / Siephoto) 

La politica ha investito sulle infrastrutture: l’aeroporto di Bari è un gioiello in Europa, si arriva e si parte per tutto il mondo. La metropolitana di superficie ti porta sino alla stazione, nel centro della città. Lo scalo aeroportuale è stato il trampolino di lancio del tutto, su questo non c’è dubbio. È facile ed economico arrivare a Bari. «Da quindici anni la città» ragiona Luca Scandale, direttore di Pugliapromozione, l’agenzia regionale del turismo, «si è trasformata in una destinazione short break, una città attrattiva e creativa per un weekend. Questo è dovuto a una città interamente riqualificata e vibrante nella sua vita notturna. È il punto di partenza per i nostri visitatori pugliesi, la base per scoprire l’intera Puglia pernottando a Bari».

È chiaro, però, che dietro l’angolo ci sono anche i rischi: la mafia non se n’è andata. Si è trasformata, investendo sulle attività ricettive e turistiche. La zona di mare più bella, quella di Torre Quetta, è rimasta per due anni senza gestione. La società che aveva vinto il bando dei chioschi, che per due anni avevano popolato la vita notturna, era infiltrata dalla mafia. La spiaggia di Pane e Pomodoro, che ti permette di fare un bagno in città, e che per questo è amatissima dai turisti, è spesso l’obiettivo preferito di bande di giovani borseggiatori. C’è anche il pericolo spopolamento del centro storico: troppi bed and breakfast, zone che erano state recuperate anche grazie all’arrivo di famiglie che volevano andare a vivere a Bari Vecchia rischiano oggi di essere, ancora una volta, perse. La movida – come spesso accade – è pericolosa e maleducata. Risse e spaccio sono le parole che tornano più spesso.

Ma bellezza e futuro sono quelle più utilizzate. Piccoli appunti: il Teatro Margherita, l’unico costruito su palafitta, è diventato uno straordinario spazio espositivo. World Press Photo, la mostra di fotogiornalismo, trova per esempio spesso casa qui. Ed è uno spettacolo straordinario. Il Museo archeologico di Santa Scolastica è stato da poco restituito alla città. E si trova al termine di una passeggiata profumata (per l’odore della focaccia sfornata a tutte le ore) ed emozionante per le strade di Bari Vecchia, tra la Cattedrale e la Basilica di San Nicola.

Per il divertimento, i locali sono tanti. E speciali. Si balla in Corso Vittorio Emanuele, si beve nei giardini che danno sul mare, si mangia bene quasi a ogni angolo. I panini con il pesce, il giapponese rivisitato alla barese, il pesce di Onofrio De Benedictis del Pescatore che, qualche settimana fa, quando ha visto entrare il maestro Riccardo Muti nel locale davanti al Castello, lo ha abbracciato per dirgli: «Bentornato».

Il lungomare (Alamy / Ipa) 

Il futuro è l’opera che Edoardo Tresoldi, lo scultore del ferro che non si vede, ha immaginato in piazza San Pietro, il punto più alto di Bari Vecchia, dove si guarda il mare. Il vecchio mercato del pesce che si trasformerà in un museo d’arte contemporanea. Il futuro è la sfida di adattare le infrastrutture a questi numeri. A una città turistica.

«Scusi, dove sono i panifici di Tik Tok?». Le ragazze avranno meno di diciott’anni e sono ucraine. Passeggiano per Bari vecchia. Sul telefono hanno un video: due loro connazionali hanno raccontato in un minuto le quattro focacce imperdibili della città, raccogliendo una valanga di visualizzazioni. Loro sono a Bari anche per questo. Vogliono provarle tutte. 

(Sul Venerdì del 26 novembre 2021)