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Le mille luci (e ombre) di Riad City

Una veduta di Riad da uno dei suoi nuovi grattacieli: nella vetrata il riflesso di un visitatore (Oliver Weiken/Picture Alliance via Getty Images) 
Grattacieli, ristoranti, cinema. In pochi anni la capitale saudita ha cambiato aspetto, ma dietro i lustrini dei locali alla moda c'è sempre un governo che non tollera il dissenso. Vedi Khashoggi
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RIAD (Arabia Saudita). Per cenare al Billionaire occorre muoversi per tempo: perché nonostante sul menù non ci siano cocktail alcolici né si vedano abiti appariscenti, la richiesta è altissima. E capita spesso che nel fine settimana i tavoli siano sold out. Chi non riuscisse a trovare posto però, non faticherà a consolarsi: a poca distanza dalla sede del nuovo locale di Flavio Briatore ci sono ristoranti altrettanto esclusivi. Giapponesi, thailandesi, libanesi e naturalmente italiani, non c'è che l'imbarazzo della scelta: in tutti, clientela rilassata, qualità alta, prezzi altrettanto. Benvenuti a Riad, fino a poco tempo fa la chiusissima capitale ultraconservatrice dell'ultraconservatore regno dell'Arabia Saudita. Parlare al passato in questo caso è quasi un obbligo: in pochi anni - cinque per la precisione, da quando è stato lanciato Vision 2030, il piano di riforme economiche e sociali voluto dal …

RIAD (Arabia Saudita). Per cenare al Billionaire occorre muoversi per tempo: perché nonostante sul menù non ci siano cocktail alcolici né si vedano abiti appariscenti, la richiesta è altissima. E capita spesso che nel fine settimana i tavoli siano sold out. Chi non riuscisse a trovare posto però, non faticherà a consolarsi: a poca distanza dalla sede del nuovo locale di Flavio Briatore ci sono ristoranti altrettanto esclusivi. Giapponesi, thailandesi, libanesi e naturalmente italiani, non c'è che l'imbarazzo della scelta: in tutti, clientela rilassata, qualità alta, prezzi altrettanto. Benvenuti a Riad, fino a poco tempo fa la chiusissima capitale ultraconservatrice dell'ultraconservatore regno dell'Arabia Saudita. Parlare al passato in questo caso è quasi un obbligo: in pochi anni - cinque per la precisione, da quando è stato lanciato Vision 2030, il piano di riforme economiche e sociali voluto dal controverso principe ereditario Mohammed bin Salman, sotto accusa in Occidente per le tante violazioni dei diritti umani e per la morte di Jamal Khashoggi, giornalista dissidente ucciso da uomini a lui vicini - questa città ha cambiato volto a una velocità inconsueta anche per questa parte di mondo, abituata a vedere metropoli sorgere dal nulla in tempi rapidissimi. 

Il Billionaire: il locale di lusso con il marchio di Flavio Briatore ha aperto nella capitale dell’Arabia Saudita all’inizio dell’anno. In Medio Oriente c’era già ma solo a Dubai 

Musica proibita. non più

Per chi manca anche solo da due anni, il cambiamento è scioccante. In un luogo dove la musica era proibita e i film vietati, oggi le sale dove si proiettano gli ultimi successi di Hollywood e quelle dove si suona dal vivo spuntano come funghi. Negli stessi parchi in cui la polizia religiosa fermava giovani accusate di indossare tuniche troppo corte o aderenti, ragazzi e ragazze camminano chiacchierando rilassati, ben consapevoli che cinque anni fa lo stesso comportamento li avrebbe portati in cella. Le donne, a cui fino al 2018 era vietato guidare, sfrecciano ora sulle strade a bordo delle loro auto: molte, contrariamente a quello che avveniva in passato, hanno il volto scoperto. Portano abaye - le lunghe tuniche che tutte qui devono indossare - colorate, aperte fino ai piedi: più mantelle che vere e proprie vesti per coprire le forme, come era prima. Segni di libertà, che tuttavia non possono far dimenticare che le attiviste che per prime hanno chiesto più spazi e diritti per le cittadine del regno, sono da anni in carcere o costrette al silenzio dopo aver subito abusi e violenze in cella. Loujain, Eman, Aziza sono i loro nomi: ma a Riad oggi nessuno ha la voglia o il coraggio di parlare di loro. Tutti, le donne per prime, sembrano impegnati a godersi il presente e il futuro dopo anni trascorsi imprigionati in un passato quasi medievale: concerti, parchi divertimenti aperti 24 ore su 24, una serie di eventi sportivi che richiamano appassionati da tutto il mondo. "Arabia Saudita, un viaggio che non avreste mai immaginato", titolava qualche settimana fa l'edizione di Dubai della rivista Time Out, sotto a una foto di Diriyah, l'antica area dove affonda le radici la storia del regno. 

