Per salvarsi le elefantesse rinunciano alle zanne
di Simone Porrovecchio , di Simone PorrovecchioGli elefanti che oggi vivono nel parco nazionale di Gorongosa, nel Mozambico centrale, sono i sopravvissuti (con i loro discendenti), delle migliaia di esemplari sterminati durante la guerra civile che ha martoriato la nazione africana dal 1977 al 1992. Il commercio illegale di avorio - che è stato la principale fonte di finanziamento della guerriglia antigovernativa - ma anche della carne, ha provocato la scomparsa del 90 per cento dei pachidermi del Paese (da 4 mila, ne sono rimaste poche centinaia).
Il risultato di quella lunga mattanza non ha lasciato solo ferite profonde sui pochi scampati, ma anche l'incremento di una rara mutazione genetica che, dopo la guerra, è diventata estremamente diffusa e che priva il 50 per cento delle femmine della regione delle loro preziose zanne (mentre risulta addirittura fatale per i maschi).
Gli stessi geni dei nostri denti
A individuare i due geni responsabili della mutazione che mette in salvo le femmine dal bracconaggio &e…
Gli elefanti che oggi vivono nel parco nazionale di Gorongosa, nel Mozambico centrale, sono i sopravvissuti (con i loro discendenti), delle migliaia di esemplari sterminati durante la guerra civile che ha martoriato la nazione africana dal 1977 al 1992. Il commercio illegale di avorio - che è stato la principale fonte di finanziamento della guerriglia antigovernativa - ma anche della carne, ha provocato la scomparsa del 90 per cento dei pachidermi del Paese (da 4 mila, ne sono rimaste poche centinaia).
Il risultato di quella lunga mattanza non ha lasciato solo ferite profonde sui pochi scampati, ma anche l'incremento di una rara mutazione genetica che, dopo la guerra, è diventata estremamente diffusa e che priva il 50 per cento delle femmine della regione delle loro preziose zanne (mentre risulta addirittura fatale per i maschi).
Gli stessi geni dei nostri denti
A individuare i due geni responsabili della mutazione che mette in salvo le femmine dal bracconaggio è stato un team di scienziati statunitensi coordinati dall'Università di Princeton, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell'Università dell'Idaho e l'organizzazione ElephantVoices di San Francisco. "Si tratta dei geni Amelx e Mep1a, la cui differenza principale è che il primo si trova sul cromosoma X (uno dei due a determinare il sesso, l'altro è Y), mentre l'altro è autosoma, cioè non è legato al sesso" dice Ryan Long, dell'Università dell'Idaho, coautore del paper pubblicato su Science. "Entrambi i geni sono coinvolti nello sviluppo dei denti nei mammiferi, compreso l'uomo, e Amelx in particolare è coinvolto nello sviluppo degli incisivi laterali superiori, che sono gli stessi denti che si sviluppano in zanne negli elefanti". L'assenza di zanne è un fenomeno che viene osservato anche in popolazioni ben protette in tutta l'Africa, ma è rarissimo, come è normale che sia, visto che è una mutazione che uccide il 50 per cento della prole maschile. "Per l'esattezza la mutazione non supera in media il 2 per cento", specifica Long. "Nel Gorongosa invece i nostri modelli matematici mettono in evidenza un aumento degli esemplari di femmine senza avorio dal 18,5 per cento al ??50,9, verificatosi negli anni del conflitto" continua Brian Arnold, del Dipartimento di Informatica e statistica dell'Università di Princeton. "Si tratta di una pressione selettiva recente e velocissima, che sta letteralmente cambiando l'anatomia di questi animali".
Un caso circoscritto
Su posizioni di maggiore cautela è invece Luigi Boitani, docente di Zoologia presso il Dipartimento di Biologia e biotecnologie all'Università La Sapienza di Roma: "Questa storia è importante ed emblematica" ci ha detto "ma è relativa alla situazione molto particolare di Gorongosa, dove la combinazione del bracconaggio e un formidabile e rapido crollo della popolazione ha prodotto una selezione in favore del tratto genetico senza zanne, che è stato la salvezza della popolazione. Ma eviterei di farne un caso paradigmatico per l'impatto del bracconaggio sul destino di tutti gli elefanti africani".
Oggi la popolazione di Gorongosa è in ottima salute, cresciuta com'è fino a oltre ottocento esemplari. Tuttavia le conseguenze a lungo termine date dall'assenza di zanne non sono ancora chiare. Queste infatti servono a scavare nel terreno alla ricerca di acqua, sali minerali preziosi per la dieta e vari tipi di radici, ma anche per staccare la corteccia più tenera dagli alberi. Una delle domande che si pongono gli scienziati è come verrà compensata l'assenza di questo strumento chiave per la specie.
"Se gli elefanti senza zanne si comportano in modo diverso, ad esempio perché mangiano piante diverse, selezionano habitat diversi, o altro, allora questi cambiamenti avranno effetti a cascata sull'intero ecosistema" commenta Long. Perché del lavoro fatto dai pachidermi sul terreno e sul tronco degli alberi beneficiano anche altre specie di piccoli animali e insetti, che nelle zolle di terra e nei cumuli di legno trovano cibo e rifugio. Chris Darimont, docente di Conservazione presso l'Università di Victoria, Canada, sottolinea anche un altro pericolo nascosto nell'apparente successo di un'evoluzione troppo rapida: "se una caccia intensa causa cambiamenti genetici significativi in una popolazione di animali, potrebbe essere molto difficile se non impossibile ripristinarne i tratti originali".
Cheratina e avorina
E sarebbe una grande perdita. Solo le zanne di elefante sono fatte di avorio. Il materiale dei denti di animali come l'ippopotamo o i corni del rinoceronte, erroneamente scambiato con l'avorio, è invece cheratina, la stessa di cui sono fatte le unghie umane. Anche alcuni mammiferi marini, come il capodoglio, il narvalo o il tricheco, hanno denti simili a zanne, ma di un materiale a base di polvere d'avorio chiamato avorina. Perché strumenti così utili compaiono solo in alcuni mammiferi? Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, le zanne sono apparse per la prima volta 255 milioni di anni fa, nei dicinodonti. "Erano erbivori che vagavano per le foreste del supercontinente Pangea" spiega Kenneth Angielczyk, curatore del Field Museum di Chicago e uno degli autori dello studio. "Sono i loro denti ad essere diventati le zanne dei mammiferi moderni".
Sul Venerdì del 26 novembre 2021