La luce mediterranea accende Salerno
di Marino Niola , di Marino Niola«Salerno, rima d’inverno». Lo diceva il grande poeta Alfonso Gatto della sua città che invece, almeno nel nostro immaginario climatico, è la più mediterranea ed estiva che si possa immaginare. Forse per l’azzurro del mare che la accompagna fin quasi sotto i monti, forse per la luce che non smette mai di disegnarla in un trascolorante chiaroscuro. Dall’alba al tramonto, fino allo scintillìo lunare della notte.
In realtà è proprio la luce splendente a tenere insieme tutte le stagioni di questa città. Radiosa e sciroccale, ma dagli inverni dolcissimi e luminosi. Qui la poesia è nell’aria e circola come un vento profumato che accarezza vicoli carichi di storia. Dove le ombre del passato diventano forme famigliari, spazio vissuto, topografie dell’anima.
Il genius loci salernitano si rivela in tutta la sua profondità proprio nell’intrico urbano che sta fra via dei Mercanti e la C…
«Salerno, rima d’inverno». Lo diceva il grande poeta Alfonso Gatto della sua città che invece, almeno nel nostro immaginario climatico, è la più mediterranea ed estiva che si possa immaginare. Forse per l’azzurro del mare che la accompagna fin quasi sotto i monti, forse per la luce che non smette mai di disegnarla in un trascolorante chiaroscuro. Dall’alba al tramonto, fino allo scintillìo lunare della notte.
In realtà è proprio la luce splendente a tenere insieme tutte le stagioni di questa città. Radiosa e sciroccale, ma dagli inverni dolcissimi e luminosi. Qui la poesia è nell’aria e circola come un vento profumato che accarezza vicoli carichi di storia. Dove le ombre del passato diventano forme famigliari, spazio vissuto, topografie dell’anima.
Il genius loci salernitano si rivela in tutta la sua profondità proprio nell’intrico urbano che sta fra via dei Mercanti e la Cattedrale. Si cammina tra edifici maestosi e anditi misteriosi, volte ombrose e svolte sinuose. I cui nomi evocano gli antichi splendori di un Medioevo che però non è roba da museo. Ma eredità che influenza il presente, i modi di vivere e di pensare. Ed è all’origine di quella capacità di fare sogni concreti, che ha reso Salerno una delle capitali economiche e culturali del Mediterraneo.
Visitando il piccolo Museo Multimediale della Scuola Medica Salernitana si capisce che qui la cultura non è mai stata astrazione pura e la storia non è mai stata una rendita di posizione. Ma entrambe sono da sempre risorse, al servizio di una fervida ragion pratica. E balena improvvisamente quel legame sottotraccia che collega la Scuola Medica, primo faro della medicina occidentale, al successo mondiale della dieta mediterranea, che nel Salernitano ha la sua roccaforte.
Qui è tutta una fantasmagoria di traffici e di scambi che invita a entrare e uscire dai negozi. La maglia fitta delle stradine che salgono verso la cattedrale è tutta una tentazione. Le splendide ceramiche multicolori, le oreficerie dai legni scuri e dalle vetrine scintillanti, le drogherie, le spezierie, le botteghe degli artigiani, dei drappieri e dei profumieri, ci danno la sensazione di fare shopping su e giù per la Storia. Senza dire dei sapori e degli odori di zucchero, mandorle e cannella che si spandono, come un richiamo d’Oriente, dall’antica Dolceria Pantaleone, gloria della pasticceria salernitana. Dove fra limoni canditi della Costiera amalfitana, arance ricoperte di cioccolato, praline e sfogliate, si stagliano, inconfondibili e imperdibili, le Scazzette del cardinale: due dischi di avvolgente pan di spagna farciti con una magistrale crema Chantilly punteggiata da fragoline di bosco. Il tutto è ricoperto da una glace alla fragola rossa come un abito cardinalizio.
A pochi passi c’è lo splendido Duomo, voluto nel 1080 dal re normanno Roberto il Guiscardo, che donò alla città nientemeno che le reliquie dell’evangelista Matteo, custodite nella favolosa cripta, tutta marmi multicolori.
Nel bellissimo cortile della cattedrale, un incrocio di civiltà che ricrea lo stesso incanto della Moschea di Cordova, adesso si svolge Salerno Letteratura, uno dei più importanti festival letterari italiani. Usciti dal Duomo, ci si inerpica verso la storica via Portacatena e si arriva ai mitici Giardini della Minerva, sotto l’imponente castello di Arechi, il principe Longobardo che regnò sulla città nell’VIII secolo. Si tratta del primo giardino botanico d’Europa, dove si coltivavano erbe per i maestri della Scuola Medica. E soprattutto per le maestre, come Trotula de Ruggiero, prima medica d’Occidente, resa celebre dal grande Geoffrey Chaucer nei Racconti di Canterbury e dal trovatore provenzale Rutebeuf, come la donna più saggia del mondo.
La vista che si gode sul golfo è semplicemente vertiginosa e vale tutta la lieve fatica della salita. Che peraltro fa guadagnare quel lasciapassare calorico necessario ad assaggiare le delizie di Botteghelle 65, la storica salumeria che si incontra sulla via del ritorno e prende il nome dalla via omonima. In realtà la parola salumeria dice poco. Il locale di Pino Adinolfi, scienziato-poeta dei food, è un eden gastronomico dove lasciarsi tentare non è peccato. Tutto quel che di buono si produce nel Salernitano lo trovate qui. Dai formaggi di Giungano alla soppressata di Gioi, dalla colatura di alici di Cetara al fior di latte di Tramonti, dal tonno della Costiera ai fagioli di Controne, dai fichi secchi di Prignano allo strepitoso extravergine cilentano. E su tutto, la frittata di maccheroni al limone, una summa del gusto mediterraneo, seguita da mirabolanti eccellenze della cucina povera come la pizza di patate e il tortino di melanzane.
Appena sarete in grado di riguadagnare la stazione eretta, dirigetevi verso il mare per vedere la Salerno proiettata verso il futuro. Che ha il volto della nuova Stazione marittima, progettata da Zaha Hadid sul Molo Manfredi. La celebre archistar anglo-irachena ha concepito questo edificio sospeso tra cielo e mare come una sorta di guscio di conchiglia scintillante, che ha ristilizzato il waterfront della città. Come un corpo celeste che riflette la luce diurna e quella notturna.
È arrivato il momento di concedersi una lunga passeggiata sul lungomare che fece sognare il grande scrittore inglese David H. Lawrence, l’autore di L’amante di Lady Chatterley. Il cielo turchino è delimitato a nord dalle cupole colorate della Costiera Amalfitana e a Sud da Punta Licosa, la tana di Leucosia, l’ultima sirena omerica. È l’ideale preludio a un aperitivo in uno dei tanti locali che punteggiano il centro. Seguito da una cena di mare alla Pescheria. Un nome, un programma per un locale dove il pesce d’allevamento non entra nemmeno col Green pass. E per una serata più spettinata, la Pescheria ha anche l’Osteria, che della sorella maggiore è la versione economy. Ma senza cedere sulla qualità. Alla fine non resta che ributtarsi nella movida che anima il centro storico per sorseggiare un rum sotto le stelle. Quando dolce e chiara è la notte e senza vento.
Sul Venerdì del 26 novembre 2021