Riforme e spettacoli

Il nuovo volto di Riad è il frutto della volontà di aprire il Paese di Mbs, come il principe ereditario 35nne viene chiamato qui: per quanto non sia re, da anni è lui a guidare di fatto l'Arabia Saudita per conto del padre, re Salman, che ha più di 90 anni. Nei suoi piani la capitale è la vetrina per Vision 2030 e il quartier generale ideale per quei settori - turismo, finanza, high tech ed energie verdi - con cui spera di diminuire la dipendenza del Paese dal petrolio, di cui è il primo produttore mondiale. "Nella società c'era una forte richiesta di cambiamento - spiega Monica Malik, chief economist della Abu Dhabi Commercial Bank - ed è stata accolta dal processo di riforme: a lungo i giovani dovevano viaggiare oltre confine per vedere un film o ascoltare un concerto, oggi non è più così. Il processo di "saudizzazione" dell'economia - che prevede l'inserimento di lavoratori locali al posto degli stranieri ndr - sta creando posti di lavoro: è ancora presto per capire se riuscirà a sviluppare nuovi impieghi o se si limiterà a sostituire i vecchi. Ma il suo successo sarà cruciale per il futuro. Lavorano anche moltissime donne: e questo prima non accadeva".

Riportare in patria parte dei soldi che i giovani - il 60% della popolazione qui ha meno di 30 anni - portavano all'estero e dare risposte alla questione della disoccupazione sono due punti centrali nei piani di Mbs. Ma non c'è solo questo. Il principe punta infatti a trasformare l'Arabia Saudita nel principale hub regionale per gli affari, scalzando Dubai. Per questo il governo qualche mese fa ha varato una legge che impone alle società che vogliono ottenere i lucrativi contratti governativi di stabilire i quartieri generali nel regno. Stop a consulenti e supermanager che arrivano per qualche giorno e poi tornano a Dubai per vivere e divertirsi: chi vorrà guadagnare in Arabia Saudita dovrà restarci. Ma per ottenere il risultato, occorre anche che il Paese, e la sua capitale, siano più attraenti. 

Si spiegano così gli eventi che stanno proiettando l'Arabia Saudita nell'agenda internazionale, come il Gran Premio di Formula Uno che si correrà a Gedda a breve. E ancora: qualche settimana fa i partecipanti alla conferenza internazionale organizzata ogni anno dal Pif, il fondo sovrano di investimenti saudita, hanno potuto assistere a un concerto della cantante americana Gloria Gaynor fra i grattacieli del King Abdallah financial district. A ottobre è stata inaugurata Riad Season, una quattro mesi di musica e spettacoli a cui uomini e donne possono partecipare insieme, fianco a fianco, e che avrà il suo culmine nella prima partita su terra saudita del Paris Saint German di Lionel Messi. 

Per non parlare del fatto che David Guetta, il dj più famoso del mondo, ha appena annunciato una serie di show nella capitale, destinati a chiudersi con il Soundstorm, una quattro giorni di techno e house a cui parteciperanno dj del calibro di  Tiësto e Armin van Buuren. 

Viaggio a Riad dove Gloria Gaynor canta in pubblico e le donne guidano, ma la libertà non c'è

Nelle mani del principe

Basterà questo per fare di Riad "il" posto dove stare nel Golfo? Il governo saudita è pronto a giurare di sì. E sottolinea il fatto che la domanda di uffici di prestigio nel 2021 sia cresciuta del 2,9 per cento rispetto all'anno precedente (i dati sono del gruppo immobiliare Knight Frank) e che nei prossimi mesi ci si attenda un ulteriore aumento dell'8,1 per cento. Ma fra i partecipanti alla conferenza del Pif nelle settimane scorse c'era qualche perplessità, legata all'opacità e all'arbitrarietà delle leggi e dei regolamenti sauditi: l'arresto in massa quattro anni fa di alcuni fra i più importanti membri della comunità finanziaria del Paese ha lasciato il segno. Allora il governo parlò di una retata anti-corruzione: ma la scarsa trasparenza che accompagnò il processo e la sensazione diffusa che si trattasse prima di tutto di un tentativo da parte di Mbs di cementare il potere con il pugno di ferro, hanno creato più di una perplessità. E poi c'è il segno lasciato sulla reputazione del Paese e di chi lo guida dal delitto Khashoggi: l'omicidio del giornalista a Istanbul e il dissolvimento del suo cadavere nell'acido portano la firma di un commando di persone vicine al principe, come ha riconosciuto anche la Cia. Ma Mbs ha sempre evitato di assumersi la responsabilità politica e morale di quella morte. Un'ombra lunga che da quattro anni tocca tutto ciò che riguarda l'Arabia Saudita: e che neanche le luci che illuminano le notti di Riad riescono a cancellare. 

Sul Venerdì del 26 novembre 2021